Venezia 68 - Tutto il cinema bizzarro (seconda parte)
Scritto da Caterina Gangemi, Emanuele Rauco
martedì 13 settembre 2011
Tutto il cinema bizzarro del Festival di Venezia 2011. In questa seconda parte le recensioni di Alps, Rabitto Horaa, The Sorcerer and the White Snake, L'arrivo di Wang e tanti altri...
[Cover:Tormented (Rabitto Horaa 3D) di Takashi Shimizu]
I FILM
Alps
Regia Yorgos Lanthimos Paese Grecia Genere Grottesco In concorso
Il gruppo che dà il titolo al film ha il compito di sostituirsi ai defunti per assicurare ai parenti un’elaborazione del lutto serena. Ma non tutto andrà per il verso giusto. Commedia grottesca sempre in bilico sul dramma, Alps guarda al cinema d’autore degli ultimi venti anni per riflettere sulle sfaccettature della morte e sulla recitazione. Yorgos Lanthimos realizza un film per larghi tratti lucido, enigmatico, misterioso, che spiazza seducendo, che illumina oscurando i volti, riprendendoli di spalle o fuori fuoco, tagliando le inquadrature in modo quasi geniale: poi però si lascia andare al “messaggio” e l’esplosione finale – oltre a essere quasi inscritta dall’inizio – vanifica il lavoro sottile di una sceneggiatura ottima nell’usare i non pochi elementi per ricondurli a un’idea unitaria. Resta però un film che dimostra il personale coraggio di un autore, anche nella paradossale direzione degli attori spesso fuori parte se non inadeguati, ulteriore indizio di un mondo lacerato tra il non essere sé stessi e il non esistere. (ER)
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Life without Principle
Regia Johnnie To Paese Hong Kong Genere Thriller In concorso
La storia incrocia tre vicende: un’impiegata di banca stressata dai ritmi produttivi e in difficoltà nel gestire i clienti durante la crisi, un piccolo malvivente che scommette in borsa, e un ispettore di polizia che non riesce più a pagare il mutuo. Il film segue un percorso quasi saggistico nel quale si prendono metodicamente in esame i tre pilastri dell’economia mondiale, mercato azionario, immobiliare e istituti di credito: attorno a loro si crea un intreccio thriller che cattura lo spettatore senza dimenticare l’assunto di fondo. To gioca con ironia sulla correlazione tra banche e criminalità dimostrando come, delle tre vie del suo cinema, oltre quella d’intrattenitore da commedia romantica e da narratore di noir, il saggio è quella che ha forse più prospettive future. I limiti della sceneggiatura restano e qualche leggerezza non manca, ma gli si perdona tutto, in virtù di una regia che sa gestire un materiale complesso e pericoloso. E poi, basterebbero le delicate note swing usate a contrasto con le immagini, a sottolineare quanto il regista meriti la platea del Lido, benché qualcuno affermi malignamente il contrario. (ER)
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4:44-Last Day on Earth
Regia Abel Ferrara Paese Usa Genere Fantascienza In concorso
Una coppia di artisti, nel proprio appartamento, in un giorno apparentemente normale: invece alle 4:44 del mattino il mondo finirà. L'attesa sarà per loro illuminante. Su un canovaccio da film catastrofico, Abel Ferrara realizza uno dei suoi lavori migliori degli ultimi anni, raccontando la tensione umana e religiosa dell'uomo di fronte al più indicibile degli abissi, la propria morte. Come in un Dillinger è morto fantascientifico, il film segue i suoi personaggi, le loro parole, i loro gesti e i loro rapporti, provando con la sola forza del cinema a raccontare ciò che c'è dietro al corpo e all'anima, al sesso, all'arte e alle preghiere: ne vien fuori un'opera densa, ostica e urticante forse, ma inventiva, intima e profonda, dal bellissimo e struggente finale. (ER)
L'ultimo terrestre
Regia Gianni Pacinotti (GiPi) Paese Italia Genere Fantascienza In concorso
Gli alieni stanno per arrivare, lo sanno tutti, tutti ne parlano, ma a nessuno interessa veramente. Forse nemmeno a Luca, che coltiva la sua vita piccola e insignificante senza viverla. Poi arriva una donna, e anche gli extraterrestri. Quello che forse è il più grande fumettista italiano, esordisce al cinema con un soggetto tratto da un collega, il Giacomo Monti di Nessuno mi farà del male, e realizza un'altra curiosa storia di fantascienza in cui dipingere più che altro un'umanità grottesca, fatta di voyeur, porno, sesso a pagamento, bingo e centri commerciali. La satira sugli italiani è disegnata con occhio insolito, senso degli spazi e tono straniante, ma non arriva in pratica a dire nulla, specie perché molto sembra pretestuoso, la svolta nera non è retta come si deve e alla fine della fiera si rivela la solita storia di madri e agnizioni. Talento evidente, occasione sprecata. (ER)
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Tormented (Rabitto Horaa 3D)
Regia Takashi Shimizu Paese Giappone Genere Horror Fuori concorso
Come la tradizione horror insegna, mai sottovalutare l’apparenza innocente e infantile dei giocattoli. Ne sa qualcosa Takashi Shimizu che, dopo il poco convincente The shock labyrinth extreme (presentato lo scorso anno), ritorna con un altro horror in 3D ancora una volta imperniato sull’ormai iconico coniglietto di stoffa eletto a feticcio di un immaginario fatto di distorsioni mentali e traumi infantili. Nettamente superiore al precedente, Rabitto Horaa sorprende con un apporto tecnologico e una fotografia (di Christopher Doyle) di rara eleganza e impatto spettacolare, frutto di un disegno registico in cui l’aderenza al genere è sacrificata a favore di un dramma introspettivo toccante ma sobrio. E se nella storia del bambino che ripone nell’attaccamento a un peluche il disagio della propria condizione familiare c’è ben poco di spaventoso, al regista va il merito di un lavoro magistrale sull’impiego linguistico di una terza dimensione la cui autoreferenzialità (Shimizu cita se stesso e fa del padre del protagonista l’autore di libri pop-up) è strumento di emersione del rimosso. Magari non si sobbalzerà sulla sedia, ma sequenze come quella del 3D nel 3D lasciano con la bocca aperta. (CG)
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Contagion
Regia Steven Soderbergh Paese Usa Genere Thriller Fuori concorso
Un misterioso virus letale che si diffonde per contagio, decima in brevissimo tempo la popolazione mondiale. Istituzioni, comunità scientifica e organi di informazione si arrabattano cercando di arginare l’epidemia e il crescente clima di paranoia intorno ad esso. Soderbergh conferma ancora una volta le sue qualità di abile impacchettatore capace di dissimulare la diligente osservanza del genere sotto le confezioni di volta in volta più accattivanti. Non fa eccezione Contagion, perfetta quanto vacua macchina di intrattenimento che nulla aggiunge alla filmografia del regista né tantomeno al cinema. Se il ricchissimo cast all-star, per quanto spesso buttato via, fa del suo meglio e la storia scorre con sveltezza nel suo intreccio corale creando un efficace senso di panico e angoscia, il tema è trattato senza particolari guizzi, in una riproposizione degli stilemi del filone nella quale il tentato parallelismo tra il propagarsi della malattia e quello della notizia appare nient’altro che pretestuoso. E il risultato è un comune, dignitosissimo blockbuster, in ogni caso divertente. Astenersi ipocondriaci. (CG)
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The Moth Diaries
Regia Mary Harron Paese Can/Irlanda Genere Horror Fuori concorso
Ancora vampiri, ancora adolescenti, ancora letteratura popolare (in questo caso l’omonimo romanzo di Rachel Klein) dalla quale spremere simil horror patinati e innocui. L’ennesimo ci è offerto da Mary Harron, regista canadese dai dimenticabili trascorsi, che racconta una storia trita quanto il genere gotico chiamando in causa quale ispiratore nientemeno che Polanski. Dopo il suicidio del padre, la giovanissima Rebecca viene mandata a studiare in un prestigioso collegio dove stringe amicizia con la compagna Lucy in un rapporto affettivo molto stretto che verrà messo a repentaglio dall’arrivo di una nuova ed enigmatica allieva. Psicoanalisi spiccia, patemi sentimentali, trasgressioncine con droghe, aitanti professori e un pizzico di pruriginoso lesbismo: come è facile immaginare, più che dalle parti di Rosemary’s baby siamo nettamente da quelle di Twilight, il che non necessariamente è un male, se si guarda al target di riferimento. A chi ne è escluso, non resta che accontentarsi della bellezza solenne e aliena dell’ex modella Lily Cole. (CG)
The Sorcerer and the White Snake
Regia Tony Ching Siu-tung Paese Cina/HK Genere Fantastico Fuori concorso
Conosciuto dai più per il suggestivo Storia di fantasmi cinesi, l’hongkonghese Ching Siu-tung debutta al Lido con un’avvincente avventura dai tratti eccentrici e spettacolari affidata alla versatilità della star internazionale Jet-Li. La storia - ispirata a un classico della letteratura fiabesca cinese (ma sotto molti aspetti somigliante alla Sirenetta di Andersen) - è in breve quella dell’impossibile storia d’amore tra un giovane erborista e una fantastica creatura metà donna e metà serpente, che il regista arricchisce in un epico mélange di azione, fantasy e arti marziali. Combattimenti e romanticismo, trappole e seduzioni si susseguono così in un coloratissimo caleidoscopio di stravaganze nel quale trovano spazio demoni ibridi, pozioni magiche e bestiole parlanti, condito con massicce dosi di humor demenziale. Il risultato è un tripudio di pacchianeria ai limiti del lisergico e di melensaggine disneyana, reso ancora più strampalato dagli scrausissimi effetti speciali ma girato con virtuosistica agilità e funzionalmente interpretato da un cast grazioso e spigliato. (CG)
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Alois Nebel
Regia Tomas Lunak Paese Rep. Ceca/Ger Genere Animazione Fuori concorso
Il film racconta di una desolata stazione sul finire degli anni ’80, col muro ancora in piedi: qui Alois, vive solitario e in preda alle allucinazioni. In stazione arriva un giorno un uomo muto, con una foto in mano, giunto in quel luogo sperduto per un motivo ben preciso. La storia della Cecoslovacchia, il dramma della Seconda guerra mondiale e una storia di dolente vendetta si mischiano nel film del disegnatore Tomas Lunak che si cimenta per la prima volta col lungometraggio adottando tecniche e atmosfere del tutto peculiari, per raccontare metaforicamente la nascita della Repubblica Ceca. Utilizzando la tecnica del rotoscopio, che ricalca col disegno immagini dal vero, Lunak mette in scena le conseguenze che hanno cavalcato la storia e lo fa con un ritmo cupo e notturno, utilizzando l’estrema stilizzazione del bianco e nero per entrare nel cuore tetro dei paesaggi, più che dei personaggi, dei luoghi più che delle azioni, come a svelarne la mistica funebre. La resa narrativa è criptica ma Lunak riesce a rendere la paura, la follia strisciante e l’immobilità di un microcosmo allucinato, con una ricchezza di dettagli che forse gli attori e le riprese dal vivo non sarebbero riusciti a trasmettere. (ER)
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Eva
Regia Kike Maillo Paese Spagna Genere Fantascienza Fuori concorso
Alex, rinomato ingegnere cibernetico, torna a Santa Irene per portare a termine una missione molto particolare per la Facoltà di Robotica: creare un robot bambino. Il destino vuole che la routine di Alex venga movimentata da Eva, una bambina molto speciale e carismatica. Insieme affronteranno un viaggio che li condurrà a una rivelazione finale. Fantascienza più classica nell'impostazione, ma anche piccola e melancolica, che racconta una storia di intimità familiari e rivoluzioni epocali usando con discrezione tutti gli ingredienti di cui dispone, dalla buona produzione e dai curati effetti speciali all'ironia, fino al tocco melodrammatico. Manca un po' di coesione nella regia e d'impatto nell'incedere narrativo, ma è un film indipendente che fa ben vedere, che fa riflettere sui sistemi produttivi europei (il film batte bandiera spagnola) e che mostra un invidiabile tratteggio dei personaggi, come nel memorabile maggiordomo robot. (ER)
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L'arrivo di Wang
Regia Manetti Bros. Paese Italia Genere Fantascienza Controcampo
Non sempre alzare il tiro paga, soprattutto se non si è ancora troppo acerbi e impreparati per quello che dovrebbe essere il salto di qualità. Lo dimostrano i Manetti bros., che portano al Lido il loro lavoro più ambizioso: un thriller sci-fi con tanto di effetti speciali e pretese filosofeggianti imperniato su un misteriosissimo interrogatorio che vede coinvolti una giovane traduttrice, un agente dalle maniere rudi e un tale signor Wang, la cui vera identità si rivelerà a dir poco sorprendente. Alla non riuscita provvedono: materiale inconsistente - degno al massimo di un corto - diluito in una sceneggiatura debole e lacunosa; effetti speciali ridicoli e recitazione tesa tra il dilettantismo imbarazzante della protagonista e il superfluo accademismo del partner Fantastichini. Niente di gravissimo, è vero, se non fosse per il fatto che stavolta i fratelli si prendono fin troppo sul serio giocando a fare i Michael Bay con i mezzi di Ed Wood, ma al netto, stavolta, di quella divertita cialtronaggine che, pur nelle loro imperfezioni, non ha impedito lo status di piccoli cult ai loro precedenti lavori. (CG)
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Speciale a cura di Caterina Gangemi
in collaborazione con Emanuele Rauco