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Wonder Stories #8
Scritto da A. Cruciani, L. Saracino, E. Costantino   
Tuesday 15 November 2011

Film di genere fantastico (quindi horror, fantascienza e dintorni) di produzione recente e ancora inediti in Italia. In questo numero le recensioni di FAQ About Time Travel, The Dead, Superheroes, A horrible way to die, Womb

 

Cos'è Wonder Stories:

Wonder Stories è uno speciale a puntate dedicato a tutto quel cinema di genere fantastico (quindi horror e fantascienza con annessi e connessi) proveniente da ogni parte del mondo e di produzione recente ma che ancora non si è visto sugli schermi italiani. Un appuntamento necessario dato che, grazie alle community di fansubbing e alle meraviglie dell'import home video, molti dei film che tratteremo possono essere recuperati e goduti anche da chi parla a malapena l’italiano.

 


 

FAQ About Time Travel

Regia Gareth Carrivick (UK, 2009)
Genere Fantascienza

Tre amici, nel pieno del fallimento delle proprie vite, si ritrovano una sera al pub. Fra una birra e qualche divagazione nerd, la serata si trasformerà ben presto in un delirante viaggio nel tempo, grazie alla scoperta di una porta dimensionale nel bagno degli uomini. L’aspetto è quello di una serie televisiva: regia, fotografia e confezione in generale non si discostano poi tanto dai canoni delle “Comedy” Britanniche (La splendida Spaced dell’accoppiata Wright-Pegg, quell’IT Crowd da cui è mutuato uno degli attori protagonisti, Chris O’Dowd), ma il contenuto, l’essenza stessa del film è di tutt’altra pasta, siamo dalle parti della grande fantascienza, dove a farla da padrone è il contenuto, l’immaginazione, non la Computer grafica o i deliri registici da videoclip. Da molti considerato, al momento dell’uscita, lo Shaun of the Dead Sci-fi, il film si regge su una sceneggiatura di ferro, vera forza motrice dell’azione, Carrivick si affida ad un cast di (Semi) sconosciuti e colpisce al cuore dei fan, rivitalizzando un genere asfittico, proprio quello che il buon Ed Wright aveva fatto pochi anni prima, rileggendo in chiave personalissima i classici Romeriani della (Allora) trilogia zombie. È proprio la passione del regista a far grande questa piccola produzione low-budget, il film è zeppo di citazioni (un po’ Bradbury, molto, moltissimo Douglas Adams), più o meno nerd, c’è sincerità, ma c’è soprattutto la voglia di raccontare una storia con semplicità, senza fronzoli, ma con il trasporto di chi ha veramente qualcosa da dire. (Enrico Costantino)

 


 

The Dead

Regia The Ford Brothers (Regno Unito, 2010)
Genere Horror

Africa, un ingegnere militare americano in fuga e un soldato africano alla ricerca del proprio bambino si uniscono per sopravvivere durante un epidemia di morti viventi che ha colpito il continente nero. Già da questa breve introduzione si capisce come la pellicola abbia nell’ambientazione atipica il suo punto di forza: lo zombie claudicante delle dune nelle prime immagini ne è l’esempio. La storia è quella convenzionale dell’epidemia di romeriana memoria; non si hanno notizie sull’origine, tutti i sopravvissuti cercano scampo in un altrove non ben definito e ognuno soprattutto cerca di salvare la propria pelle senza badare agli altri. Rientrano nei canoni anche gli effetti speciali e il ritorno a un immagine più tipica dello zombie che cammina lentamente, efficace nel creare tensione e calzante perfettamente con i paesaggi maestosi e avvilenti della savana. In tutto ciò un elemento di novità se vogliamo è nei protagonisti, simboli delle due anime che ormai convivono in quel continente e che scelgono di unire i propri mezzi per raggiungere ciascuno il proprio obiettivo mettendo da parte le avversità: l’americano cerca di liberarsi dall’immagine di occidentale approfittatore che non gli appartiene mentre Daniel, il soldato africano, cerca semplicemente di ricongiungersi con quanto rimasto della sua famiglia in mezzo alla miseria e alla morte, scenario paradossalmente poco differente dalle condizioni di alcune tribù. A parte qualche momento un po’ troppo dilungato la pellicola mantiene un buon livello e compensa la poca originalità della storia con picco di tensione e un finale aperto. Consigliato agli appassionati del genere. (Alessandro Cruciani)

 


 

Superheroes

Regia Mike Barnett (USA, 2010)
Genere Documentario, Supereroi

Se i Supereroi a cui siete soliti affidarvi “in casi di emergenza” appartengono alla cellulosa, e in molti casi anche alla celluloide, sappiate che per le strade americane esistono dei “paladini della giustizia” in carne ed ossa, che tutte le notti proteggono le loro città dalle forze del male. Completamente mascherati. È quanto si evince dall'incredibile documentario di Mike Barnett (distribuito da HBO), Superheroes, che racconta con incredibile ironia (e una punta di incredulità) la storia di un gruppo di personaggi all'apparenza bizzarri, ma carichi di buona volontà e buoni sentimenti, paladini di un mondo in cui il male si può sconfiggere solo indossando un'armatura o una divisa da supereroe. È il caso di Phoenix Jones, responsabile della Rain City Superhero Movement, che combatte il crimine per le strade di Seattle utilizzando non soltanto metodi poco ortodossi, ma anche abbigliamenti certamente poco consoni alla situazione. Certo, sembra davvero incredibile che questi personaggi riescano a compiere il loro dovere da “Real Superhero” senza passare minimamente per folli, o addirittura, senza rischiare sanzioni penali da parte delle forze dell'ordine locali. Che siano folli oppure no, vi basti sapere che per supereroi come questi non esistono superpoteri, non c'è nessun effetto speciale... I protagonisti di Superheroes saranno forse un po' bizzarri, è vero, ma hanno tutti un grande, grandissimo cuore ed un'unica missione: salvare il mondo. Per davvero. (Luna Saracino)

 


 

A horrible way to die

Regia Adam Wingard (Usa, 2010)
Genere Thriller

Garrick Turrell, serial killer evaso è alla ricerca della sua ex Sarah, tormentata e con un passato da alcolizzata che a fatica cerca di ricostruire una nuova vita frequentando Kevin. Forse fuorviante o dall’efficace effetto pubblicitario è il titolo di questa pellicola dal carattere indipendente e minimale che affronta la tematica dei serial killer da un punto di vista decisamente più intimista. Le morti efferate e la violenza non sono alla base del racconto ma quello che viene rappresentato è la fatica dei protagonisti nel ricercare un nuovo inizio lasciandosi alle spalle il passato e le conseguenze che continuano a ripercuotersi. Le due solitudini dei protagonisti si alternano ai flashback della loro vita insieme, gli omicidi senza motivo e sofferti compiuti da Garrick durante il suo viaggio verso la sua ex compagna si avvicendano agli ugualmente sofferti tentativi di Sarah di aprirsi negli incontri degli alcolisti anonimi: il colpo di scena finale risolverà questa loro ricerca nel modo più doloroso per entrambi. È invece nella resa la parte debole del film: l’abuso dell’effetto fade in/ fade out e dello sfuocato rende difficile seguire lo svolgimento della vicenda se non addirittura fastidioso, rimane oscura (è proprio il caso di dire) la scelta registica dietro questa scelta. Si voleva forse rappresentare fisicamente la vista appannata e affaticata di Sarah che nel suo passato da alcolizzata non aveva voluto affrontare la realtà della perversione di Garrick o solo un tentativo di estremizzare un certo modo di fare cinema indipendente? Sta di fatto che, a parte quest’eccesso, il film rimane un buon prodotto: la scelta di rappresentare con taglio intimo, a tratti realistico, una storia vista milioni di volte al cinema è sicuramente interessante.(Alessandro Cruciani)

 


 

Womb

Regia Benedek Fliegauf (Germania, Ungheria, Francia, 2010)
Genere Horror, Fantascienza

Se avete mai incontrato, almeno una volta nella vita, l'amore più grande, quello perduto, quello insostituibile, allora comprenderete con estrema facilità il gesto (altrettanto estremo) di Rebecca, la protagonista di Womb, che dopo aver ritrovato e perduto il grande amore della sua vita, decide di andare lì dove nessuno, forse, avrebbe osato, sfidando la sorte, l'etica, la morale e, forse, la vita stessa. Dopo la morte improvvisa del suo Tommy, infatti, Rebecca decide di rivolgersi al Dipartimento di Replicazione Genetica, grazie al quale riesce a farsi impiantare nell'utero i geni del suo grande amore, così da farlo rivivere nuovamente. Costi quel che costi. Intenso, controverso e potente, Womb affronta lo scottante tema della clonazione utilizzando uno degli escamotage più noti al cinema, come in letteratura: l'amore, quello capace di andare al di là di ogni cosa. Per certi versi morboso, per alcuni altri assolutamente romantico, Womb accompagna lo spettatore nei meandri di un mondo sconosciuto, inquietante, in cui una donna è pronta a sacrificare perfino se stessa pur di avere il suo uomo ancora una volta al suo fianco. Quello che difficilmente comprenderà, però, è che il vero sacrificio, il vero dolore, lo proverà proprio il “nuovo” Tommy, che una volta diventato uomo dovrà confrontarsi, suo malgrado, con i demoni di un passato che non gli appartiene. A riprova, forse, che è sempre meglio accettare – seppur con dolore – le conseguenze della vita, piuttosto che giocare con essa. (Luna Saracino)

 


 

Questo speciale non è corredato da video causa siae

 

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