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Roma 2011 - Tutto il cinema bizzarro
Scritto da D. Silipo, A.Sciamanna, E. Rauco   
Monday 07 November 2011

Tutto il cinema bizzarro del Festival Internazione del Film di Roma 2011: Turn Me On Goddammit, The British Guide to Showing Off, Locos, Tyrannosaur e tanti altri...

 

[Cover: Turn Me On Goddammit di Jannicke Systad Jacobsen]

 

INTRODUZIONE

 

Piccolo special ricognitivo per un Festival che non decolla mai, schiacciato da problemi organizzativi di non poco conto e da una selezione ufficiale che ambisce al “carino” (con qualche rara eccezione) e fatica a trovare una sua netta identità. Fortuna che ci sono le sezioni collaterali che da sempre ci mettono una pezza: L'altro Cinema | Extra e Occhio sul Mondo | Focus (quest'ultima interamente dedicata alla Gran Bretagna "ribelle e patriota", due facce opposte della stessa medaglia, emerse in maniera netta grazie alla retrospettiva Punk and Patriots). Il guaio però, è che sono costantemente castrate da un calendario folle, con poche repliche o nessuna (come per i film di Focus, in particolare), spesso e volentieri in orari e sale deliranti. Nonostante l'aumento dei biglietti venduti rispetto all'anno passato, il calo qualitativo-bizzarromane è lampante, tanto che abbiamo deciso di dedicare un solo special (anziché due come l'anno scorso) alla kermesse capitolina. Sempre più “faticosa” da seguire per gli addetti ai lavori e, purtroppo, prevedibile.

 

 


 

IL MEGLIO DI EXTRA

 

Turn Me On, Goddammit

Regia Jannicke Systad Jacobsen Paese Norvegia, 2011 Genere Commedia

Materia a dir poco scottante, quella degli adolescenti preda di turbamenti sentimental-sessuali. Specie al cinema, basta un attimo per scadere nel ridicolo, nel volgare, o peggio ancora, presentare al pubblico un insulso vuoto a rendere. In Italia è praticamente territorio da evitare, purtroppo, e anche da svariato tempo. Mentre facendo capolino fuori dalla porta di casa, le cose cambiano, e non poco. Dalla Norvegia con furore: al suo debutto, la talentuosa regista Jannicke Systad Jacobsen (già vincitrice del premio del pubblico al Tribeca), realizza un’opera fresca nello stile ed esilarante nei toni, capace di raccontare il tema della sessualità con intelligente ironia, senza mai banalizzare, né buttarla forzatamente nel volgare. Un'età difficile, racchiusa in un quadro quasi surreale, impreziosito da giovani ed eccellenti interpreti. La straordinaria protagonista Alma - spalleggiata da un’azzeccata “cricca” di compagni - fa centro e resta nel cuore. E nella testa. (AS)

 


 

Locos

Regia Harold Trompetero Paese Colombia 2011 Genere Grottesco

Eduardo fa l'imbianchino in un ospedale psichiatrico e finisce per innamorarsi di una paziente psicotica, Carolina. Vinte le prime resistenze per quella che di fatto sembra una love story impossibile, i due, di nascosto, iniziano ad amarsi e copulare focosamente. Lui, sempre più rapito dalla sua bella, decide di farla scappare e la porta in casa con sé. Ma quello che doveva essere un sicuro nido d'amore, si trasforma in un crescendo di caos. Isso, essa e un malamente d'eccezione, l'amore stesso, che degenera incontrollato. Dalle prime dolcissime note comedy, si sprofonda sempre più nella follia dura e pura, quasi a ribadire che amore e malattia mentale sono quasi la stessa cosa. Per il lancio del film sono stati scomodati nientemeno che i nomi di Ferreri e Buñuel, per una volta non così tanto a sproposito (soprattutto il primo), ma è nei toni, “leggeri” e “trasognati” anche quando il clima intorno è nero pece, che il regista colombiano Harold Trompetero trova una dimensione completamente sua. E conquista, coinvolge, colpisce. (DS)

 


 

The Dark Side of the Sun

Regia Carlo Hintermann Paese Italia 2011 Genere Documentario

Per alcuni bambini il sole è un nemico mortale. Una rara malattia, la Xeroderma Pigmentosum, nota come XP, li costringe a vivere lontano dalla luce, per evitare ustioni e tumori. A Camp Sundown, un campo estivo poco fuori New York, la notte diventa il "luogo" privilegiato dove i bambini possono giocare liberamente e imparare a convivere con la loro condizione. Uno dei documentari migliori della sezione Extra, che tratta un tema spinoso nel modo che non ti aspetti. Non è, infatti, solo la malattia il perno centrale dell'opera, ma la descrizione di un mondo “altro” che affascina e turba al tempo stesso. Un documentario che ha il respiro di un film “vero” e che, finalmente, pare studiato apposta per lo schermo grande dei cinema e non per quello striminzito della televisione. Grande merito va agli stupefacenti inserti disegnati da Lorenzo Ceccotti, e all'idea di visualizzare le fantasie dei bambini in surreali episodi animati. Un'ibridazione di tecniche e finalità che colpisce nel segno e mostra (tra le altre cose) che nel campo dell'animazione, il nostro paese, ha ancora moltissimo da dire e da esprimere. (DS)

 


 

Project Nim

Regia James Marsh Paese Regno Unito, 2011 Genere Documentario

Dopo Man on Wire, il premio Oscar James Marsh torna ad incantare pubblico e critica con un documentario commovente e struggente, tecnicamente impeccabile e cinematograficamente completo, che incolla allo schermo e non molla mai la presa. Project Nim ricostruisce minuziosamente lo studio condotto negli anni ’70 da alcuni ricercatori della Columbia University: sottratto alla propria madre e affidato completamente agli esseri umani, uno scimpanzé (Nim per l’appunto), è in grado di acquisire il linguaggio umano? E comunicare con le persone? Esperimento eticamente e scientificamente discutibile, risoltosi in un drammatico fallimento. Che ha portato ad un unico, ovvio e inevitabile insegnamento: quando esce allo scoperto la vera bestia, quella umana, può fare davvero spavento. Ecco cosa succede quando ci si dimentica che, un essere vivente, qualsiasi tipo di essere vivente al mondo, non può e non deve essere considerato un progetto, o peggio ancora un esperimento. Non occorre arrivare alla violenza per violentare un’anima fragile e indifesa come quella di Nim: può bastare, più semplicemente, superficialità e onnipotenza. Quando il documentario supera per impatto visivo ed emotivo, anche il miglior cinema di finzione. (AS)

 


 

Ostende

Regia Laura Citarella Paese Argentina, 2011 Genere Drammatico

Vinto un soggiorno in Hotel, in una deliziosa e placida località affacciata sull’atlantico, una ragazza attende l’arrivo del suo compagno tra una passeggiata, un bel panino, e quattro chiacchiere con un barista dalla vena creativa. Seppur apparentemente immobile, a circondarla vi è un mondo in costante movimento, che procede in silenzio, a piccoli e loschi passi. Così, la mente inizia a viaggiare, e la noia si combatte a suon di teorie e indagini. Presentato come un remake non dichiarato de La finestra sul cortile di Alfred Hitchcok, l’esordio della regista argentina Laura Citarella non lascia di certo indifferenti. Il suo Ostende è uno di quei film che divide nettamente umori e considerazioni: o coinvolge e conquista, creando empatia, o infastidisce e respinge, come un frigorifero freddo e vuoto. Facile rimanere un po’ a metà, in una posizione non proprio comoda: sospesi e al contempo preda di una certa curiosità, proprio come la protagonista del film. La regista (anche musicista e cantante) firma un’opera prima interessante sotto diversi punti di vista – stile, linea narrativa “attendista”, scelta dei protagonisti – un film davvero insolito, che alla semplicità della messa in scena contrappone un sottotesto frastagliato e pieno zeppo di sfumature. Non per tutti, ma assolutamente non convenzionale. (AS)

 


 

IL MEGLIO DI FOCUS

 

The British Guide To Showing Off

Regia Jes Benstock Paese Gran Bretagna, 2011 Genere Documentario

L'Alternative Miss World è un “concorso di bellezza” alternativo al più noto Miss Mondo. Quali sono le differenze sostanziali? Che il primo è più simile a un carnevale, a uno spettacolo circense “sbrilluccicoso”, dove vince chi indossa l'abito più assurdo o spettacolare, trasformandosi (che sia uomo o donna poco importa) in una Miss “immaginaria”. Un vero e proprio baraccone di eccentricità, portato su grande schermo da Jes Benstock in un documentario che rispetta in pieno lo stile della manifestazione, apparendo come un lussuoso e pacchiano libro pop-up. Animazioni che ricordano il primo Gilliam, immagini di repertorio da tv analogica, elaborazioni video di grana non proprio sottile e gli stravaganti personaggi protagonisti, tutto concorre a trasformare il film del regista inglese in un gigantesco collage abbagliante e lisergico, che stordisce molto e colpisce poco. Ma si lascia ben volere per la sua unicità. (DS)

 


 

Tyrannosaur

Regia Paddy Considine Paese Gran Bretagna, 2011 Genere Drammatico

Dramma duro e crudo in perfetto stile inglese – siamo dalle parti di Ken Loach e Mike Leigh per intenderci – scritto dal regista, che racconta una storia esemplare senza cadere nelle trappole del sensazionalismo e dell’iperrealismo. Considine gioca sul sicuro con le ambientazioni e i temi, si concede qualche luogo comune, ma è in grado di colpire senza sciorinare cataloghi di dolore e abiezioni come fanno spesso film osannati in stile Precious. E riesce nell’intento grazie a una sceneggiatura di ferro che mescola il realismo con i simboli della religione e l’ironia di personaggi perfetti, che devono la propria violenza alla paura dei difetti e dei sentimenti, di sé stessi. Il regista così ha gioco facile nel controllare con polso la temperatura emotiva e lo stile tagliente, ma non freddo, del film. Se poi a dargli una mano ci sono due grandi attori come Peter Mullan (sempre più dedito a cercare l’abisso nei propri ruoli) e Olivia Colman, il gioco è fatto e vincente. (ER)

 


 

UNO SGUARDO ALLA
SELEZIONE UFFICIALE

 

Babycall

Regia Pål Sletaune Paese Norvegia, 2011 Genere Horror

Horror di Pal Sleutane con la Noomi Rapace della trilogia MIllenium che sfrutta il filone del cinema di fantasmi europeo e nipponico, senza troppa convinzione. La storia è quella di una madre e un figlio che scappano dopo le violenze del padre e si rifugiano in periferia, venendo però turbati da presenze e inquietanti segnali. Il film parte come un thriller che potremmo ribattezzare “il walkie-talkie sul cortile”, prosegue come una tipica ghost-story con sorpresa finale incorporata – che infatti si verifica – e finisce come uno psicodramma familiare. Solo che nel cercare ostinatamente di confondere lo spettatore, si confonde da solo, senza fornire a chi osserva né un impianto né un incedere coerenti (non si pretende originali). Ci sono tracce d’atmosfera, ma a fine film sono troppi i conti che non tornano e per un’opera che vorrebbe giocare col pubblico, è un peccato finire col prenderlo in giro. (ER)

 


 

Hysteria

Regia Tanya Wexler Paese Gran Bretagna, 2011 Genere Commedia

Commedia dalle varie facce - sociale, romantica, psicologica - cinema medio e ben fatto che strizza l’occhio ai tabù, raccontando l’invenzione del vibratore elettrico per curare l’isteria, malattia che fino al 1952 ha dato il nome all’insoddisfazione sessuale femminile e a qualunque atteggiamento fastidioso per l’uomo. Wexler – al primo film dal respiro ampio e commercialmente di massa – ci tiene alla cura e alla quadratura del cerchio, mette insieme tutti gli elementi indispensabili per un film amabile (risate e strizzatine d’occhio, impegno, progressismo, vivacità e melodramma) con tanto di peana conclusivo in tribunale. Ne esce fuori un film leggero e innocuo, onesto nelle intenzioni, ma anche un po’ superficiale: gli argomenti forti, più che un’occasione di sorriso, diventano una questione di “barzelletta”. Accademia condita di trasgressione, fatta abilmente per piacere, ma impeccabile nella messinscena e nella direzione di attori come Rupert Everett, Maggie Gyllenhall e Jonathan Pryce. (ER)

 


 

Speciale a cura di Daniele 'Danno' Silipo, Alessandra Sciamanna, Emanuele Rauco

 

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