| Cineteca: speciale La Tv di Pupi Avati |
| Scritto da Luca Servini | |||||
| martedì 27 settembre 2011 | |||||
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Cineteca - Bollettino uscite Home Video. Questo mese, speciale "La Tv di Pupi Avati": Jazz Band, Cinema!!!, Aiutami a sognare, Dancing Paradise
Finalmente, grazie a Rai Trade ed Elleu multimedia, approdano in dvd anche i quattro sceneggiati realizzati per la Rai da Pupi Avati a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, che hanno in qualche modo segnato il passaggio tra lo sceneggiato televisivo classico - per lo più ispirato a testi teatrali o drammi - a una nuova concezione di fiction tv, che mantiene decisamente un taglio di natura cinematografica. Dopo il successo del thriller gotico La casa dalle finestre che ridono (1976) e della sua parodia Tutti defunti… tranne i morti (1977), Avati viene incaricato direttamente da Mimmo Scarano, allora dirigente Rai affascinato dal lavoro del regista bolognese, di realizzare un serial televisivo di nuova concezione, da mandare in onda in tre puntate in prima serata. Avati non ci pensa su un attimo di più e realizza Jazz Band, straordinaria autobiografia per immagini del suo passato giovanile – e dei suoi coetanei – alla ricerca della fama nello scintillante mondo del jazz. Lo stile di Avati, che in sceneggiatura coinvolge Gianni Cavina, Maurizio Costanzo e il fratello Antonio, è quello cinematografico, con tempi di narrazione e di racconto decisamente dilatati, grazie ai quali riesce a raccontare nei minimi dettagli un’epoca della quale è stato diretto protagonista e a tratteggiarne con passione le decine di personaggi coinvolti. Lino Capolicchio impersona Giuseppe, l’alter ego di Avati sullo schermo, e ad affiancarlo sono gli attori della factory avatiana al completo, tra cui Carlo Delle Piane, Giulio Pizzirani e il già citato Gianni Cavina. Il serial raggiunge ascolti altissimi e la Rai commissiona al regista un seguito, che si concretizza l’anno successivo con Cinema!!!, epopea in quattro puntate (una in più di Jazz Band) che racconta – sempre con sguardo ironico – le vicende del solito team di amici capitanato da Capolicchio/Avati stavolta alle prese con la complicata realizzazione di un film vero e proprio, allo scopo di sfondare nel dorato mondo del cinema, dopo la delusione del fallimento in ambito musicale. Nel 1980, Avati cambia registro rimanendo sempre nell’ambito autobiografico e realizza il suo terzo sceneggiato, che diverrà anche il primo musical italiano, dal titolo Aiutami a sognare, che la Rai trasmette in tre puntate e del quale si appronta anche una versione appositamente pensata per le sale della durata di un’ora in meno. Per il cast, il regista stavolta si avvale di nomi noti del grande schermo, tra cui Anthony Franciosa, Mariangela Melato, Jean-Pierre Leaud (il Doinel di Truffautiana memoria) e Orazio Orlando, e la storia è ambientata tra gli sfollati della seconda guerra mondiale in quel di Sasso Marconi, nelle campagne dell’Emilia. Nel 1982, poco prima di un ritorno alle tematiche horror con Zeder (1983), Avati realizza – sempre in collaborazione con la Rai – una favola di genere fantastico in tre parti, intitolata Dancing Paradise e interpretata dai fidati Gianni Cavina e Carlo Delle Piane. É la storia di un viaggio alla ricerca del padre, tra angeli, presenze fantastiche e personaggi folli, nel pieno stile del regista. Stavolta il maestro condisce il tutto con bellissimi numeri musicali di Henghel Gualdi e di tutte le più famose orchestre di ballo dell’Emilia Romagna, in un’atmosfera elettrizzante e al contempo surreale, che rievoca alcune situazioni già presenti nei film precedenti. Rai Trade ed Elleu hanno portato alla luce gli sceneggiati dopo decenni di invisibilità suddividendoli in quattro eleganti cofanetti composti da tre dvd ciascuno, includendo in ognuno un opuscolo informativo con aneddoti e curiosità. I film, come di consueto, sono stati telecinemati dai materiali originali, e per questo non è infrequente notare segni e spuntinature dovute all’età delle pellicole, ma ciò non pregiudica in maniera più assoluta la visione, anzi accentua ancor più quella sensazione caratteristica da “tv di una volta”. (Luca Servini)
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