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Wonder Stories #11
Scritto da Alessandro Cruciani   
Tuesday 06 March 2012

Film di genere fantastico (quindi horror, fantascienza e dintorni) di produzione recente e ancora inediti in Italia. In questo numero le recensioni di Kill List, The House of the devil, The Cottage e The Perfect Host...

 

Cos'è Wonder Stories:

Wonder Stories è uno speciale a puntate dedicato a tutto quel cinema di genere fantastico (quindi horror e fantascienza con annessi e connessi) proveniente da ogni parte del mondo e di produzione recente ma che ancora non si è visto sugli schermi italiani. Un appuntamento necessario dato che, grazie alle community di fansubbing e alle meraviglie dell'import home video, molti dei film che tratteremo possono essere recuperati e goduti anche da chi parla a malapena l’italiano.

 


 

Kill List

Regia: Ben Weathley, Gran Bretagna (2011)
Genere: Thriller/Horror

C’è crisi. Non c’è lavoro, lo sa benissimo Jay, fermo da ormai 8 mesi, ex militare e killer di professione, in crisi coniugale e stressato dalla moglie. Su consiglio del suo amico e collega Gal, da poco in coppia con la strana Fiona, Jay decide di eseguire un incarico: si tratta di uccidere alcune persone... ma non è strano aver sigillato il contratto con un patto di sangue? Sarà l’inizio di una discesa estrema nel male più profondo. La vicenda di Jay inizia infatti come un normale dramma familiare ma il suo lavoro, i suoi vecchi traumi e la violenza che è intrappolata dentro di lui e che tenta di uscire disperatamente (le poche scene violente lo sono in modo esplicito e disturbante) ci trasportano subito su una dimensione diversa che si manifesterà nella maniera più terribile negli ultimi spettacolari minuti di pellicola. La tensione è misurata, l’accompagnamento musicale minimo ma efficace e lascia spazio ai protagonisti, il crescendo ottimo verso il finale e una regia sobria e sicura completa il quadro. La scelta di non spiegare nulla rende l’opera ancora più riuscita, alimentando discussioni e stimolando riflessioni: il male è dappertutto intorno a noi, ci osserva e colpisce senza avvertire, ma soprattutto bisogna saper gestire il male che è dentro di noi. Un film onesto e umile ma decisamente efficace, forte di premi accaparrati nei vari festival in giro per il mondo, dimostra come il cinema horror sia in grado di stupire ancora dicendo poco e lasciando intendere tanto. (Alessandro Cruciani)

 


 

The House of the devil

Regia: Ti West, Usa (2009)
Genere: Horror d’altri tempi

Fine anni ’70 - inizi ’80. La giovane Samantha, studentessa bisognosa di soldi, si fa avanti per un lavoro di babysitter presso i signori Ulman: gli viene promessa un'enorme cifra per passare la sera nella loro villa sperduta durante un eclissi. L’inizio di un incubo? La pellicola in questione non è uno splendido omaggio al cinema d'altri tempi (anche se la messa in scena è curata maniacalmente in ogni dettaglio, dalle musiche al look e agli oggetti) ma è un film vero e proprio anni 80 dal perfetto ingranaggio horror. Ti West gioca con il genere e con un budget non altissimo per mantenere alta la tensione, la casa del diavolo ha infatti tutte le caratteristiche per spaventare la povera Samantha la quale, insieme allo spettatore, non ha la minima idea di cosa nasconda. I suoni, i rumori e l’attesa trepidante del ritorno degli Ulman sono tutti elementi che aumentano una certa angoscia fino al gran finale, risolutore e generoso in quanto a secchiate di sangue ma forse troppo esplicito rispetto al resto dell’opera. Un film quindi che, pur calandosi a pieno nel cinema di genere di trent’anni fa, emerge per originalità tra le pellicole americane dei nostri giorni (tra l’innumerevole serie di remake e slasher) dimostrando che non serve un serial killer o la violenza estrema dei torture porn per intrattenere durante un buon horror, ma basta saper dosare la paura, instillarla a piccole dosi per avere un effetto veramente memorabile. (Alessandro Cruciani)

 


 

The Perfect Host

Regia: Nick Tomnay, Usa (2010)
Genere: Black-comedy/Thriller

Los Angeles. John Taylor, in fuga dopo una rapina in banca, cerca rifugio con l’inganno nel villino di Warwick Wilson, raffinato e benestante padrone di casa in attesa di ospiti. Il gioco tra vittima e carnefice non sarà assolutamente quello che ci si immagina. Il film, presentato al Sundance Festival 2010, presenta una storia che in apparenza puzza di “già visto” ma è sorretta da un buon ritmo, una prestazione ottima degli attori (soprattutto quella di David Hyde Pierce nel ruolo di Warwick) e un continuo cambio di rotta: dalla commedia al grottesco più nero fino agli intrighi del classico thriller poliziesco. La parte migliore della pellicola è la prima, dove all’atmosfera pulita e perfetta dell’abitazione di Warwick si contrappone la fuga scomposta di John: lo spettatore infatti non sa da che parte stare, se con il povero rapinatore ferito e dal tragico passato o con l’assurdo e maniacalmente geniale Warwick. Ai momenti più violenti si alternano i bizzarri siparietti del padrone di casa e della sua cena perfetta (come lui dirà a John molto amabilmente “You can't kill me, I'm having a dinner party”), a corredare il tutto non manca un’ambientazione inaspettatamente riuscita: la quiete dei quartieri benestanti sulle colline losangeline è uno sfondo perfetto che nasconde benissimo la doppia vita di Warwick e inganna sin da subito l’ignaro John. Nella seconda parte invece, quando i ruoli iniziano a delinearsi, la storia rientra nei binari del thriller aggiungendo un po’ d’azione ed alcuni colpi di scena, anche troppi forse, ma che completano il quadro di un film gustoso che non annoia. (Alessandro Cruciani)

 


 

The Cottage

Regia: Paul Andrew Williams, Gran Bretagna (2008)
Genere: Slasher/Black-comedy

Due fratelli, lo sfigatello e precisino Peter e lo scontroso e accigliato David, alle prese con il sequestro di Tracey, figlia di un boss, si nascondono in un cottage isolato. Ma la giovane vittima crea non pochi problemi che, sommati all’organizzazione pessima e ridicola del piano e agli strani abitanti di una fattoria nel bosco, trasformeranno la serata in un incubo assurdo. Questo strano film gioca abilmente con vari generi, dalla commedia degli equivoci sorretta da dialoghi brillanti in perfetto stile british (ottimi i due protagonisti Andy Serkis , il Gollum ne Il signore degli Anelli, e Reece Shearsmith visto in Shaun of the dead) allo slasher movie/ survival horror più efferato in cui non si risparmiano teste mozzate, budella sviscerate, spine dorsali strascinate e strani “contadini lunatici” per dirla alla Peter. Già dall’inizio, con una colonna sonora buffa che ricorda sofisticate commedie, si capisce che il divertimento è assicurato. La cura della messa in scena e la delizia dei personaggi, ritmano una vicenda inizialmente poco originale, ma che sa cambiare registro al momento giusto, confermano quanto promesso: non siamo di fronte alla solita parodia. L’equilibrio tra le due anime del film è la forza che ne decreta il successo. Da non perdere la sorpresa a fine titoli di coda. (Alessandro Cruciani)

 

 

 

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