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Wonder Stories #7
Scritto da A. Cruciani, L. Saracino   
Tuesday 11 October 2011

Film di genere fantastico (quindi horror, fantascienza e dintorni) di produzione recente e ancora inediti in Italia. In questo numero le recensioni di The Woman, Repeaters, Red white & Blue, Sennentuntschi

 

Cos'è Wonder Stories:

Wonder Stories è uno speciale a puntate dedicato a tutto quel cinema di genere fantastico (quindi horror e fantascienza con annessi e connessi) proveniente da ogni parte del mondo e di produzione recente ma che ancora non si è visto sugli schermi italiani. Un appuntamento necessario dato che, grazie alle community di fansubbing e alle meraviglie dell'import home video, molti dei film che tratteremo possono essere recuperati e goduti anche da chi parla a malapena l’italiano.

 


 

The Woman

Regia Lucky Mckee (Stati Uniti, 2011)
Genere Horror

Chris, rispettabile avvocato e padre di famiglia, durante una battuta di caccia cattura una donna “selvaggia” che si aggira nei boschi come un animale: decide quindi di portarla a casa e una volta rinchiusa nella cantina, obbligherà la sua famiglia a “educare” la donna fino alle estreme conseguenze. Sin dalle prime battuta capiamo che niente è come sembra, l’immagine della famiglia che va ai barbecue con i vicini non regge e il quadro familiare, grazie al pretesto della donna selvatica va subito delineandosi. Lucky McKee torna con una storia che affronta tematiche a lui care: la violenza psicologica e non solo insita nelle quattro mura di casa, la condizione della donna e anche il rapporto tra civiltà e natura. In una messa in scena essenziale con musiche lo-fi da adolescenti in crisi, i personaggi sono ben caratterizzati e, oltre a Chris, sono molto interessanti le sfaccettature dei due figli più grandi e della moglie succube, che non riesce a svincolarsi dal marito padrone e violento (Angela Bettis di nuovo al servizio del regista dopo il folgorante May). Una lettura a più livelli fa di questa pellicola un gioiellino privo di orpelli in cui il racconto (scritto con Jack Ketchum) è fondamentale e attraverso immagini forti, come gli ultimi dieci minuti, cerca di liberare l’immaginario della donna dallo stereotipo debole che ancora molto spesso viene propinato. (Alessandro Cruciani)

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Repeaters

Regia Carl Bessai (Canada, 2010)
Genere Drammatico, Fantascienza

Cosa fareste se la vostra peggior condanna (nonché unica prospettiva di vita) fosse quella di risvegliarvi ogni volta rivivendo lo stesso giorno? Provate a chiederlo a Kyle, Sonia e Michael, i protagonisti di Repeaters, che ad un certo punto (critico) della loro già drammatica esistenza si trovano a dover affrontare una simile eventualità. In bilico tra dramma e (poca, pochissima) sci-fi, Repeaters è in realtà un film sulle opportunità perdute e sulle seconde possibilità: quello che ingabbia i protagonisti in questo terribile tunnel apparentemente senza via d'uscita è l'annullamento di qualsiasi speranza, la rassegnazione, l'abbandono alla disperazione. La soluzione è chiara, semplice, cristallina, ma di difficile applicazione: solo liberandoci dai fardelli che ci trasciniamo faticosamente possiamo sperare di avvicinarci alla libertà. Più hipster che indie, quasi un racconto generazionale più che un film di fantascienza, Repeaters ha indubbiamente il grande difetto di essere fin troppo pretenzioso e, dunque, in parte deludente, ma ha anche dalla sua il pregio di voler ricordare costantemente allo spettatore che dal proprio passato è sì possibile allontanarsi, per un po', ma è certamente impossibile scappare da esso per sempre. Perché prima o poi tornerà a cercarti. Giorno dopo giorno. (Luna Saracino)

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Red white & Blue

Regia Simon Rumley (Stati Uniti, 2010)
Genere Drammatico, Horror

Tre storie si intrecciano nell’assolato e desolante paesaggio del suburbio texano: Erica, collezionista d'uomini che va in cerca di avventure senza alcuna protezione; Nate, reduce di guerra abbastanza asociale; Frankie che con i suoi amici sogna di sfondare come rock band di successo e poter curare la mamma malata. Fin dall’inizio è come se qualcosa di terribile debba accadere da un momento all'altro, e infatti è nella seconda parte che ogni protagonista trova il suo ruolo aprendo ad uno scenario di estrema violenza. Simon Rumley, regista già acclamato nel Regno Unito grazie a The living and the dead, si sposta negli States per raccontare una storia di degrado, emarginazione e vendetta fatta di gesti e momenti della vita quotidiana, l’unico linguaggio conosciuto dai protagonisti è la paura, la violenza e lo sfruttamento. I tre colori del titolo sono quelli della bandiera degli Stati Uniti, ma rappresentano anche le tre anime in bilico del film, tutte alla ricerca di un qualcosa che riescono a trovare solo nell’eliminazione del prossimo: nel crescendo finale la furia di Nate giunge quasi inaspettata per la sua ferocia. Una struttura inizialmente lenta e frustrante sottolineata da un commento sonoro minimale, l’ambientazione nella povera provincia del sud e le ottime interpretazioni degli attori (Noah Taylor si conferma ancora dopo il cult E morì con un felafel in mano) rendono questo film un gioiellino sofferto e sicuramente di impatto. (Alessandro Cruciani)

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Sennentuntschi

Regia Michael Steiner (Svizzera, 2010)
Genere Horror

Un gruppo di alpini costruiscono una bambola per soddisfare le loro pulsioni sessuali. Quello che non possono prevedere, però, è che la loro bambola non solo prende vita, ma decide anche, dopo reiterati abusi sessuali, di vendicarsi. Candidamente. Come solo una bambola può fare. Diretto da Michael Steiner, regista svizzero dallo stile controverso molto amato in patria, Sennentuntschi è una sorta di trasposizione cinematografica, in chiave horror e grottesca (ma anche “western”, volendo usare le parole dello stesso regista) del mito della “bambola dei pastori”, una leggenda tradizionale alpina, prodotto da Constantin Film e distribuito dalla divisione svizzera della Walt Disney Pictures (!). C'è qualcosa di misteriosamente ipnotico ed irresistibile nel film. Qualcosa di inquietante che si cela nascosto tra le righe di una narrazione talvolta lenta, monotona e in parte priva di pathos. Merito, forse, delle ambientazioni amene, bucoliche, apparentemente tranquille, della fotografia volutamente narrativa (e lontana dai canoni dei film dell'orrore) o della magistrale interpretazione di Roxane Mesquida (nei panni della bambola Sennentuntschi), che è riuscita a conferire al suo personaggio quella stessa innocenza, quel freddo distacco e quella inquietante “immobilità” tipiche d'una bambola di stoffa. (Luna Saracino)

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» 1 Commento
1Commento
il Monday 24 October 2011 11:25by moc
non ho visto nessuno di questi film, ma il primo, nella trama mi ricorda davvero tanto Jennifer; il film di Dario Argento per la serie Master Of Horror
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