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Wonder Stories #4
Scritto da F. Rovoletto, D. Silipo, C. Petrazzi   
Tuesday 01 March 2011

Film di genere fantastico (quindi horror, fantascienza e dintorni) di produzione recente e ancora inediti in Italia. In questo quarto appuntamento: I sell the dead, A serbian film, Hunter prey, Ultramarines, Pig Hunt

 

Cos'è Wonder Stories:

Wonder Stories è uno speciale a puntate dedicato a tutto quel cinema di genere fantastico (quindi horror e fantascienza con annessi e connessi) proveniente da ogni parte del mondo e di produzione recente ma che ancora non si è visto sugli schermi italiani. Un appuntamento necessario dato che, grazie alle community di fansubbing e alle meraviglie del home video import, molti dei film che tratteremo possono essere recuperati e goduti anche da chi parla a malapena l’italiano.

 


 

I Sell The Dead

Regia: Glenn McQuaid (Usa, 2008)
Genere: Horror, Commedia Durata: 85 min.

Arthur Blake trascorre la sua ultima notte di vita in cella, accusato di sciacallaggio ed assassinio. A fargli compagnia nelle ore che precedono l’esecuzione è Padre Francis Duffy, accorso presso il condannato per estrapolargli una confessione. Ma Arthur si dichiara innocente e intende scagionarsi dall’accusa di omicidio raccontando come sono andate veramente le cose, dal principio. Inizia così la storia vera e propria: le squinternate imprese e disavventure di Arthur e del suo socio in affari Willie Grimes. Professione: ladri di cadaveri. Nonostante in alcuni momenti la narrazione sembri rallentare il ritmo e quasi non saper più da che parte gestire la mole di materie esposte, riesce a riprendersi nei cambi di scena, separati tra loro in modo quasi netto come degli atti distinti di una pièce. Il film resta comunque particolarmente accattivante per i fanatici del genere: le ambientazioni spettrali richiamano quelle dei vecchi film horror dei primi del ‘900, con quel sapore retrò e gotico delle scene nei cimiteri, nella brughiera o nei vicoli della città, arricchite da un sapiente compositing di elementi reali e costruiti. Il risultato sono visioni a metà tra l’artigianale e la computer grafica, con silhouette di tombe celtiche e fuliggini che velano la luna piena tra intrichi di alberi spettrali. Per non parlare del catalogo di mostri presentato, tratto direttamente dalle credenze popolari e folkloristiche nordeuropee, con un contorno di giochi di parole e superstizioni che si accavallano in modo tagliente tra loro. Il carattere generale è quello di un fumetto horror moderno, in cui i protagonisti sanno prendere il paranormale con ironica leggerezza, rendendo “plausibile” anche qualche piccola forzatura di copione. (Claudia Petrazzi)

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Ultramarines: A Warhammer 40,000 Movie

Regia: Martyn Pick (UK, 2010)
Genere: Animazione, Fantasy, Fantascienza Durata: 70 min.

Al cinema come in cucina, partire dai più pregiati ingredienti per arrivare ad un risultato appena accettabile può essere davvero un amaro boccone. In questo caso la materia prima è l’universo che ruota attorno al gioco Warhammer 40.000 della Games Workshop: 5 edizioni, migliaia di fans sparsi in tutto il mondo, convention, negozi specializzati. Con l’aggiunta dei pochi mezzi che la casa di produzione indipendente Codex è riuscita a convogliare nel progetto, si è giunti a Ultramarines (uscito direttamente in dvd), film fantascientifico di animazione digitale diretto dell'esordiente Martyn Pick che – nonostante le voci di attori del calibro di Terence Stamp e John Hurt – non riesce a convincere appieno. Il contesto è quello di una lotta tra l’Uomo e il Caos, con le speranze dell’umanità affidate agli Ultramarines, la più prestigiosa armata di un esercito di super-guerrieri geneticamente modificati. Impegnati in una missione di soccorso di un'unità alleata, finiranno in un pianeta ostile, scoprendo a loro spese il motivo della richiesta di aiuto. Se da un lato il clima di inquietudine dei soldati è ben reso e le scene di battaglia sono efficacemente coreografate e avvincenti, il prodotto finale sembra risentire troppo dei sacrifici legati al low budget: dalla qualità discontinua delle animazioni (ottima solo su poche sequenze a fronte di un insieme nel complesso mediocre), a una sceneggiatura approssimativa che si traduce in passaggi sinceramente noiosi e personaggi tutt'altro che memorabili, fino alle musiche spesso non al passo con il pathos della scena. Rimanendo nonostante tutto un coraggioso tentativo da apprezzare, della magica aura di scontri epici, eroi senza paura e atmosfere gotiche, caratteristica di Warhammer, ad Ultramarines non arriva che un pallido riflesso. (Fabio Rovoletto)

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Hunter Prey

Regia: Sandy Collora (Usa, 2010)
Genere: Fantascienza Durata: 90 min.

La Prometeus ha abbandonato la sua orbita e si è schiantata su un pianeta inospitale e roccioso. I sistemi di comunicazione e di supporto non funzionano più. La situazione è critica: il pericoloso terrorista alieno che l’astronave stava trasportando, si è liberato ed è fuggito. Il marine Centauri 7 si mette sulle sue tracce: ma chi è il cacciatore e chi la preda? Il regista Sandy Collora, si era distinto qualche anno fa per il fan-movie Batman: Dead End, cortometraggio dedicato all’uomo-pipistrello più famoso del mondo, girato con soli 30,000 dollari e giudicato da molti come un piccolo capolavoro. Ora torna con questo Hunter Prey: impatto visivo vintage da shi-fi d’altri tempi, trama minimale da thriller mozzafiato, effetti speciali che preferiscono la “plastica” al “pixel”. Insomma: un miracolo, ma solo apparentemente. Perché la sceneggiatura bolsa, i dialoghi retorici e il ritmo lasciato un po’ a sé, pian piano, stendono ogni entusiasmo. Ad ogni modo, i nostalgici di quella shi-fi “come oggi non si fa più”, possono provare a dare un’occhiata veloce. (Daniele 'Danno' Silipo)

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A serbian film

Regia: Srdjan Spasojevic (Serbia, 2010)
Genere: Horror Durata: 104 min.

Un bieco torture movie? Non solo. Una intelligente analisi della situazione morale dei Balcani? Non proprio. Il controverso A serbian film di Srdjan Spasojevic dà da pensare, cinematograficamente e non solo. La trama è presto detta: un ex attore porno per ragioni economiche accetta di partecipare a un ultimo film, a patto però di non avere informazioni di nessun genere sulle scene che dovrà girare. L’esperienza distruggerà psicologicamente, moralmente e fisicamente lui e la sua famiglia. Due sono i problemi fondamentali di A serbian film: la regia e l’idea di partenza. Il percorso di sospetti e ripensamenti che portano il protagonista Milos ad accettare la proposta si concretizzano in 40 noiosi minuti ad inizio pellicola. Mano a mano che si procede, la spirale di crudeltà rimane sempre a una certa distanza dallo spettatore: per quanto atroci (e lo sono), le immagini lasciano anestetizzati. Lo stesso succede a Milos che, drogato e dopato di Viagra per tori, non riuscirà ad evitare di compiere le terribili violenze a cui il regista Vukmir lo costringe. Quest’ultimo ripropone in una scena le dichiarazioni dello stesso Spasojevic : “Questo è un diario delle molestie del governo serbo (…) è sul potere monolitico dei leader che ti ipnotizzano convincendoti a fare cose che non vorresti fare. Devi sentire la violenza per sapere di cosa si tratta”. Il corto circuito vittima-carnefice e la sua valenza metaforica della situazione balcanica funziona appieno, ma l’esternarlo tramite un dialogo di un personaggio ne sminuisce la forza, banalizzando il tutto. Uno scandalo costruito, forse troppo, a tavolino? (Fabio Rovoletto)

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Pig Hunt

Regia: James Isaac (Usa, 2008)
Genere: Horror Durata: 99 min.

Un gruppo di giovani amici si riunisce per trascorre un tranquillo week end di caccia tra i boschi, nel terreno ereditato da uno di loro. Alla combriccola si aggiungono due cacciatori più esperti (leggasi: burini laidi dall’aria minacciosa) e, tutti assieme appassionatamente, si mettono a sparare ai cinghiali, sperando anche di portarsi a casa il leggendario Pigfoot, un maialone zannuto dalle proporzioni extra extra large. Non inizia benissimo questo Pig Hunt, con i soliti giovinastri che hanno scritto in fronte “sono un coglione e voglio morire presto” e la solita tappa dal benzinaio dove succede il primo quarantotto. Poi pian piano il film aggiunge condimento e mette insieme una serie di trovate non originalissime (e non lo si pretende), ma capaci comunque di dare quel colore necessario a rendere digeribile la visione. Il bosco, infatti, diventa ben presto una gabbia di pazzi, tra burini imbufaliti che sembrano uscire da un post-apocalittico all’italiana e comunità hyppie che non hanno deciso se darsi satanismo o alla ninfomania. Nel bel mezzo c’è lui, il cinghialone, che pur facendosi vedere poco, è simpatico e trashoso al punto giusto. Non un capolavoro, ma utilissimo per una serata scacciapensieri. Occhio, anzi “orecchio”, alla colonna sonora. (Daniele 'Danno' Silipo)

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IL DEODONTE

Ridete, ridete! Vi fanno scompisciare i cinghiali giganti dei film vero? Li considerate roba becera per nerdozzi eh? Bravi, bravi. Ma sappiate che ce la siamo scampata per un pelo! Ecco cosa dice Wikipedia: “Il deodonte (Daeodon shoshonensis) è un gigantesco mammifero estinto, vissuto nel Miocene inferiore (circa 18 milioni di anni fa) in Nordamerica. Conosciuto anche come Dinohyus ("maiale terribile"), questo bizzarro animale ricordava grossomodo un maiale dalle zampe allungate e dal muso mostruoso”. E ancora: “Il deodonte era un animale impressionante: della taglia di un bisonte, lungo circa 3 metri e alto quasi 2, aveva una grande testa massiccia lunga circa un metro, simile per certi versi a quella dei carnivori primitivi”. Si nutriva di carogne grazie una boccuccia che è tutta un programma: “una cresta sagittale davvero enorme era presente sul cranio del deodonte, e vi erano grandi superfici sulla mandibola per l'inserzione di muscoli delle fauci che dovevano aiutare il deodonte a triturare noci, radici, carcasse o qualunque altra cosa”. Qualunque altra cosa... paura eh?

 

 

 

 
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