Home

DB function failed with error number 1194
Table 'jos_easycomments' is marked as crashed and should be repaired SQL=SELECT count(*) FROM `jos_easycomments` WHERE `contentid` = '1217' AND `published` = '1'Table \'jos_easycomments\' is marked as crashed and should be repaired SQL=SELECT count(*) FROM `jos_easycomments`\n WHERE `contentid` = \'1217\'\n AND `published` = \'1\'
Top of the pop corn: Bronson
Scritto da Redazione   
Monday 11 July 2011

Top of the pop corn: i film più attesi e discussi (della stagione 2010/2011) dalla redazione di BC. In questa seconda parte Bronson di Nicolas Winding Refn: ecco cosa ne pensano i nostri redattori.

 

Bronson

In sala dal 10/06/11 Genere Grottesco
Regia Nicholas Winding Refn Con Tom Hardy, Kelly Adams, Luing Andrews, Katy Barker, Gordon Brown
Paese Gran Bretagna, 2008 Durata 90'
Distribuzione One Movie

Sinossi: Gran Bretagna. Michael Gordon Peterson nasce e cresce nei quartieri operai delle città britanniche dove negli anni cinquanta tutto sembra seguire un ordinato e regolare piano di sviluppo. Ma il suo destino è ben lontano dalla quieta routine della gente che lo circonda: dopo prime malefatte adolescenziali, come l’aggressione all’insegnante e ai compagni del liceo, Michael si prepara a colpi più grossi e, costruitosi un fucile a canne mozze, si presenta all’ufficio postale dove ruba 26.18£. Per il furto Michael è condannato a sette anni di carcere durante i quali manifesta la sua indole irrequieta con ripetute aggressioni e provocazioni alle guardie carcerarie che non gli lesinano repliche a tono. La natura del personaggio non è affatto repressa dall’esperienza di reclusione ed anzi esploderà in un crescendo di violenza che lo pseudonimo Charles Bronson, affibbiatogli dall’impresario dei suoi primi incontri di boxe, stigmatizza perfettamente: dal 1987 Michael sarà conosciuto con il nome dell’attore americano diventato archetipo del duro e famoso protagonista di film western e bellici degli anni sessanta e settanta. La storia biografica di Peterson prosegue con salti cronologici fino ai giorni nostri: Michael alias Bronson è tutt’oggi -2011- in carcere, dove sconta la condanna all’ergastolo e dunque il resto della sua vita.

 

 

 

 

Le opinioni

 

Lasciando da parte l’inopportuno accostamento ad Arancia Meccanica - che con il film del regista danese non condivide né la messa in scena barocca né tantomeno i presupposti critici – Bronson, settima opera di un percorso filmico di rara coerenza e fascinazione, elabora una figura storicamente esistita con l’incoerenza strumentale dei migliori artisti: Michael Gordon Peterson è puro pretesto, meccanismo necessario per la deriva verso un discorso molto più ampio. Il risultato, straordinario, sta proprio nel costruire un bio-pic illusorio fondato su una successione bulimica di eventi, grotteschi e contraddittori, folli ed originali, formidabili come l’esistenza che Peterson/Bronson avrebbe sicuramente desiderato vivere. La scapestrata irresponsabilità di un criminale trasfigura così, attraverso la personale poetica di Refn, in un turbine di narcisismo cialtronesco, la cui ferocia di fondo sarà fiaccata da apparenti rivalse tradizionali (lo sport, la boxe) ed artistiche (la passione per la pittura). Tutto sempre e comunque sotto la lente deformante di una narrazione caratterizzata da cromatismi saturi, scenografie elaboratissime e persino imprevedibili performance di body art. A conti fatti, se la storia sia falsa, vera o verosimile poco importa, resta la certezza di un’esperienza sensoriale di inestimabile bellezza. (Jacopo Coccia)

 

Non amo i biopic solitamente ma in questo caso faccio un’eccezione: il ritratto che fa Nicolas Winding Refn della vita di Michael Gordon Peterson, il carcerato più famoso e violento d’Inghilterra, va oltre e presenta un taglio che rinnova il genere biografico. Non è infatti la semplice vita che viene presentata ma la rappresentazione teatrale e farsesca del personaggio di Bronson che il carcerato ha sempre voluto interpretare: un uomo violento spinto dal desiderio di emergere e farsi valere. Retto dall’interpretazione magistralmente fisica e possente di Tom Hardy e da uno stile fresco, attento alle musiche, colorato e allucinato e con chiari riferimenti all’ultraviolenza beethoveniana di Kubrick, la pellicola si presenta come un quadro in cui ogni pennellata, anche la più assurda e surreale, serve a dipingere l’immagine anelata per anni da Peterson negli scontri con la società e nella violenza spesso gratuita che l’ha costretto a passare la vita recluso. La spettacolarizzazione che ne esce fuori non rischia secondo me di diventare apologia o mitizzazione pura e semplice: è in fondo la resa appunto spettacolare di una vita che in ogni modo, nel bene e nel male (soprattutto in questo) ha cercato di esserlo. (Alessandro Cruciani)

 

 

 

 

Il film di Winding Refn mette in scena con agghiacciante ironia il sistema di detenzione del Regno Unito facendone lo sfondo di un viaggio nella consapevolezza del sé e nella voglia di gloria di un inetto: regge il discorso sul filo del grottesco, tra violenza feroce e stilizzata, tra risata a denti stretti e dolore, e se si rischia una sorta di goliardia filmica, la durezza del discorso e la paradossale poesia del finale riportano la tenuta del film a vette alte. Il regista sa dosare l'analisi sociale, il dramma umano, il grottesco e il testosterone con una serietà che la maggior parte dei prodotti contemporanei si sogna e lo stile è incredibile, teso e anti-naturalistico, sgranato eppure nettissimo, sperimentale e coinvolgente capace di usare le musiche e il montaggio (di Matthew Newman) con straordinaria forza e complessità. Un gioiello del cinema degli ultimi anni e di un regista che promette di diventare l'autore di culto degli anni '10. (Emanuele Rauco)

 

La forza maggiore di Bronson sta nel coinvolgente sguardo del suo autore: Refn non si è accontentato di riproporre una ‘storia di vita’ (nonostante da sola faccia già il suo porco effetto) ma è andato a posizionare la sua lente d’ingrandimento su uno dei lati più “cinematografici” di questa inverosimile vicenda: il personaggio, e non la persona. Così, ecco animarsi la proiezione mentale che Peterson ha di se stesso, e mentre prende vita, si fortifica sempre di più, raccogliendo al suo interno desideri, speranze, bisogni, ma anche frustrazione e un certo senso di inadeguatezza. Si può capire tanto, forse tutto, di un uomo, dalla visione intima e profonda che questo ha di sè. Refn restituisce allo spettatore un immagine di Peterson a dir poco straordinaria, cogliendo l’aspetto più nascosto di quest’uomo: la sua “maschera” (d’altronde il titolo stesso del film sembra una dichiarazione d’intenti: Bronson e non Peterson). Scavando a fondo, oltre la superficie delle cose - e quindi oltre la violenza e la follia – si scopre la “maschera” che il detenuto indossa ogni giorno: grazie proprio a questa facciata, il Peterson “uomo” e il Peterson “criminale” escono allo scoperto senza remore, facendosi notare semplicemente per quello che sono. (Alessandra Sciamanna)

 

 

 

 

Davanti all'opportunità di raccontare la vita di Michael Gordon Peterson, il più grande criminale d'Inghilterra, Refn intraprende una via alternativa per creare un prodotto che sia tutto fuorchè un comune biopic, una pellicola che vada oltre ogni aspettativa, proprio come la vita di una persona tanto particolare presuppone. Assunto lo pseudonimo di Charlie Bronson, infatti, il protagonista indossa una maschera e si trasforma in un personaggio, un burattino di legno i cui fili sono manovrati dallo stesso Michael Gordon Peterson, in persona. Ed è proprio qui, al confine tra persona e personaggio, tra maschera e identità, che si stanzia Refn posizionando la macchina da presa davanti al Bronson attore, performer e showman che sale sul palco, sotto i riflettori, per essere il padrone della sua vita e lo sceneggiatore della sua storia. Perchè, nonostante le botte, l'isolamento totale, e i calmanti somministrati, l'attore crea lo spettacolo e sa che, in ogni caso, the show must go on, fino alla fine. (Martina Calcabrini)

 

 

 

 
< Prec.   Pros. >

Recensioni

Rubriche

DB function failed with error number 1194
Table 'jos_easycomments' is marked as crashed and should be repaired SQL=SELECT count(*) FROM `jos_easycomments` WHERE `contentid` = '46' AND `published` = '1'Table \'jos_easycomments\' is marked as crashed and should be repaired SQL=SELECT count(*) FROM `jos_easycomments`\n WHERE `contentid` = \'46\'\n AND `published` = \'1\'

 

cineforum

 

 

Non cinema

 

 

Non cinema

 

TRADUTTORE

 

 

 

PARTNER

 

 

 

 

 

 

CI TROVI ANCHE SU

 

 


 

DB function failed with error number 1194
Table 'jos_easycomments' is marked as crashed and should be repaired SQL=SELECT count(*) FROM `jos_easycomments` WHERE `contentid` = '48' AND `published` = '1'Table \'jos_easycomments\' is marked as crashed and should be repaired SQL=SELECT count(*) FROM `jos_easycomments`\n WHERE `contentid` = \'48\'\n AND `published` = \'1\'

Cinema Bizzarro

DB function failed with error number 1194
Table 'jos_easycomments' is marked as crashed and should be repaired SQL=SELECT count(*) FROM `jos_easycomments` WHERE `contentid` = '43' AND `published` = '1'Table \'jos_easycomments\' is marked as crashed and should be repaired SQL=SELECT count(*) FROM `jos_easycomments`\n WHERE `contentid` = \'43\'\n AND `published` = \'1\'

Ultimi commenti

DB function failed with error number 1194
Table 'jos_easycomments' is marked as crashed and should be repaired SQL=SELECT eco.`id`, eco.`contentid`, eco.`comment`, ct.`title` as ct_title FROM `jos_easycomments`as eco INNER JOIN `jos_content` AS ct ON ct.`id` = eco.`contentid` WHERE eco.`published` = '1' ORDER BY eco.`date` DESC LIMIT 6

Chi e' online

Abbiamo 3 visitatori online