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Venezia 70 - Tutto il cinema bizzarro (seconda parte)
Scritto da Caterina Gangemi, Tommaso Tronconi   
Sunday 08 September 2013

Tutto il cinema bizzarro del Festival di Venezia 2013. In questa seconda parte le recensioni di Harlock: Space Pirate, Gravity, Under the Skin, Gerontophilia e tanti altri…

 

[Cover: Harlock: Space Pirate]

 

I FILM

 

Harlock: Space Pirate

Regia Shinji Aramaki Paese Giappone Genere Animazione, fantascienza Fuori concorso

Il mio nome è Harlock, Captain Harlock. È così, come fosse 007, che il più noto “pirata spaziale” si presenta a Venezia 70 (fuori concorso) nel lungometraggio in CGI prodotto dalla Toei Animation. Diretto da Shinji Aramaki, Harlock: Space Pirate è costato 30 milioni di dollari, tutti impiegati con ridondanza e successo in un’animazione che, se da un lato lascia tutti senza fiato, dall’altro è maschera raffinata e barocca per celare il più possibile evidenti debolezze di sceneggiatura. Il neo c’è e si vede: la falla è grossa, e irrompono noia e banalità. La prima incarnata, strano ma vero, da infinite sparatorie laser e tamponamenti intergalattici. La seconda da un inserimento green: la Terra deve essere riconquistata e la speranza risiede tutta in un dolce fiorellino. Non pervenuto l’approfondimento psicologico dei personaggi. Con un’ambientazione da Star Wars e profili fisici alla Final Fantasy, il 3D rende tutto più magico ma non sfonda mai verso lo spettatore, neppure con la futuristica spada-baionetta del protagonista. Delusione interplanetaria. (TT)

Trailer

 


 

Gravity

Regia Alfonso Cuàron Paese Usa/Gran Bretagna Genere Fantascienza Fuori concorso

Fosse solo per l’esperienza visiva e sensoriale offerta, lo si potrebbe annoverare tra le opere più riuscite all’interno del panorama sci-fi attuale: il virtuosismo mozzafiato del piano sequenza d’apertura, la sinuosità dei corpi fluttuanti nell’atmosfera, i continui cambiamenti di umore e registro, un 3D raramente così immersivo. Eppure, nonostante la firma di un autore versatile e intelligente come Alfonso Cuàron, non nuovo al blockbuster e già avvicinatosi al genere con il capolavoro I figli degli uomini, la malìa di Gravity è purtroppo di quelle destinate a dissolversi presto. In sé apprezzabile, il minimalismo della trama (le peripezie nell’orbita extraterrestre di un’ingegnere biomedico e del suo team, impegnati nella riparazione di una navicella in avaria) si scontra con l’ambizione irrisolta di una riflessione sull’origine della vita e il mistero dell’ignoto spazio profondo sovraccarica di simboli e derive melodrammatiche. Le troppe concessioni al divismo della coppia di interpreti, e un personaggio principale debole quando non irritante, rompono definitivamente l’incantesimo, ridimensionando lo straordinario entro i canoni più consueti e banali del mainstream hollywoodiano. (CG)

 

Trailer

 


 

Locke

Regia Steven Knight Paese Gran Bretagna Genere Drammatico Fuori concorso

Un solo attore e una sola location al servizio di un’idea arguta e fulminante. Alla sua seconda regia, Steven Knight (già sceneggiatore di La promessa dell'assassino e Dirty Pretty Things) si cimenta in un’impresa audace, quella di un film raccontato in tempo reale e tutto ambientato in un’automobile. Dietro il volante c'è Tom Hardy, un uomo medio, padre di famiglia e lavoratore che, nei 90 minuti di un viaggio verso Londra, si ritrova a gestire telefonicamente una serie di situazioni cruciali per la sua vita. In gioco ci sono gli affetti, la carriera e la propria salute mentale. Dramma da abitacolo teso e coinvolgente, Locke rivela una scrittura netta e sottile, che nonostante sbavature psicoanalitiche e qualche faciloneria, coinvolge e appassiona per tutta la durata. Merito anche di una regia in grado di aggirare con disinvoltura la claustrofobia della location. Decisivo il one-man-show di Hardy, qui alla sua vera prova del nove recitativa, efficacemente supportato (vocalmente) da un manipolo di interpreti britannici di pregio quali Ruth Wilson, Olivia Colman e Andrew Scott. (CG)

 

Trailer

 


 

Tom à la ferme

Regia Xavier Dolan Paese Canada/Francia Genere Thriller Orizzonti

Nella vecchia fattoria. Degli orrori. E non c’è lo zio Tobia (ia-ia-oh!), ma il biondino e bisunto Tom. Tra vacche grasse e latte appena munto, un thriller psicologico e sentimentale cupo, livido, nel quale speranza e luce del sole passano a fatica. Dopo tre film a Cannes, l’enfant prodige Xavier Dolan (25 anni) sbarca al Lido con Tom à la ferme. Tutta giocata su una manciata d’attori in formissima (tra cui il regista stesso nei panni del protagonista), l’opera di Dolan angoscia e coinvolge in una spirale di eventi e violenza d’inquietante gusto kafkiano. Verità taciute e menzogne montate ad hoc sono i due paletti tra cui, in un desolato e isolato Canada di campagna, si consuma una morte dai contorni a dir poco torbidi. Trascinato da musiche e canzoni di marcato gusto melò, Tom à la ferme ingrigisce l’animo dello spettatore, ma allo stesso tempo lo illumina col talento del François Ozon canadese. (TT)

 

Trailer

 


 

Mahi va gorbeh (Fish & Cat)

Regia Shahram Mokri Paese Iran Genere Drammatico Orizzonti

Come sono buoni gli iraniani. Lo sanno bene i tre cuochi di una trattoria della regione caspica soliti servire carne umana ai loro ignari avventori; lo scopriranno – loro malgrado – i giovani partecipanti a un raduno di aquilonisti, accampati in un bosco a pochi passi dal rifugio dei cruenti cacciatori. È tratto da una storia vera ma va oltre la fantasia più spinta, parla di omicidi e cannibalismo ma non mostra neanche un attimo di violenza. Girato in un’unica ripresa, Mahi va gorbeh (Fish & Cat) colpisce per il suo piano sequenza narrativo, nel quale la pluralità dei punti di vista compenetra l’esplorazione dell’ambiente in una sorta di spirale escheriana. L’inquietudine però, resta ai margini, e la tensione si smorza tra le divagazioni a vuoto e il chiacchiericcio: un’ora in meno e avremmo avuto un’opera memorabile. Così, non rimane che una notevole quanto estenuante prova di maturità registica. (CG)

 


 

Gerontophilia

Regia Bruce LaBruce Paese Canada/Francia Genere Romantico Giornate degli autori

Una storia d’amore delicata e toccante, raccontata con sensibilità e inusitato garbo. In apparenza non c’è niente di bizzarro in un film come Gerontophilia, nel quale perfino l’argomento centrale – quello annunciato dal titolo – emerge sobriamente e senza pruderia alcuna. Perché da queste parti, allora? Perché dietro la macchina da presa c’è Bruce LaBruce, uno che certo non le manda a dire, alle prese con la sfida, del tutto riuscita, di declinare la propria sensibilità artistica e umana su una dimensione diversa dal consueto, quella convenzionale del genere romantico. Come una sorta di Harold & Maude al maschile, la storia della relazione tra il giovane Lake, ragazzo carino e educato, e un anziano paziente dell’ospizio nel quale lavora, si dipana come un delicato road-movie, senza reticenze e con sottile humour lungo i binari di una riflessione che, dall’incontro di due vite destinate alla marginalità dalla sessualità, procede verso la senescenza (anche corporea) e la morte. E rivela l’incredibile talento dell’esordiente Pier Gabriel Lajoie, doverosamente disinibito e disinvolto nell’incarnare con leggerezza la complessità del ruolo. (CG)

 

Trailer

 


 

Under the Skin

Regia Jonathan Glazer Paese Usa/Gran Bretagna Genere Fantascienza Concorso

Probabilmente verrà ricordato soprattutto per il primo nudo integrale su grande schermo di Scarlett Johansson. In realtà, il terzo lungometraggio del londinese Glazer, già eccellente regista di videoclip, si rivela un’opera senza dubbio ostica e irrisolta, ma anche carica di impalpabile fascino. Perché, va detto, il film è di quelli che agiscono a pelle: troppe cose non quadrano nell’adattamento dell’omonimo romanzo di Michael Faber, e l’approccio registico può risultare pretenzioso. Ma se ci si lascia coinvolgere dalla suggestività della messa in scena, dall’approccio introspettivo e insieme visionario, dalla musica pulsante, ecco che il fascino dell’opera appare in tutto il suo potere incantatore. Tra fantascienza e dramma intimista, Glazer parla di solitudine e diversità attraverso lo sguardo di una creatura aliena che, assunte le fattezze di una bellissima ragazza, vaga per la Scozia adescando uomini senza legami. Dal canto suo la diva, la cui recitazione monocorde non è mai stata così in parte, si muove con distacco e curiosità come il David Bowie di L'uomo che cadde sulla terra (col quale il film ha più di un punto in comune) nel suo dolente percorso di umanizzazione. (CG)

 

Trailer

 


 

Speciale a cura di Caterina Gangemi

in collaborazione con Tommaso Tronconi

 

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