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Venezia 67 (seconda parte) - Tutto il cinema bizzarro
Scritto da Caterina Gangemi, Emanuele Rauco   
Tuesday 14 September 2010

Tutto il cinema bizzarro del Festival di Venezia 2010. In questa seconda parte i più bizzarri film Fuori Concorso (Machete, Surviving Life, Zebraman 2: Attack on Zebra City e tanti altri) e l'unico "sopravvissuto" della sezione Controcampo Italiano: I baci mai dati.

[Cover: Machete]

 

►►Leggi la prima parte di Venezia 67►►

 

I FILM

 

I baci mai dati

Regia Roberta Torre Paese Italia, 2010 Genere Drammatico, Grottesco Controcampo italiano

Roberta Torre dopo le virate realistiche e lynchiane degli ultimi due film (Angela e Mar nero) torna alla stilizzazione pop e a quell’uso eccessivo di toni e colori tipico dei suoi esordi, divertendosi a unire sacro e profano. Racconta di una ragazza che, dopo aver visto in sogno la Madonna, finisce per convincere gli abitanti del quartiere (Librino a Catania) di essere una santa, portando la madre a sfruttarla per i propri fini. Una sorta di favola che racconta il disperato bisogno di miracoli tipico dei poveri, ma anche di come (Bellocchio e Buñuel insegnano) la spiritualità sia una sorta di passepartout per l’inferno in terra, sebbene corredato di vantaggi sociali e politici. La Torre racconta tutto questo mescolando rarefazioni visive (la soggettiva della statua della Vergine all’inizio), realismo sottoproletario e pop casereccio che, pecca principale, sfocia in un modernariato alla Corsicato meno convincente. Un’ultima nota di merito va alla ruspante sensualità delle protagoniste Carla Marchese e Donatella Finocchiaro che sognano dive deformi, create dai collage della loro fantasia. (Emanuele Rauco)

 


 

Machete

Regia Robert Rodriguez, Ethan Maniquis Paese Usa, 2010 Genere Azione Fuori concorso

Atteso e acclamato da tutti, in primis dal presidente di giuria Quentin Tarantino, arriva Machete, nuovo film di Robert Rodriguez in cui viene portato a una durata da lungometraggio il fake-trailer presente in Grindhouse. Un uomo duro e onesto dal soprannome indicativo di Machete è assoldato per uccidere un senatore razzista, ma finisce in un intrigo politico e criminale da cui uscirà in un bagno di sangue. Rodriguez continua a sbandierare il suo orgoglio tex&mex, con un pulp sanguinoso e comico: non gli mancano né l’ironia, né la fantasia splatter (l’intestino usato come fune per una fuga) ma difetta di sincerità e calore. Disinteressandosi alla storia e ai personaggi, si ritrova ad accumulare soltanto goliardiche strizzate d’occhio. Una sorta di scherzo che non sa come e quando finire. (Emanuele Rauco)

Trailer

 


 

Zebraman 2: Attack on Zebra City

Regia Takashi Miike Paese Giappone, 2010
Genere Azione Fuori concorso

L’abbiamo lasciato alle prese con una terribile minaccia aliena e ora, dopo 15 anni, è tornato: ancora più agguerrito, ancora più imbranato, ancora più nerd. Parliamo naturalmente del professor Shinici in arte Zebraman, il goffo supereroe creato da Takashi Miike, che dopo un lungo letargo si risveglia, biondo e privo di memoria, in una città irriconoscibile e alienante, dai tratti orwelliani, con un nemico da sconfiggere ancora più potente e insidioso, e una bellissima e spietata nemesi femminile. Attesissimo dai fan e non solo, Zebraman 2: Attack on Zebra City soddisfa solo in parte le aspettative. Da un lato abbiamo, infatti, una confezione dallo stile più accattivante e raffinata e un budget più elevato che si sottrae da un contesto più di nicchia per avvicinarsi ai blockbuster hollywoodiani. Dall’altro ci sono gli effetti di questo salto di qualità, che si rivelano in una perdita di quello spirito sgangherato e un po’ cialtrone che aveva caratterizzato il precedente, a favore di una maggiore ricercatezza formale che guarda a un pubblico più adulto. E nonostante il videoclip iniziale in stile Lady Gaga dell’avvenente pop-star Zebra Queen, anche i giochi e le trovate metatestuali perdono un po’ di verve in sintonia con la maggiore seriosità dell’insieme. Insomma, un intrattenimento che non punta tanto alla comicità e alla risata, quanto al ritmo e al virtuosismo: in ogni caso, un ottimo Miike. (Caterina Gangemi)

Trailer

 


 

Reign of assassins

Regia Chao-Bin Su, John Woo Paese Cina, 2010
Genere Azione Fuori concorso

Protagonista del Leone d’Oro alla carriera di questa 67esima edizione, il maestro del cinema d’azione John Woo ritorna, questa volta nel ruolo di co-regista accanto all’esordiente Su Chao-Pin, con lo spettacolare Jianyu (Reign of assassins). Un debutto di tutto rispetto, che si misura con il genere wuxia (una sorta di mix tra cappa&spada e arti marziali) in un’appassionante storia d’amore e di vendetta che ruota intorno alle preziose reliquie di un monaco buddista caratterizzate da un magico potere: rendere invincibile nel kung-fu chiunque ne entri in possesso. Woo si limita al montaggio e alla supervisione nel “tocco mélo” del plot, ma l’allievo, già sceneggiatore, dimostra di averne pienamente assimilato la lezione, grazie al virtuosismo registico dei combattimenti e delle scene d’azione, supportate da uno script avvincente, ricco di colpi di scena e pepato da un inaspettato humour. E non manca di rendere omaggio al suo mentore, nel caratteristico uso di carrelli e fermo immagine, e nell’esplicito riferimento della trama a Face/Off. (Caterina Gangemi)

Trailer

 


 

The Tempest

Regia Julie Taymor Paese Usa, 2010
Genere Fantasy, Drammatico Fuori concorso

In occasione del 400esimo anniversario dalla sua stesura, Julie Taymor rende omaggio a La tempesta di Shakespeare nel suo consueto stile iperbolico e spettacolare rivelatore di un’inusitata abilità nel piegare il materiale letterario a una propria idea di cinema ormai radicata. Pur partendo da un plot sostanzialmente fedele rispetto al testo originario, Taymor si concede qualche licenza: da quella più radicale nella declinazione femminile dello stregone Prospero a vantaggio di un’immensa Helen Mirren, ad alcune caratterizzazioni, come lo schiavo Calibano che da creatura quasi mostruosa assume qui le statuarie sembianze di Djimon Hounsou. E ne rilegge elementi e personaggi all’interno di un’ottica quasi fantasy che ben si presta ad accogliere quel lato visionario e rutilante, tra il pop e il kitsch - già sfoderato nel precedente Across The Universe - valorizzato da un cast notevole che unisce alcuni dei nomi più noti del cinema internazionale come Chris Cooper, Alan Cumming e David Strathairn. (Caterina Gangemi)

 


 

Surviving Life

Regia Jan Svankmajer Paese Repubblica Ceca/Slovacchia, 2010 Genere Animazione Fuori Concorso

Il ritorno di uno dei più grandi cineasti d’animazione con un film che gioca utilizzando la normalità (umana e cinematografica) per dare un senso alla follia. Un uomo comincia a fare strani sogni su una donna sconosciuta, con la quale segue tutte le fasi della vita di coppia; per capirci qualcosa decide di farsi aiutare da una psicoanalista, ma tutto diventerà solo più confuso. Aperto da una geniale sequenza in cui lo stesso regista dichiara le tecniche e i motivi del film, Surviving Life è una folle commedia psicoanalitica (“perché tra i protagonisti c’è una psicoanalista”) realizzata con tecnica mista tra live action – per i primi piani e i dettagli – e animazione di fotografie (“che costano meno degli attori e non mangiano”), che racconta una vita in cui la realtà diventa follia onirica e il sogno si tinge di realismo sentimentale. Acuto, intelligente, visionario e divertentissimo, come dimostrano le straordinarie gag tra Freud e Jung, appesi al muro della dottoressa, che applaudono o si picchiano a seconda della direzione della terapia. (Emanuele Rauco)

 


 

Passione

Regia John Turturro Paese Italia/Usa, 2010
Genere Documentario Fuori concorso

A un anno di distanza dall’esperienza in Sicilia (Prove per una tragedia siciliana, film del 2009 passato anch’esso a Venezia) torna John Turturro, con un’opera che, attraverso una narrazione saggistica e molte performance canore, racconta la storia della musica tradizionale partenopea, sondando in questo modo la cultura e la vitalità di una città. Lo fa scendendo in campo in prima persona, parlando un po’ in italiano e un po’ in inglese, guardando e amando Napoli, intervistando gli artisti e la gente, scoprendo la storia che c’è dietro a una delle più feconde tradizioni musicali nel mondo. E soprattutto mette in scena – ora più rozzamente, ora in modo più articolato – le canzoni che hanno reso grande il capoluogo campano: spiccano in una serrata di mini cortometraggi (più che cineclip) la straordinaria vocalità di Peppe Barra in Tammurriata nera, la sensualità di Peppe Servillo in Era de maggio e il siparietto comico con Fiorello e lo stesso Turturro per Caravan Petrol. Applausi ininterrotti per tutta la proiezione. (Emanuele Rauco)

 


 

All inclusive 3D

Regia Nadia Ranocchi, David Zamagni Paese Italia/Austria, 2010 Genere Drammatico Fuori concorso

Tra la spettacolarità orientale degli horror di Shimizu e dei fratelli Pang, anche l’Italia riesce a conquistarsi un posto tra i titoli in 3D di questa edizione della Mostra. E lo fa con All Inclusive, di David Zamagni e Nadia Ranocchi, fondatori (assieme a Monaldo Moretti) e autori del Gruppo Zapruder, collettivo finalizzato alla ricerca e alla sperimentazione nel campo della tecnologia e all’esplorazione di nuove frontiere cinematografiche. Un obiettivo che, per quanto lo riguarda, All inclusive non consente di raggiungere, disperdendo, al contrario, le migliori intenzioni in uso del linguaggio velleitario, che reprime la riflessione sull’alienazione e la perdita d’identità in un tono grottesco smorzato e ripiegato verso una patinata seriosità. E non aiuta neppure l’impiego della terza dimensione grossolanamente sfruttata tanto sul piano della regia che si limita a un uso in profondità, che su quello della fotografia. Girato in 16 giorni con budget ridottissimo, si fa apprezzare appena per l’uso della location, il fatiscente Hotel Joule, e la creazione di un’atmosfera rarefatta e surreale nella quale gli interpreti si muovono con disinvoltura: poco, però, per garantirne la riuscita. (Caterina Gangemi)

 


 

The Shock labyrinth: Extreme 3D

Regia Takashi Shimizu Paese Giappone, 2010
Genere Horror Fuori concorso

Una location ispirata alla “casa stregata” più grande del mondo, un regista acclamato a livello internazionale come Takashi Shimizu, un impiego ad alto budget del 3D. Gli elementi ci sono tutti per fare di The Shock labyrinth: Extreme una pietra miliare dell’horror nipponico e non solo. Ma l’autore di The Grudge gioca male le sue carte, sprecandole nel perseguimento a tutti i costi di un’autorialità forzata e capace di inficiare gli effetti e l’impatto degli strumenti a sua disposizione. Troppo preso dalla ricercatezza formale, da un intreccio che gioca sul rapporto realtà-finzione e sul flashback come strumento di una disarticolazione temporale non priva di interesse, Shimizu sembra infatti dimenticare il lavoro con i codici del genere. Così, le misteriose peripezie dei cinque ragazzi dentro il labirinto, non fanno paura, non inquietano, non suscitano tensione e non appassionano. E alla fine del tortuoso percorso, non c’è altro che un raffinato ma sterile esercizio di stile. (Caterina Gangemi)

Trailer

 


 

The child’s eye 3D

Regia Oxide Pang, Danny Pang Paese Cina/Hong Kong 2010 Genere Horror Fuori concorso

Una vacanza che si trasforma in incubo. È ciò cha accade a 3 coppie di ragazzi di Hong Kong, che, bloccati in Thailandia a causa di una sommossa popolare, sono costretti a trovare rifugio in uno squallido hotel gestito da un uomo misterioso e reticente. E mentre l’atmosfera si fa sempre più sinistra, tra eventi inspiegabili e presenze misteriose, eventi funesti stanno per accadere. Non deluderà certo le aspettative dei fan, questo Tungngaan (The child’s eye 3D), ultima fatica dei fratelli Pang, che questa volta aggiungono al loro inquietante mondo una terza dimensione che ne conferma la già dimostrata abilità nell’uso della tecnologia. Così, se da un lato la dimestichezza col genere arriva a sfiorare il didatticismo - e l’involontaria comicità - tra meccanismi di paura elementari e la solita, trita riproposizione dell’immaginario orrorifico orientale (non certo sostenuti da uno script grossolano e approssimativo), dall’altro è proprio nell’impiego funzionale del 3D che il film trova il suo maggior pregio. In profondità, al servizio di una regia che sfrutta appieno le potenzialità della location, esplorandone gli anfratti più oscuri. E, ludicamente, verso lo spettatore, con viscide mani ghermitrici e pallottole. Primo film live-action 3D di Hong Kong: consigliato come primo approccio al lavoro dei registi. (Caterina Gangemi)

Trailer

 


 

Special a cura di
Caterina Gangemi, Emanuele Rauco

 

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