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Viva La Muerte! #3 - Speciale Zombi Classix
Scritto da Anthony “antz” Ettorre   
Tuesday 14 June 2011

Viva La Muerte, viaggio nel miglior cinema dei morti viventi. In questa terza parte, un focus speciale sulla genesi dello zombi-movie. Dal voodoo ai classici degli anni '30.

 


 

In collaborazione con:
Viva la muerte!
Rassegna permanente sul cinema dei morti viventi

 


 

Premessa

Nella storia del cinema, lo zombie, inteso come corpo morto che (ri)prende vita, è presente sin dalle origini. Basti pensare alla figura dello “zombi” d’argilla, il Golem (Der Golem, 1915 di Galeen e Wagener) preso in prestito dalla leggenda ebraica, quasi un precursore dello “zombi” da laboratorio generato da Mary Shelley attraverso il dottor Victor Von Frankenstein, tradotto sullo schermo da James Whale nel 1931. Ma i morti, in senso più tradizionale, in quanto soldati caduti che tornano dall’aldilà per marciare contro i vivi, li troviamo già nel capolavoro “pacifista” di Abel Gance J’accuse (Per la patria). Opera straordinaria del 1919 che lo stesso autore riproporrà nel 1938 (titolo italiano: Io Accuso). Ma già dagli anni Venti le atmosfere del cinema espressionista tedesco, Il Gabinetto Del Dottor Caligari (1920) di Wiene su tutti, anticipano le atmosfere “distorte” di molti zombie-movie e horror in generale come aberrazione della realtà sotto forma di tangibile esperienza allucinatoria.

 

Dove tutto ebbe inizio: Haiti

La cinematografia del decennio a seguire, soprattutto negli Stati Uniti, viene travolta dall’immaginario fantastico importato da Haiti: luogo mitico in cui il bokor (stregone locale), praticando il voodoo, attraverso danze tribali e sacrifici animali, era in grado di riportare in vita i corpi umani deceduti (o almeno questo si raccontava!). Queste creature catatoniche, sorta di automi spesso soggetti al volere di chi ha restituito loro la vita, erano note con l’originario nome haitiano di zombi.

Le cerimonie voodoo sono anche occasione di aggregazione per la lotta contro la schiavitù imposta dai coloni francesi tanto che nel 1804, grazie alla rivoluzione, Haiti ottiene l’indipendenza dalla Francia per divenire la prima repubblica nera della storia. Questa vittoria stimola ribellioni simili sia in Brasile che negli Stati Uniti. Eppure la storia di Haiti, fino agli inizi del ‘900, è travolta da ripetuti e truculenti eventi. Un culmine significativo si ha con un fatto decisamente orrorifico: l’esecuzione pubblica del Gen. Vilbrun Guillame Sam (accusato di accordi con gli americani e poi carnefice di 167 prigionieri politici) che venne letteralmente fatto a pezzi dal popolo in rivolta: le parti furono bellamente messe in mostra! Una sorta di Piazzale Loreto in chiave splatter & gore, per intenderci.

Nel 1915 inizia l’occupazione americana di Haiti. Negli anni a seguire le prime storie voodoo sulla rianimazione dei morti vengono importate oralmente dai soldati presso le loro famiglie americane. La prima testimonianza letteraria che parla di voodoo è del 1929 con The Magic Island dell’occultista alcolizzato William Seabrooks. Lo scrittore racconta di gruppi di zombi sfruttati come bestie nei campi dalle persone che li riportavano in vita. Gli zombi si nutrono di cibo insipido e non conoscono la stanchezza. I maghi voodoo, fautori di zombi, vengono ritratti come “assetati” di sesso e sangue e viene rivendicata l’autenticità dei fatti vista la testimonianza diretta dello scrittore stesso. Solo nell’ultimo paragrafo Seabrook ipotizza che la condizione catatonica degli zombi può essere determinata dall’utilizzo di droghe. Contemporaneo fu il vate letterario dell’horror di tutti i tempi, H.P. Lovecraft, che con Herbert West: Reanimator (1922) e molte altre opere, di sicuro resta uno degli scrittori più influenti della storia del cinema horror insieme ad E. A. Poe.

Ma torniamo ai voodoo e alla storia di Haiti, il luogo in cui tutto ebbe inizio, per affermare che l’originario significato politico e sociologico pone le proprie radici nella rivolta degli schiavi neri contro gli occupanti bianchi. La critica al consumismo, al sistema capitalistico e alle leggi razziali arrivarono solo quarant’anni dopo con i nodali zombi romeriani!

 

‘30s Zombies: i primi claudicanti passi su celluloide

Gli anni trenta sono un decennio di riferimento per molti cultori dell’horror classico. Due opere cardinali, Dracula e Frankenstein, tratte rispettivamente da Bram Stoker e Mary Shelley, vennero alla luce nel 1931. La Universal Pictures poteva fregiarsi di aver dato vita a due icone assolute del cinema di genere. Il Vampiro è Bela Lugosi, il Mostro è Boris Karloff.

Naturalmente la filmografia dei due attori va oltre questi due insostituibili capolavori. All'interno di Viva La Muerte!, infinita rassegna di titoli zombeschi, ci occuperemo sia di opere seminali quanto di opere minori che, in un modo o in un altro, entrano di diritto nella storia degli zombie movies. Come i due film seguenti, con protagoniste le due icone di cui sopra.

 

WHITE ZOMBIE (1932) di Victor Halperin
Considerato il precursore assoluto della storia degli zombie movies White Zombie (conosciuto da noi come L’Isola degli Zombi) è un film indipendente dal budget ridottissimo che ha come guest star l’ungherese Bela Lugosi, già reduce del successo del Dracula di Browing. Il film è ispirato da uno spettacolo di Broadway intitolato semplicemente Zombie ed è da considerarsi l’antesignano dello zombie “importato” dall’opera di William Seabrock The Magic Island (vedi paragrafo Dove tutto ebbe inizio). Qui Lugosi, in veste di proprietario terriero, è Murder che attraverso l’uso di droghe genera gruppi di zombie fatti lavorare come schiavi nelle sue piantagioni di zucchero. Aiuta un ricco signore a impedire un matrimonio trasformando la donna in una creatura sinistra e catatonica. La risposta della critica fu misera ma oggi è considerato di gran lunga superiore al Dracula interpretato dallo stesso Lugosi. Un classico del cinema horror di diritto accreditato come la prima pietra miliare nella storia degli zombie movies. Opera di dominio pubblico.

 

THE MAN THEY COULD NOT HANG (1939) di Nick Grinde
Nick Grinde, prolifico regista e sceneggiatore, è considerato uno dei pionieri del B-movie americano. Solo nel 1939 realizzò ben sei pellicole tra cui spicca L’uomo che non poteva essere impiccato, prodotto dalla Columbia che scelse come protagonista il superlativo William Henry Pratt (in arte Boris Karloff) di gran lunga superiore al suo diretto concorrente Lugosi, sia come spessore interpretativo che come rigorosa filmografia. Il film affronta il tema del ritorno in vita di un morto grazie agli esperimenti del Dr. Savaard (Karloff) attraverso il trapianto di un cuore artificiale. Il dottore pagherà lo scotto di un esperimento interrotto dal suo arresto per omicidio. Un thriller dalle tinte orrorifiche prodotto dalla Columbia Pictures, primo film che ha come protagonista l’ormai classico scienziato pazzo vittima del suo stesso genio. Karloff superlativo in un capolavoro assoluto, già interprete di un altro superlativo classico, The Walking Dead (1936) di Michael Curtiz, su cui ritorneremo in un futuro speciale di W La Muerte!

 

A cura di Anthony “antz” Ettorre

(Un sentito ringraziamento va a Glenn Kay e al suo Zombie Movies – The ultimate Guide; Chicago Review Press 2008)

 

 
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