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Roma 2010 (parte prima) - Speciale Focus Giappone
Scritto da D. Silipo, A. Sciamanna, C. Gangemi   
Monday 08 November 2010

Festival Internazione del Film di Roma 2010. In questa prima parte esploreremo la sezione Occhio sul mondo | Focus, quest'anno interamente dedicata al Giappone: Toilet, The Incite Mill, Sakuran e tanti altri.

 

[Cover: Toilet di Naoko Ogigami]

 

INTRODUZIONE

Cinema, arte e cultura giapponese, sono stati quest’anno al centro di Occhio Sul Mondo | Focus, la più trasversale e poliedrica sezione del Festival Internazionale del Film di Roma. Una selezione di opere cinematografiche che, specialmente nei sette film della vetrina, è riuscita a fornire un quadro piuttosto ampio di una tra le cinematografie più sterminate e vitali del mondo. Dal pop-melò di Sakuran al minimalismo (quasi europeo) di Autumn Adagio, dal porno-emotivo di Yoyochu in the Land of the Rising Sex alla commedia venata di surrealismo Toilet, dal nuovissimo thriller/horror del maestro Nakata The Incite Mill alla “storia vera” di Box – The Hakamada Case, concludendo, ovviamente, con l’ultimo lungometraggio d’animazione dello Studio Ghibli, Arrietty. Una vetrina che ha fatto della varietà il suo punto di forza, cercando di abbracciare in soli sette film la molteplicità e le mille sfumature del cinema giapponese, capace di fare tutto e il contrario di tutto. A rendere la selezione amalgamata e compatta, un tessuto di ‘fili rossi’: la forte presenza di uno sguardo femminile (su sette opere tre sono dirette da registe donne), il tema della diversità (non solo di culture) che ritorna in quasi tutte le visioni, e quello della sessualità, che in Sakuran, Yoyochu e Autumn Adagio viene esplorata percorrendo strade sempre diverse e impreviste. Oltre alla vetrina, il Focus Giappone ha reso omaggio a due grandi maestri come Akira Kurosawa, del quale è stato proietto Rashomon in versione restaurata, e Satoshi Kon (giovane regista d’animazione recentemente scomparso) che è stato salutato con la proiezione del film Perfect Blue. E a proposito di animazione, non poteva mancare una retrospettiva dedicata allo Studio Ghibli, comprendente undici film (vedi box in chiusura) tra cui il documentario Miyazaki Hayao e il Museo D’arte Ghibli, mandato in loop per tutta la durata del festival.

Ma non di solo cinema si compone Occhio sul Mondo - Focus, che ha aperto i suoi spazi anche alla coloratissima mostra fotografica “Mika Ninagawa for International Rome Film Festival” e all’installazione sul Red Carpet realizzata dall’artista nipponico Shogo Kariyazaki (canne di bamboo di differenti dimensioni, intrecciate tra di loro e arricchite da 800 orchidee bianche, rosse e rosa). Senza dimenticare l’evento inaugurale al Museo Maxxi che ha visto coinvolti - tra gli altri - la stilista Junko Koshino e il disk jokey di musica elettronica Dj Krush. Tutte cose di cui abbiamo già parlato con la curatrice del Focus Gaia Morrione.

 


 

I FILM

 

Toilet

Regia Naoko Ogigami Paese Giappone/Canada, 2010 Genere Commedia

Ray Courtney, ingegnere trentenne un po’ nerd che vive in una piccola città del Nord America, ha da poco perso la madre di origini giapponesi. Così, torna a vivere nella sua vecchia casa, dove si trova ad affrontare la difficile convivenza con il fratello maggiore Maury (un tempo brillante pianista, adesso vittima di attacchi di panico tanto da non poter uscire di casa), la sorella minore Lisa (aspirante “artista” dalle mille passioni) e soprattutto la nonna Baachan, giapponese dallo sguardo sospettoso che non parla una parola d’inglese e fa cose strane. Toilet è la sorpresa migliore del Focus di quest’anno, un delizioso incontro/scontro di civiltà e diversità, portato avanti con ironia e un formidabile senso dell’equilibrio. A tratti grottesco, a tratti triste, a tratti esilarante, sicuramente buffo e profondo, il film della regista Naoko Ogigami, per un ora e mezza non molla mai la presa, riuscendo a far riflette sul concetto di famiglia e sul senso delle differenze con una discrezione tale che disarma. E durante la visione rischia anche di scappare la lacrimuccia, ma senza doversi sorbire musiche enfatiche, dialoghi appiccicaticci e melensaggini indigeribili. La Ogigami ha il senso del romanticismo (che non equivale a stucchevolezza), della spontaneità e, ovviamente, dell’umorismo; proprio come i suoi tre attori protagonisti, talmente bravi da generare sincera affezione. E quando finisce il film, ne vorresti ancora. Consigliato a tutti. (Daniele 'Danno' Silipo)

Trailer

 

Dichiarazioni di Naoko Ogigami: “Vorrei che il pubblico si divertisse guardando il mio film, ma soprattutto cogliesse l’ironia e l’umorismo con i quali ho trattato il tema della diversità. Il titolo “Toilet” è molto simbolico: la toilette è il centro di una casa ma anche il centro di una famiglia, oltre ad essere l‘unico luogo in cui una persona può restare effettivamente sola con se stessa. Tutto il film è molto autobiografico: anch’io sono la più piccola di tre sorelle e ho un carattere molto simile alla protagonista femminile, amo restare da sola nella mia solitudine proprio come fa Ray e uso l’arte per esprimermi come il fratello maggiore Maury. Inoltre, tutte le pietanze che si vedono nel film e che ricorrono in molte scene, sono le stesse che preparavo con mia mamma”.

 


 

Yoyochu in the Land of the Rising Sex
[Yoyochu - Sex to Yoyogi Tadashi no Sekai]

Regia Masato Ishioka Paese Giappone, 2010 Genere Documentario

Tadashi Yoyogi (soprannominato Yoyochu) è considerato il più originale e interessante pornografo del Giappone. Le sue esperienze di vita e i suoi racconti, sembrano appena usciti da un film di Scorsese: si dedica ai fiori in gioventù, successivamente entra a far parte di diversi gruppi criminali e infine diventa regista di famosissimi film per adulti. Ma il suo non è un cinema hard propriamente detto, quanto più una continua e spasmodica ricerca sul significato del “fare l’amore”: un’analisi sentita e ragionata delle varie e diverse sensazioni scaturite nell’essere umano durante l’atto sessuale. Ed è proprio di questo che ci vuole parlare il regista Masato Ishioka, col suo documentario Yoyochu in the land of the rising sex, che ha il grandissimo merito di portare all’attenzione mondiale un personaggio così tanto particolare e inverosimile. E se da una parte l’aspetto tecnico del documentario non riesce ad innescare i giusti meccanismi (sembra quasi di osservare una copia lavoro, non del tutto completa, e non ancora ripassata nel montaggio) dall’altra si resta sinceramente scottati, provati e divertiti: la materia che il regista ha tra la mani è qualcosa di forte e profondo, e da sola basta a veicolare i più intimi e nascosti messaggi. Un’opera che segna il punto in una delle sfere più abusate e apparentemente prive di tabù, in grado di dimostrare con piacevole delicatezza che ci si può commuovere e provare profonde emozioni anche di fronte a un film porno. (Alessandra Sciamanna)

 

Dichiarazioni di Tadashi Yoyogi in arte Yoyochu: “La pornografia che circola su internet è sicuramente hardcore, ma manca di vera emozione. Per quanto mi riguarda, fin dall’inizio, ho cercato di trovare nei miei film la giusta via per provocare un bagliore interiore e non solo formale. Gli inizi sono stati molto difficili, perché non venivo riconosciuto non solo dalla mia gente, ma neanche dalla nazione stessa che mi ha accusato di atti osceni. Questo mi faceva sentire misero e solo, però di contro ho iniziato a farmi forza, proseguendo su questa strada per quarant’anni. C’è un proverbio giapponese che dice: la continuità procura forza. Ed effettivamente è così, e il fatto che oggi mi trovi qui al Festival del Cinema di Roma è la dimostrazione che il mondo ha iniziato a riconoscere il mio lavoro”.

 


 

Autumn Adagio
[Fuwaku no Adagio]

Regia Tsuki Inoue Paese Giappone, 2009 Genere Drammatico

Mariko, una suora cattolica seria e silenziosa, si divide tra chiesa e passione per la musica. A quarant'anni, dopo una vita passata a sopprimere (e soffocare) fisicità e femminilità, inizia ad avvertire un senso di vuoto e monotonia. A complicare la situazione arrivano sul suo cammino tre diversi uomini, uno dei quali riuscirà a farle rompere i vincoli imposti dalla castità. Autumn Adagio, delicata ed essenziale opera prima, richiede a chi osserva un certo sforzo: solo chi riuscirà ad entrare in empatia con la ‘piccola’ suora Mariko, fino a percepire sottopelle i suoi piccoli gesti e quel suo coraggio che cresce scena dopo scena, troverà terreno fertile per emozionarsi; altrimenti ci si scoprirà continuamente respinti come davanti a un muro di gomma. Ovvio che se si è dei “bruti senza cuore”, o amanti del bizzarro nudo e crudo, il film della Inoue potrebbe risultare il più 'debole' della sezione Focus. Eppure, abituati a un cinema giapponese urlato ed eccessivo in tutto e per tutto, una piccola opera come Autumn Adagio non mancherà di stupire per la sobrietà e il senso della misura. I giapponesi sono capaci anche di questo. (Daniele 'Danno' Silipo)

Trailer

 


 

Sakuran

Regia Mika Ninagawa Paese Giappone, 2007 Genere Drammatico

Tratto dall’omonimo manga di Moyoko Anno, Sakuran della fotografa e regista Mika Ninagawa, narra le vicende di Kiyoha, una giovanissima fanciulla approdata al noto quartiere del piacere Yoshiwara, per apprendere l'arte della seduzione e divenire una prostituta/cortigiana di alto rango. La bellezza di Kiyoha (interpretata dalla cantante e attrice Anna Tsuchiya) è fuori dal comune, e molto presto diventa una vera e propria leggenda, venerata dai clienti come una dea. Ma popolarità e bellezza, si sa, portano con sé invidie e grossi fardelli da sopportare: l’amore, ostacolato dalle regole ferree del quartiere, sarà il più grande di tutti. Assieme a Toilet, Sakuran è senza dubbio la perla più luminosa della sezione Focus: abbagliante e fascinoso, echeggia Giappone in ogni singola inquadratura, ed emana odore di vernice fresca da ogni poro. I colori cangianti e inebrianti, ora caldi ora elettrici, e la cura maniacale per ogni singolo elemento scenico, regalano alla sfera visiva qualcosa di irripetibile e poetico. La giovane regista Mika Ninagawa, qui alla sua prima prova nel lungometraggio (dopo il corto Cheap Trip del 2003), sfodera senza indugi tutto il suo talento fotografico, costruendo ogni singola scena del film come fosse un momento unico e irripetibile, da immortalare prima di un inevitabile evanescenza. Fa da cornice una colonna sonora incalzante e del tutto inaspettata, che rende ancor più stimolante e coinvolgente la visione. Un film dall’animo punk, che sa coniugare in maniera stupefacente tradizione e modernità, ma anche stile e spessore. (Alessandra Sciamanna)

Trailer

 

Dichiarazioni di Mika Ninagawa: “Il passaggio dalla fotografia al cinema è stato molto ragionato, non volevo prendere decisioni alla leggera ma anzi affrontare il tutto con sicurezza e professionalità; è stata la storia di Sakuran a convincermi, mi ha dato sin da subito dei motivi validi per mettermi in gioco. Proprio come nella fotografia, anche nel cinema ripongo particolare attenzione ai dettagli della messa in scena: tramite i particolari, il trucco, i costumi e gli oggetti riesco non solo a rappresentare al meglio la realtà ma anche a dire molto sul carattere dei personaggi”.

 


 

Box – The Hakamada Case
[Box - Hakamada Jiken Inochi Towa]

Regia Banmei Takahashi Paese Giappone, 2010 Genere Drammatico

1966. Un piccolo industriale viene massacrato nella propria abitazione insieme alla moglie e ai due figli. Il crimine viene attribuito a Iwao Hakamada, ex pugile e impiegato presso la fabbrica della vittima, sulla base di prove alterate e una confessione estorta a suon di torture e violenze di ogni sorta. Nonostante la fermezza dell’imputato nel dichiararsi estraneo ai fatti, il verdetto è inespugnabile: pena di morte. Eppure tra gli inquirenti c’è chi crede nella sua innocenza: si tratta, paradossalmente, del giudice Kumamoto, firmatario della condanna, il quale schiacciato dal peso dei sensi di colpa per una sentenza ritenuta ingiusta, ce la mette tutta per far scagionare il detenuto. Patrocinato da Amnesty International, Box- The Hakamada case, è un durissimo e coraggioso film di denuncia che, nel raccontare al mondo la vera storia di uno dei più eclatanti casi giudiziari del Giappone contemporaneo, mette il dito nella piaga di un tema tanto controverso, quanto poco battuto dalla cinematografia nipponica, quale l’esecuzione capitale. La regia di Banmei Takahashi ripercorre nei dettagli la vicenda, nel rigore di una prima parte quasi documentaristica che, tra resoconti dai verbali dell’interrogatorio e testimonianze, scandaglia i tratti salienti del processo nelle sue varie fasi. Nella seconda parte del film, vi è un’incursione nel dramma privato di Kumamoto che, nel farsi carico della responsabilità di un accusa iniqua e arbitraria, arriva a compromettere i propri rapporti familiari e professionali, in un crescendo di tensione drammatica proiettato verso il climax di un finale di rara potenza simbolica ed emotiva, al di là di ogni facile retorica. (Caterina Gangemi)

Trailer

 

Dichiarazioni di Banmei Takahashi: “I giapponesi sono un popolo che per natura si beve tutto quello che viene detto dai media. Anch’io, quando avevo diciassette anni, sentendo ciò che diceva la televisione, ero sicuro che Hakamada meritasse la pena di morte. Box nasce con il preciso intento di rappresentare una prova d'innocenza di Hakamada: tramite questo film volevo che il caso venisse “riaperto” e preso in considerazione da un altro punto di vista”.

 


 

The Incite Mill: 7 Day Death Game
[Inshite Miru - Nanokakan No Desu Gemu]

Regia Hideo Nakata Paese Giappone, 2010 Genere Thriller/Horror

Dieci piccoli indiani con gli occhi a mandorla per l’ultimo film del maestro Nakata. Invogliati da una retribuzione stellare e inverosimile, un gruppo di giovani e meno giovani bisognosi di denaro rispondono all’appello della misteriosa Paranoia House: la descrizione del lavoro è scarna (essere osservati 24 ore al giorno per sette giorni), ma consente di diventare multimilionari in pochissimo tempo. Ovviamente si tratta di un pericolosissimo esperimento psicologico: le cavie umane vengono dotate di un’arma e, sorpresa delle sorprese, sono previsti “bonus” per chi commette omicidi. È il panico. Dopo pochi preamboli, si parte col botto: ci ritroviamo sbattuti all’interno di una dimora labirintica e piena di sorprese, in cui Nakata sfoggia tutta la sua abilità nel gestire la suspense, creando aspettative altissime e preparandoci a qualcosa di imprevisto. Poi tutto si ridimensiona sempre di più, man mano che ci si addentra nella visione: le dinamiche si fanno sempre più ripetitive e prevedibili, la crudeltà (necessaria per una storia simile) cala troppo sotto i livelli di guardia e la riflessione sull’invadenza/pericolosità dei media non incide, pare tirata in ballo solo perché fa moda. Che succede al signor Hideo Nakata? Niente paura: ha solo deciso di fare un film rivolto a un pubblico di adolescenti. Speriamo torni presto a pensare ai più grandicelli. (Daniele 'Danno' Silipo)

Trailer

 


 

Arrietty
[Kari-gurashi no Arietti]

Regia Hiromasa Yonebayashi Paese Giappone, 2010 Genere Animazione

Arrietty è una fanciulla molto carina e coraggiosa, ma soprattutto è una bambina speciale e fuori dal comune: appartiene infatti alla specie dei rubbacchiotti, omini alti non più di 10 cm che vivono a fatica nel mondo degli esseri umani, e convivono non del tutto felicemente con le altre minacciose forme di vita. Anche il più sornione dei gatti, o la più innocua delle formiche, ai loro occhi diventa un mostro gigante e ostile. La vita di Arrietty cambia totalmente quando nei dintorni della sua abitazione compare l’umano Sho, bambino dolcissimo e generoso: un amore impossibile sta per sbocciare. Scritto e prodotto da Hayao Miyazaki, e diretto dal giovane Hiroshima Yonebayashi, Arrietty è l’ultima meraviglia targata Studio Ghibli: un nome una garanzia. Curato in ogni suo aspetto, e rifinito nei minimi dettagli, il film è ricco di buoni sentimenti (mai fuori tono), di avventura e senso della fascinazione, tutti elementi che ben si sposano con la stilizzazione del mondo ricreato e dei personaggi. Un’opera di grande gusto, che non mancherà di intrattenere giovani e meno giovani, arricchita da una partitura musicale coinvolgente, curata dalla francese Cécile Corbel. (Alessandra Sciamanna)

Trailer

 


 

I film della retrospettiva
Studio Ghibli

 

Kaze no Tani no Naushika / Nausicaä of the Valley of the Wind / Nausicaä della Valle del Vento
di Miyazaki Hayao, Japan, 1984, 116'
Mille anni dopo il crollo della Grande Civiltà Industriale, la Terra è coperta da una putrida foresta fungina esalante miasmi venefici chiamata Mar Marcio. Nella civiltà umana regredita ai primordi, Nausicaä è la giovane principessa di un piccolo e pacifico regno chiamato Valle del Vento, che si ritrova però intrappolato nello scacchiere bellico delle più grandi potenze vicine. Ma il destino di Nausicaä sembra marcato da un ben più vasto orizzonte, che andrà a intrecciarsi con un’antica profezia.

Yanagawa Horiwari Monogatari / The Story of Yanagawa's Canals
di Takahata Isao, Japan, 1987, 165’
Yanagawa è una cittadina giapponese anche nota come ‘la Venezia d’Oriente’, per il suo peculiare tessuto urbano inclusivo di ben 470 chilometri di canali idrici, nati come rete di drenaggio e oggi divenuti un’attrazione turistica nazionale. Nel 1985 Takahata Isao avrebbe dovuto ambientarvi un film d'animazione, ma restò così colpito dalla storia della città, i cui abitanti avevano lottato duramente per depurare i canali un tempo inquinati e preservarli dal cemento dell’edilizia moderna, che decise piuttosto di farne un documentario. Uno straordinario documento che come molte altre produzioni dello Studio Ghibli affronta l’eterno dilemma della coesistenza degli ambienti umani e naturali.

Majo no Takkyubin / Kiki's Delivery Service
di Miyazaki Hayao, Japan, 1989, 102'
Kiki è una vivace streghetta che, compiuti i tredici anni, parte per il suo noviziato lontano dal suo paese natale. Tutta di nero vestita e accompagnata dal suo fido gatto nero Jiji, la piccola Kiki vola così in una nuova città, carica di sogni e aspirazioni. La vita urbana è ricca di scoperte, insidie, incontri e delusioni, ma soprattutto la strada per la maturità e l’indipendenza sarà meno allegra del previsto: tra crisi e difficoltà, Kiki dovrà riuscire a ridefinire sé stessa nella nuova prospettiva della vita adulta.

Omohide Poro Poro / Only Yesterday
di Takahata Isao, Japan, 1991, 118’
Dall’omonimo manga di Okamato Hotaru e Tone Yuuko, il capolavoro della narrativa animata di Takahata Isao. Nel 1982, a Tokyo, Okajima Taeko è un’impiegata ventisettenne, nubile e senza progetti di matrimonio. In un Giappone in corsa verso l’ammodernamento sociale, Taeko è strangolata tra gli stili di vita moderni e il peso delle convenzioni del pur recente passato, e così decide di concedersi una breve vacanza per tornare alla campagna natia, a Yamagata. Qui la giovane donna trascorrerà un soggiorno di lavoro presso l’azienda agricola del cognato e i ricordi dell' infanzia la porteranno a rimettere in discussione la scelte della sua vita adulta.

Kurenai no Buta / Porco Rosso
di Miyazaki Hayao, Japan, 1992, 94’
In quella che Miyazaki Hayao definisce “l’epoca degli idrovolanti”, Marco Pagot è un ex-pilota che, deluso dall’umanità nella da poco conclusa grande guerra, si è misteriosamente ritrovato nelle mutate sembianze di un maiale antropomorfo. Con il nome di battaglia di Porco Rosso, vola alla ventura sui cieli dell’Adriatico a bordo del suo idrovolante vermiglio, sfuggendo al giogo fascista e sbarcando il lunario come cacciatore di taglie. Ma l’arrivo del pilota americano Curtis, assoldato dai Pirati del Cielo, lo costringerà a nuove battaglie per la salvaguardia dell’onore proprio e di quello di una radiosa fanciulla, per la riconquista di un perduto amore e della fiducia nell’umanità.

Heisei Tanuki Gassen Ponpoko / Pom Poko
di Takahata Isao, Japan, 1994, 118'
Nei periodi di boom economico, la galoppante urbanizzazione segna inesorabile lo sviluppo dell'uomo. Così era nel Giappone degli anni ottanta, in piena ‘bolla economica', quando nuovi edifici e quartieri allargavano a dismisura le aree urbane per la necessità e l'orgoglio degli esseri umani. Ma cosa ne avreste detto, nei panni dei tanuki? Questi piccoli e inermi cani-procioni sono assai tipici delle campagne e del folklore nipponici. Si dice che siano dotati di capacità magiche, che siano ghiotti e oziosi, ingannatori ma ingenui. Quando il loro territorio viene devastato dalle ruspe, cosa mai potranno queste piccole creature contro una razza che nella frenesia del suo sviluppo ha dimenticato persino il vero significato della parola 'meraviglia'?

Mimi wo Sumaseba / Whisper of the Heart
di Kondo Yoshifumi, Japan, 1995, 111’
Tsukishima Shizuku è una studentessa di terza media. Grande appassionata di narrativa, passa larga parte del suo tempo libero immersa nei libri. Tuttavia, un’inaspettata serie di incontri le farà ben presto riconoscere come la sua quotidianità sia finita col diventare vuota, spingendola alla ricerca del suo proprio talento di vita. Tra le delicate note di un giovane violino e le sognanti atmosfere di un romanzo di fantasia, si intreccia una storia d’amore adolescenziale che porterà Shizuku a dirigere finalmente lo sguardo verso il suo futuro.

Mononoke Hime / Princess Mononoke / Principessa Mononoke
di Miyazaki Hayao, Japan, 1997, 113’
Giappone, epoca Muromachi. Il paese è travagliato da lotte intestine e mutamenti sociali che sconvolgono le vite degli uomini. In un piccolo villaggio, il giovane Ashitaka è costretto a uccidere un cinghiale divenuto Dio Dannato, ricevendone così una ferita destinata a condurlo a tragica morte. Bandito dalla sua comunità e sulle tracce dell’odio del cinghiale, Ashitaka giunge a una moderna fucina dove producendo ferro si lotta per la vita di persone reiette dei governi locali. Ma le necessarie risorse costano la consunzione della foresta, e a sua difesa insorgono le divinità della natura, che gli uomini chiamano ‘spettri’. Tra questi vi sono dei giganteschi cani selvatici, nella cui tribù milita anche una ragazza umana cresciuta tra i boschi e nota come la Principessa Spettro, nel cui animo si agitano le più profonde tristezza e rabbia.

Sen to Chihiro no Kamikakushi / Spirited Away / La città incantata
di Miyazaki Hayao, Japan, 2001, 124’
Un'arcana avventura attende la piccola Chihiro, che in viaggio con i genitori per trasferirsi in una nuova città finisce suo malgrado in un mondo popolato da bizzarre divinità tradizionali del Giappone. Cosa potrà mai fare la piccola Chihiro ritrovandosi d'improvviso tutta sola, con i suoi genitori trasformati in maiali, obbligata a lavorare duramente per proteggere la sua stessa esistenza? Chihiro dovrà dimostrasi capace di guadagnarsi una via per il ritorno a casa con le sue sole forze, mentre affrontando le dure prove che le si propongono dovrà tenere stretto il ricordo della propria identità.

Otsuka Yasuo no Ugokasu Yorokobi / Yasuo Otsuka's Joy of Animating
di Uratani Toshiro, Japan, 2004, 107’
Il documentario è un tributo reso dallo Studio Ghibli a Ootsuka Yasuo, storico animatore considerato tra i fondatori dello stile giapponese, nonché mentore di Takahata Isao e di Miyazaki Hayao. Negli anni Sessanta, Ootsuka rivoluziona l’intero settore dell'animazione con l’introduzione di innovative tecniche che diverranno le basi dello stile animato giapponese. Nello staff di un ambizioso progetto, Ootsuka fa poi la conoscenza dei giovani Takahata e Miyazaki, ai quali resterà affiancato in tante produzioni e traversie successive, mentre passando di successo in successo tracceranno insieme la storia dell’animazione giapponese.

Miyazaki Hayao e il Museo D’arte Ghibli
di Takahata Isao, Japan, 2005, 63’
Nel bosco di Mitaka, ai bordi di Tokyo, si trova una singolare struttura: il Museo d’Arte Ghibli. Non si tratta di un luogo di raccolta di imeli e mementi relativi ai celebri film dello Studio, quanto piuttosto di un luogo infuso dello stile, delle suggestioni, delle atmosfere che caratterizzano l'immaginario dei loro creatori. Per questo motivo la rassegna la si è voluta affiancare anche a questo particolare documentario. Il Museo d’Arte Ghibli è stato concepito da Miyazaki Hayao come “un posto in cui smarrirsi”: in schietta antitesi con la logica museale tradizionale, la struttura è nata come un groviglio di ambienti suggestivi da non potersi visitare ordinatamente, ma da scoprire lasciandosi trascinare dalle suggestioni, proprio come farebbe un bambino. Lo stile degli ambienti è tuttavia europeo. Le architetture sono infatti ispirate ai luoghi che i fondatori dello Studio Ghibli hanno visitato in cerca d’ambientazioni per loro opere animate, dalla Svezia di Pippi Calzelunghe all’Italia di Dagli Appennini alle Ande. E così tra le mura del Museo emergono ulteriori punti di contaminazione culturale: da sempre affascinato dagli scenari della letteratura per l’infanzia europea, Miyazaki Hayao si è ispirato ai paesaggi del vecchio continente, non da ultimi quelli italiani, poi riemersi nelle atmosfere incantate del museo come delle sue opere, pure contaminate dalla cinematografia neorealista europea, che tanta influenza ha esercitato sullo sperimentalismo dell’animazione giapponese, di cui proprio Miyazaki Hayao e soprattutto Takahata Isao sono storici rappresentanti.

 

 

 

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