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Far East Film Festival 13 - Seconda parte
Scritto da Emanuele Rauco   
Tuesday 10 May 2011

Tutte le migliori "visioni" del 13° Far East Film Festival. In questa seconda parte: Confessions, Yakuza Weapon, Punished, Operation Tatar e tanti altri...

 

[Cover: Yakuza Weapon di Yamaguchi Yudai, Sakaguchi Tak]


►► Vai alla prima parte dello speciale ►►

 


 

Confessions

Regia Tetsuya Nakashima
Paese Giappone, 2010 Genere revenge drama

Uno dei film più attesi della manifestazione è il nuovo revenge drama di Nakashima (Kamikaze Girls), delegato giapponese alla recente edizione degli Oscar per il film straniero. Un'insegnante all'ultimo giorno di scuola confessa alla classe che ha avvelenato con sangue infetto di AIDS il latte di due studenti, colpevoli di avergli ucciso la figlia: ma il vero cuore della vendetta sarà assistere al disfacimento delle loro vite. Un film raggelante (e raggelato) che mette in scena l'esplosione – metaforica e non – della società scolastica giapponese, raccontando la deriva dell'educazione, della morale, del buon senso, della morte nella contemporanea cultura nipponica, attraverso la disintegrazione delle vite dei personaggi e la decomposizione della narrazione tradizionale, devastata da flashback, ritorni, voci fuori campo, inserti, digressioni. Film straordinario (in senso letterale), complessissimo, che richiede uno spettatore attento, partecipe e attivo per afferrare il puzzle impazzito, stilisticamente impressionante e tesissimo, ai limiti del barocco. Con l'unico problema che l'eccessiva elaborazione dell'immagine e del racconto raffreddi fin troppo una materia altrimenti incandescente.

Trailer

 


 

Bedevilled

Regia Jang Cheol-soo Paese Corea, 2010 Genere thriller

La horror night di mercoledì 4 si è aperta con un non horror, più vicino alle atmosfere cupe e oppressive del Dogville di Von Trier o dello Stromboli di Rossellini, cotte però al sangue. Il film racconta di Hae-won che dopo un esaurimento nervoso va a trovare i parenti in un'isoletta, sulla quale scoprirà la vita bestiale e la chiusura mentale che opprime la comunità: la soluzione sarà radicale. Dramma rurale che si carica passo dopo passo di un'atmosfera plumbea e che si basa sullo scontro frontale tra la realtà urbana e quella contadina, descritte come due differenti giungle, in cui gli istinti sessuali e quelli predatori vengono declinati in modi differenti. I precedenti non mancano, ma Jang è bravo a costruire la tensione, a portare lentamente e inesorabilmente al crescendo finale, che culmina con una carneficina – questa sì – ascrivibile all'horror, la cui realizzazione (con tanto di fellatio mimata a un coltello) è l'unica parte discutibile di un film interessante e riuscito.

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Paranormal Activity 2: Tokyo Night

Regia Nagae Toshikazu Paese Giappone 2010 Genere horror

Cosa ha che fare questo film col Paranormal Activity di Peli? Paranormal Activity 2: Tokyo Night si pone temporalmente dopo il primo film Usa, con tanto di citazione degli eventi dello stesso. Racconta di un fratello e una sorella che vivono insieme a Tokyo, con lei convalescente per la frattura delle gambe. Ma la casa in cui vivono è ovviamente abitata da inquietanti presenze riprese con la videocamera. Il film ripete passo passo l'originale, con l'aggiunta della variante parentale dei due protagonisti, dell'immobilità di lei (che dà vita a un buffo finale “zoppicante”) e soprattutto dell'assente aspetto mistico/investigativo, dato per scontato e presto liquidato. Cosa che impedisce la creazione di un contesto, se non di una mitologia, e rende il film una ripetitiva sequenza di scene similari con un brutto finale. Ma, nel limite del mero esercizio di stile, regge degnamente la suspense.

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Operation Tatar

Regia Baatar Bat-Ulzii Paese Mongolia, 2010 Genere black comedy

Il primo film mongolo presentato nella storia del Far East Film Festival è una commedia di rapina in salsa americanoide, come se i Manetti Bros rifacessero I soliti ignoti di Monicelli. La storia è quella di Taivanaa, sposato e con figlia malata, che viene licenziato: per cercare di svoltare la situazione mette insieme uno scalcinato gruppo di amici per rapinare la banca che lo ha liquidato. Non ne azzeccheranno una. Un film quasi radicalmente comico, caratterizzato da una sana mancanza di pretese e da un vitale sense of humour che fa superare i necessari difetti: inserti da techno-musical in costume, parodie eccessive del cinema pulp tarantiniano, gag infarcite della più totale incompetenza, finale ottimista e spiritoso. Niente più e niente meno che una boccata di divertimento, dalla realizzazione incerta e informale, ma che Baatar sa riempire con riuscite trovate, come mostra la messa in atto della rapina così a lungo architettata.

 


 

Foxy Festival

Regia Lee Hae-young Paese Corea, 2010 Genere erotic comedy

Dalla Corea del sud arriva una commedia erotica maliziosa, che dovrebbe raccontare il lato solare e gioioso delle perversioni, ma fallisce il bersaglio. Bozzetti sessuali: un professore che indossa biancheria femminile, una vedova che trova uno schiavo per giochi sadici, una donna che ama il suo vibratore e il compagno va in crisi, una studentessa che vende le sue mutandine usate. Come si può immaginare si tratta di perversioni da fumetto, per una commedia che cerca l'ammiccante complicità con lo spettatore attraverso scenette, gag, allusioni, ma manca volutamente e ipocritamente il bersaglio dell'erotismo. Così, si procede per accumulo di situazioni buffe (lo schiavo vestito in latex che fa le uova) e ci si preoccupa soltanto di irridere i personaggi attraverso humour facile, in modo tale da allontanare le preoccupazioni per i risvolti potenzialmente scabrosi e rifilarci un finale compassionevole del tutto fuori tono. Si salva solo l'uomo ben dotato che va in crisi quando scopre l'auto-erotismo della compagna.

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Yakuza Weapon

Regia Yamaguchi Yudai, Sakaguchi Tak Paese Giappone 2011 Genere horror comedy

Altro gioiello di spinta bizzarritudine, che sembra la rilettura Troma dei film di Miike (Dead or Alive) o Tsukamoto (Tetsuo). Racconta di Shozo, la cui unica missione è quella di vendicare il padre yakuza tradito dagli uomini del suo clan: la sua carneficina non sarà fermata da gravi ferite, lo aiuteranno le bio-tecnologie. Serie B purissima tra yakuza movie iper-sanguinolento, umorismo demenziale imprevedibile e innesti fantascientifici deliranti, che cerca e trova la cialtroneria in tutti i settori, dalla messinscena alla recitazione, dal racconto agli effetti speciali. Ma rispetto a operazioni del tutto auto-referenziali c'è passione per la materia e non solo la voglia di buttarla sullo scherzo (che comunque dà vita a trovate come la donna tramutata in arma che spara da tutti gli orifizi). Ma c'è anche un certo talento (il piano sequenza del super-duello che cita Tony Jaa in The Protector), un ritmo instancabile e tante risate.

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Wanted: Border

Regia Ray Defante Gibraltar Paese Filippine 2010 Genere drama

Il cinema d'autore filippino ha alcune frecce nel suo arco, come Lav Diaz o Brillante Mendoza, ma Gibraltar pasticcia con le sue stesse armi. Cosa accomuna la succulenta cucina di una squallida bettola, la sua cuoca dal passato infelice che vuole farsi crocifiggere, una ragazza e il proprio viscido padrino? Un ragazzo ribelle che sta girando un documentario. Un dramma antropologico e orrorifico che mescola l'ancestralità religiosa del popolo filippino, gli istinti sessuali e la socialità del cibo lavorando più per associazione d'idee che per narrazione, giocando – come il cinema dei maestri – su abiezione e disgusto, incastri e immagini ricorrenti. Per quasi mezz'ora sembra interessante sia lo sguardo sia la costruzione per blocchi tematici, ma poi il regista impazzisce e si getta a capofitto in un grottesco gratuito e mal gestito che arriva al ridicolo in più di un'occasione (il wrestling sessuale del personaggio obeso) e giunge ad una Pietà finale inaccettabile per ideologia e iconografia.

 


 

Mindfulness and Murder

Regia Tom Waller Paese Thailandia, 2011 Genere detective thriller

Un giallo classico, con un omicidio misterioso, un detective intelligente e il suo assistente, indizi e sospettati. La variante è che stavolta la vittima è un monaco buddista e il detective è fratello Ananda, ex-poliziotto datosi alla religione: cosa nascondeva il giovane monaco brutalmente ucciso all'interno del tempio? Una via di mezzo tra Il nome della rosa di Eco e Don Matteo in chiave buddhista che il regista (metà irlandese metà thailandese, all'esordio in lingua orientale) trae da un romanzo di Nick Wilgus per riflettere sulle sfumature della Thailandia contemporanea e della religione, usando il tempio come specchio e microcosmo della nazione (omosessualità, violenza, spiritualità). Ci mette un po' prima di ingranare e la regia denuncia la difficoltà di creare suspense e tensione; ma poi l'ultima mezz'ora funziona e, pur con impianto e ambizioni televisive, la confezione è adeguata. Anche se poi, ciò che più diverte, sono i modi con cui potrebbe essere pubblicizzato in Occidente: “Fratello Ananda: il crimine ha un brutto karma!”

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Punished

Regia Law Wing-cheong Paese Hong Kong, 2011 Genere thriller

Il film di chiusura del festival è, secondo alcuni, il vero film di Johnnie To (produttore) presente in concorso – anche se noi abbiamo preferito la commedia Don't Go Breaking My Heart – un thriller tutto sommato classico, se non tradizionale. Racconta della figlia di un immobiliarista che viene rapita e uccisa: mentre il padre cerca l'espiazione per le sue colpe di genitore, il suo assistente comincia indagini personali con la voglia di vendicarsi. La classica costruzione a ritroso s'innesta con la struttura a incastro tipica del noir postmoderno per dare vita a un film che guarda alle riflessioni esistenziali (con le dovute proporzioni) di The Mission più che all'azione melvilliana e pirotecnica di Vendicami. La descrizione dei personaggi è cupa e problematica, l'intreccio è complesso e la sorpresa finale, seppure non tale, arricchisce il tratteggio psicologico del film. Peccato solo per un'azione non memorabile e un ritmo che fatica a trovare spessore. Ma la produzione è impeccabile e il protagonista Anthony Wong, uno dei grandi del cinema di Hong Kong, è bravissimo.

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Proiezioni Collaterali

Asia ride! - Panorama del cinema comico asiatico
Quest'anno, la rassegna panasiatica del festival è stata dedicata al cinema comico e alla commedia orientale, cercando di immortalare quasi 70 anni di risate con gli occhi a mandorla, da Labor's Love (1922), la prima pellicola ritrovata del cinema cinese, a Pedicab Driver (1989). Due tributi, quello a Michael Hui, premio alla carriera del festival e maestro della commedia di Hong Kong, e a Segawa Masaharu, genio nipponnico delle slapstick comedy, come la serie The Drifters.

Pink Wink - Un tributo ad Asakura Daisuke
La retrospettiva del festival quest'anno è stata dedicata alla regina del pinku eiga (il cinema erotico giapponese, o meglio il soft-porno), Asakura Daisuke, produttrice e mentore di alcuni tra i più interessanti registi nipponici degli ultimi 50 anni. Ha saputo traghettare il pinku da una visione conservatrice e industriale a una vitale palestra di talenti innovatori, da Wakamatsu Koji a Takita Yojiro, che due anni fa ha vinto l'Oscar col bellissimo Departures.

 

Speciale a cura di Emanuele Rauco

 

 
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