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Intervista esclusiva: Nicolas Winding Refn
Scritto da Jacopo Coccia   
Tuesday 01 June 2010

In occasione della nona edizione del Tek Festival (tenutasi a Roma, Genzano e Frascati dal 6 al 13 maggio), abbiamo incontrato il talentuoso Nicolas Winding Refn (regista contemporaneo emergente tra i più interessanti) che è stato protagonista dell'evento con un focus sul suo cinema.

 

[In copertina: una foto dal film Bronson (2008) di Nicolas Winding Refn]

 

NICOLAS WINDING REFN AL TEK FESTIVAL

 

Da nove anni, il Tek Festival (la cui ultima edizione, tenutasi principalmente al Nuovo Cinema Aquila di Roma, si è conclusa il 13 maggio 2010), ci trasporta “ai confini del mondo... dentro l’Occidente”, proponendo le più recenti produzioni del cinema indipendente e sociale. Un festival “di confine” che non teme le periferie ma anzi le abbraccia, rendendole parte del proprio circuito: gli ultimi due giorni del festival si sono tenuti fuori Roma, a Genzano e Frascati. Un festival “ai margini” fatto di visioni sperimentali, che riesce a far convivere assieme quelle “forme” di cinema generalmente ghettizzate (spesso appannaggio esclusivo di festival specializzati), come il documentario sociale e il cinema queer, quest’ultimo esplorato nella vivace sezione “Agender”. Un grande contenitore che guarda all’oggi con occhio per nulla acritico, e si preoccupa di raccontarlo con modalità che invece guardano al domani, tramite una selezione di film (documentari e non) attenti sia al cosa che al come, sia al contenuto che al linguaggio. Ed è soprattutto un festival che, senza trincerarsi in torri d’avorio, cerca di veicolare tutto ciò al pubblico rendendolo partecipe. Lo dimostrano i numerosi incontri “aperti” con autori e autrici che si sono tenuti quest’anno e nelle passate edizioni. Autori inclassificabili e fuori dagli schemi come Nicolas Winding Refn, protagonista quest’anno di un focus e di un masterclass - introdotto da Mario Sesti, direttore della sezione Extra del Festival Internazionale del cinema di Roma - dove ha ripercorso il suo approccio al cinema, le scelte artistiche e le questioni inerenti alle produzioni e realizzazioni filmiche. All'interno del focus, sono state presentate quattro opere del regista: il film d’esordio Pusher (che racconta Copenaghen come New York in un quadro in cui uomini e donne non riescono a conciliare l'asprezza della vita quotidiana con il loro bisogno di affetto), Fear X (dove uno stralunato John Turturro si muove in un misterioso incubo alla “Lynch”), Bronson (storia del detenuto più "pericoloso" di Inghilterra) e l’ultima fatica Valhalla Rising (saga vichinga nata quasi per caso vista l'intenzione del regista di realizzare un film di fantascienza ambientato nel passato). Per conoscere un tipo come Refn, non poteva esserci altro luogo d’incontro...

 

SOTTO PRESSIONE:
IL CINEMA RIBELLE DI NICOLAS WINDING REFN

 

“È come se Scorsese incontrasse le poetica dei fratelli Dardenne”. Così il critico cinematografico Mario Sesti, attraverso un illuminato - quanto ardito - cortocircuito immaginario, ha riassunto il cinema complesso e articolato di Refn. Un regista dall'aria meditativa, un intellettuale che non nega influenze “di genere” nel proprio stile, fieramente lontano anni luce dagli illustri colleghi Lars Von Trier o Bille August, divenuti negli anni demiurghi (e al contempo vittime) di un immaginario cinematografico tanto limitato quanto artificioso.

I film del giovane Refn, classe 1970 sono, fin dall'esordio Pusher (1996), saggi intrisi di lucida anarchia, riflessioni dalla confezione pop sull'impossibilità di ignorare, loro malgrado, figure radicali del moderno circo umano/metropolitano, che li contiene ma inutilmente tenta di assimilarli. Spacciatori, guardiani di centri commerciali ossessionati da eventi farraginosi (magari mai accaduti), criminali egocentrici e narcisisti: metafore contemporanee dai tratti intenzionalmente sfumati, il cui profilo di partenza, per quanto reale, diviene un abile escamotage per raggiungere alt(r)i lidi concettuali. Bronson, a detta dello stesso regista, non esiste. Nel film non c'è, così come Michael Peterson plasmò la propria immagine su una fantomatica icona cinematografica, quella dell'attore Charles Dennis Buchinsky (vero nome di Charles Bronson ndr.), che rimase clamorosamente intrappolato nel ruolo di giustiziere violento fino al termine della sua carriera attoriale. A Refn interessa altro. Né il biopic bidimensionale e romanzato, né lo stravolgimento spettacolare di materiali cronachistici: l'occhio guarda alle umane debolezze, alla quotidianità dell'ossessione, all'imperfezione delle relazioni che segna il rapporto dell'ego con l'altro indistinto, istituzione o semplicemente proprio simile è irrilevante. La multietnicità che traspare in Pusher è marginale rispetto alla frammentazione umana delle vite in gioco. Il conflitto indistinto surclassa qualsiasi ruolo sociale e risponde ad un'unica regola, ben precisa: sopravvivere comunque.

Tuttavia le tesi comuni alla base della poetica, indubbiamente cinica, del regista si accosta nondimeno a una stupefacente sensibilità per la messa in scena, che conosce col tempo una doppia natura estetica, dettata probabilmente da una evoluzione visiva molto personale: sarà ancora con Bronson a verificarsi il punto di svolta, una “messa a fuoco” di quella che sembra essere la confezione più rispondente e in sintonia con le vicende narrate. L'influenza figurativa si fa prevalente, la fotografia si priva di toni pastello in favore di luci tagliate e decise. I personaggi, compreso il silenzioso One-eye nel recente Valhalla Rising, si fanno grandi, tanto ingombranti da sfiorare quasi il grottesco, ma con gusto. La natura epica, come sottolineerà proprio Refn, si fa evidente; un'ammissione tanto manifesta da non celare un piacere, velatamente feticista, nell'avvicinarsi a mondi e soprattutto a personalità di innegabile fascinazione.

 

CONVERSAZIONE CON NICOLAS WINDING REFN

 

Innanzitutto mr. Refn come mai questa passione sincera per personaggi così borderline, che rifiutano perentoriamente il sistema e le sue regole?
Forse perchè odio essere controllato (ride ndr.). In realtà provo una fascinazione per i “ribelli”, ho visto Gioventù Bruciata (in originale appunto Rebel without a cause ndr.) in tv a New York quando avevo 8 anni, identificandomi non poco col film. Poco dopo ho visto Se... di Lindsay Anderson con uno straordinario Malcom Mc Dowell, e anche in quel caso sono rimasto colpito nel profondo.

Una sorta di repulsione e allo stesso tempo attrazione per personalità tanto complesse...
Si, credo che lo stesso protagonista di Valhalla Rising rispecchi quella natura individualista. Un uomo che tenta di rifiutare il proprio senso di appartenenza, ma nonostante tutto appartiene a ciò che lo circonda. Cerco quindi di avvicinare il pubblico a un'opera stratificata e diversa, che non permetta di prevedere l'evoluzione di un personaggio.

 

(Nicolas Winding Refn durante il masterclass al Tek Festival)

 

Nei tuoi film è inoltre evidente una sensibilità figurativa, ci sono correnti artistiche che ti hanno particolarmente influenzato?
Mi influenza soprattutto la musica, in tutto quello che faccio. Credo poi che, dal punto di vista visivo, più di tutto, mi abbiano formato i tanti film che ho visto da ragazzo. In un certo senso, mi influenza indirettamente tutto ciò che mi circonda.

Lo chiedo perchè, ad esempio in Bronson, appare forte un uso quasi caravaggesco delle luci...
Bronson è pieno di immagini dalla natura “mitologica”. Ho cercato di rappresentare un uomo che tenta di riversare tutta la propria esistenza nei suoi disegni. Avevo in mente Kenneth Anger quando ho deciso di rendere visivamente tutto ciò, in un certo senso Bronson è una combinazione tra Scorpio Rising e Inauguration of the Pleasure Dome!

 

(Refn al Nuovo Cinema Aquila)

 

Tornando alle tue passioni musicali, toglimi una curiosità: perché ricorrere proprio ad una hit anni '80 come It's a sin dei Pet Shop Boys in Bronson?
Originariamente il singolo scelto era Go west ma ho avuto problemi con i diritti, che erano costosissimi. Ho anche incontrato direttamente i Pet Shop Boys per proporgli di comporre l'intera colonna sonora, tuttavia loro stessi mi hanno suggerito in sala montaggio di usare un pezzo esistente, e avevano ragione. È interessante come la canzone sembri parlare della vita di Charlie, è perfetta.

L'intero film è attraversato da melodie e partiture molto anni '80...
Amo la musica in generale. Ma negli anni '80 ero giovanissimo e quando sei un adolescente la musica che ascolti ti resta dentro per tutta la vita. È come quando sei con i tuoi genitori e parli di Bob Dylan, e ti dicono subito “perchè non metti su una sua canzone?”. Per me invece è così per i Duran Duran! (ride ndr.)

 

(Refn risponde alle domande del nostro inviato Jacopo Coccia)

 

Se potessi lavorare con un altro regista o sceneggiatore, con cui non hai mai collaborato e che consideri prossimo alla tua sensibilità, a chi penseresti?
Non so dirti. Non mi piace pensare troppo a quello che faccio o come lo faccio, quindi non saprei...

Del cinema italiano, invece, quali autori apprezzi maggiormente?
I registi degli anni sessanta e settanta, fortunatamente riscoperti grazie anche a supporti come DVD e Blue-ray, la nuova “golden age” per gli appassionati. Penso a Fellini, Bava, Deodato...

Parliamo dei tuoi futuri progetti dopo Valhalla Rising...
A Giugno sarò a Los Angeles per un film intitolato Drive (in lavorazione) a poi in Thailandia per Only God forgives, in pre-produzione. Posso dire che non saranno biografici come Bronson.

Un'ultima domanda prima di salutarci. Le tue pellicole sono sempre segnate da toni estremi e situazioni piuttosto violente, ma nella vita sei sposato, hai due figlie, ami collezionare giocattoli e ascoltare musica. Chi è Nicolas Winding Refn?
Mi sento proprio come “Jeckyll” e “Hyde”: sono certamente il primo a casa, il secondo sul lavoro (ride ndr.).

 

A cura di Jacopo Coccia

Foto: Jacopo Coccia

 

 

» 1 Commento
1"TFF"
il Tuesday 01 June 2010 09:31by soloparolesparse
Ho conosciuto Refn ed il suo cinema al Torino Film Festival dello scorso anno. Un personaggio ed un modo secco di fare cinema davvero notevoli 
http://www.soloparolesparse.co m/2009/11/pusher-2-il-sangue-sulle-mia-m ani-al-tff27/
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