| Speciale Sulmona Cinema 2009 |
| Scritto da Daniele 'Danno' Silipo, Alessandra Sciamanna | |||
| giovedì 12 novembre 2009 | |||
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Tutte le "visioni" del Sulmona Cinema 2009: Alveare, Pene d’amore, So che c’è un uomo, Ragazze la vita trema, La pivellina, Phantasm IV, Linee d'ombra e l'incredibile sezione Dei Muri.
IL FESTIVAL
Sono cose che di solito non succedono in altri festival, magari più ricchi nel portafoglio ma sicuramente più poveri nel cuore. Perché Sulmona Cinema non è un Festival come gli altri, è un’isola felice fatta di persone più che di personaggi, di passione ardente più che di apparenza ostentata. Un luogo sereno e accogliente in cui ci si può trovare a parlare di cinema seduti ai tavolini dei bar con ‘perfetti sconosciuti’, o si possono scoprire opere altrimenti invisibili in proiezioni che hanno tutto il sapore dei vecchi cineforum. Questi sono i tangibili beni del cuore proposti dal Sulmona Cinema. Quanto a Talento – quello vero che tenta di spostare il normale corso delle cose attraverso la sperimentazione – se n’è visto tanto, specie nel concorso dedicato al giovane cinema italiano. Da Via della Croce di Serena Nono che sovrappone le testimonianze degli emarginati sociali con i tableaux vivants della vita di Cristo; a Una manciata di terra di Sahera Dirbas dove un pezzo di terreno, passando di mano in mano, diventa il pretesto per raccontare la situazione palestinese. Da Pietralata di Gianni Leacche, che omaggia il cinema italiano degli anni ‘50 e ’60 riflettendo sulla vacuità del mondo dello spettacolo odierno; a Grandi Speranze di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti che racconta l’Italia dei giovani imprenditori con un pizzico di ‘cattivi pensieri’; passando attraverso Et mondana ordinare di Daniela Persico con i suoi storici documenti d’emancipazione femminile messi in scena a cavallo tra medioevo e presente. E poi ancora Alveare di Tekla Taidelli, La pivellina di Tizza Covi e Rainer Frimmel, So che c’è un uomo di Gianclaudio Cappai, Pene d’amore di Alfredo Fiorillo e Ragazze la vita trema di Paola Sangiovanni, approfonditi più avanti assieme alle attivissime e imperdibili sezioni collaterali.
Sigla Sulmona Cinema 2009
TUTTI I PREMI Ragazze la vita trema di Paola Sangiovanni: Miglior film, Miglior interpretazione femminile, Premio soundtrack-Miglior colonna sonora So che c'è un uomo di Gianclaudio Cappai: Miglior Regia Via della Croce di Serena Nono: Miglior interpretazione maschile, Menzione speciale "incidente di percorso"
I FILM
ALVEARE
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Visioni oltre il muro, malgrado il muro e contro ogni muro, sia esso fisico o mentale. Questo il “campo d’azione” della sezione curata da Elfi Reiter, un turbinare di particolarissimi stimoli visivi che, tra surrealismi, cartoni animati, “cartoline” e incidenti sul tram, hanno fatto sorridere e incuriosire ma, soprattutto, pensare. Un “sentiero cinematografico” dovizioso, atto a stimolare il dibattito e il confronto.
IN PROGRAMMA
Redupers di Helke Sander (Germania, 1977). Una fotografa freelance vive da sola con la figlia piccola e collabora con un gruppo di donne, su commissione, documentando la città di Berlino frammentata dal muro. La riflessione sul muro diventa una riflessione sulla donna, sul suo ruolo negli affari pubblici e politici di uno stato, sulla realizzazione dei suoi sogni e/o ambizioni. Die andere Seite di Ellie Land (Gran Bretagna, 2007). Cosa c’è dall’altra parte del muro? A questa domanda rispondono diverse persone che hanno vissuto a Ovest e a Est. Sullo sfondo delicate animazioni a cura della stessa regista. Schwarzfahrer di Pepe Danquart (Germania, 1992/93). Incontro sul tram tra un ragazzo nero e una vecchia razzista che inizia a straparlare, insultare e lanciare anatemi. La situazione può degenerare da un momento all’altro ma, non appena sale il controllore, al ragazzo viene un’idea geniale per dare una piccola lezione alla vecchia. Gott und dieWelt di Julia Ocker (Germania, 2008). Corto d’animazione che potremmo definire bozzettiano in cui due uomini, illuminati da Dio, decidono di costruire ognuno una nuova chiesa. Ma i due la vedono in modo diverso e finirà a cannonate. Berliner Blau di Hartmut Jahn e Peter Wensierski (Germania, 1986). Surrealismi estetico-politici attorno e sopra il Muro di Berlino. Reale e immaginario si fondono assieme creando immagini di forte impatto. Ein-Blick di Gerd Conradt (Germania, 1986). L’assurdità del Muro in didici ore di ripresa ridotte a dieci minuti, guardando verso Est da una finestra dell’Ovest senza notare differenza alcuna. Fernsehgrüsse vonWest nach Ost di Gerd Conradt e Michaela Büscher (Germania, 1986). Cartoline postali televisive per comunicare da Est verso Ovest. Versione breve della trasmissione pilota: moderna, inaspettata, a volte buffa, a volte un po’ triste.
INTERVISTA A ELFI REITER, CURATRICE DELLA SEZIONE
Muri di cemento e muri psicologici; barriere fisiche e barriere mentali. La sezione “dei Muri” è stata un importante momento di riflessione…
Mi sono chiesta quale fosse il modo più giusto per ricordare, oggi, la caduta del Muro, e mi sono venute in mente le parole di Eduardo Galeano, durante un incontro a Bologna. Il Muro di Berlino è stato il muro della vergogna e dell'infamia, e se n'è scritto tanto. Poi è caduto e non se ne è più parlato. Ma il silenzio, è stato allargato anche a tutti gli altri muri che sono stati costruiti e di cui non si parla mai. Beh, queste parole mi hanno fatta riflettere molto e mi hanno portata a pensare che, i muri, non sono soltanto quelli di pietra, ma anche e soprattutto quelli che abbiamo in testa. Sono cresciuta in un'ambiente bilingue, in Alto Adige, e lo scontro etnico l'ho vissuto in prima persona. Essere di madrelingua tedesca e non avere l'accento del luogo ma un'altro tipo di “parlata”, ha determinato un emarginazione doppia. Quando hai introiettato così tanto questa divisione - ho vissuto personalmente la ripartizione della classe in tedeschi e italiani a soli sei anni, e ho visto i fili spinati tra una scuola e l'altra - difficilmenti riesci a liberartene: sono degli shock veri e propri. Chi non ha vissuto una simile esperienza, sin da piccolo, non può capire a pieno. Quando combatti tanto per l'equiparazione, per l'integrazione e ti ritrovi coinvolto poi in un eterno conflitto, esteso a tutto il mondo che ti circonda, è inevitabile che ti chiedi: ma allora dove vado, dove posso scappare? Ogni persona ha diritto di esistere e di coltivare la propria tradizione, la propria lingua e le proprie idee, il che significa anche rispetto dell'altro. E qui scatta un altro punto che, a mio avviso, viene spesso a mancare, anche e soprattutto per una questione di termini. Spesso il rispetto viene scambiato per tolleranza: non c'è nulla di più sbagliato. Quando dici “io ti tollero”, significa che hai già preso una posizione di potere rispetto all'altro. Solo quando ci si trova sullo stesso livello, può scattare la convivenza. Io ho la mia utopia, la coltivo e non smetterò mai di combattere per la comunità. Il terremoto dello scorso 6 Aprile mi ha toccata molto, e molto da vicino. Sin da subito ho pensato che non si poteva parlare del Muro di Berlino, senza ricordare anche i tanti muri caduti a l'Aquila quel giorno. Il filo rosso della sezione ruota infatti attorno alla domanda: quando cade un muro, che cosa succede? A Berlino c'è stata la riunificazione, e abbiamo sentito parlare tanto anche di falsa riunificazione. C'è stata comunque la volontà di creare una nuova comunità, una nuova convivenza sociale, politica e culturale. Stessa cosa è accaduta a l'Aquila: sono caduti i muri ma si sono create anche nuove solidarietà e nuove situazioni di vita. Significa ripartire da zero e fare immediatamente qualcosa per la comunità. Io la politica la intendo nel suo senso originario, della polis, della convivenza, della dimensione pubblica. E non del politico che dice qualcosa, tra cui anche tante stronzate.
Hai selezionato delle opere molto particolari, che spesso arrivano dritte al sodo grazie anche a una forte carica ironica. Vuoi dirci qualcosa in merito a ognuna delle tue scelte?
Avendo poco spazio a disposizione ho scelto una serie di cortometraggi: danno un'immagine ampia in poco tempo. Ridendo, ironizzando e portando all'eccesso, il discorso diventa molto più incisivo: emerge tutta la demezialità. In Ein-Blick per esempio, l'accelerazione dei movimenti (ogni secondo un'immagine) all'interno dello 'spazio del muro', rende tutta la situazione assurda: vediamo dall'alto il famoso Muro, che non sembra poi così invalicabile e minaccioso, e dei soldati in movimento che ci appaiono come giocattolini. E ti trovi a pensare: quello è stato il famoso muro invalicabile, quella è stata la cortina di ferro che ha tenuto in pugno due superpotenze per tanti anni determinando la Guerra fredda? Redupers di Helke Sander, è un altro film che amo molto: riesce a dare un ritratto della città, ma anche il ritratto della vita di una donna all'interno della società capitalista. Ruota intorno al concetto di frammentazione: la divisione in due della città, ma anche la frammentazione di una personalità, in questo caso femminile, suddivisa tra i vari impegni lavorativi, di mamma e di donna. E ancora una riflessione sul significato del muro, come simbolo di potere, ma anche come simbolo di fragilità: le onde sonore, i bacilli, le mosche riescono comunque a oltrepassare la barriera. Tutto questo mette in forte evidenza il ridicolo che c'è dietro al concetto “muro”. Anche a livello sonoro è molto incisivo: i brani passati delle varie emittenti radiofonoiche che c'erano a Berlino, arrivavano nell'est come nell'ovest, stessa cosa accadeva con le trasmissioni televisive. Concetto che si ricollega anche all'idea di Gerd Conradt e dei suoi saluti televisivi in Fernsehgrusse Von West Nach Ost. Infine i contributi sui muri mentali, come Schwarzfahrer, meraviglioso corto che ha vinto il Premio Oscar nel '94. Qui si pone l'accento sul razzismo: attraverso un risvolto assurdo viene risolta una situazione che sarebbe potuta sfociare nella violenza. Un'altro punto importante per me, era proprio quello di non presentare al pubblico dei contributi violenti: ne vediamo già troppi, cerco altre strade e non mi interessa la violenza.
Se qualcuno volesse continuare “dei Muri” a casa, quali opere consiglieresti di reperire?
È rimasto fuori dalla sezione un film che ha avuto la sua prima proiezione proprio il 9 Novembre '89 al Cinema Babylon, Berlino est: Coming out di Heiner Carow che tratta di un altro muro, quello dell'omosessualità. Nella Germania est questa questione è rimasta un taboo per tanto tempo, e paradossalmente sono state proprio le chiese le prime ad accogliere gli omosessuali. Un film meraviglioso, sotto tutti i punti di vista. Nel programma originale c'era anche un concerto performance di un coreografo d'origine americana che vive in Francia, intitolato Kings and Queens. Attraverso dieci canzoni molto note mette in scena la trasformazione di un personaggio: da donna, diventa uomo. Ma un uomo della peggior specie. Si parte dalla canzone di David Byrne, Heaven, con tanto di classica discesa da grande rock star. Il tutto si svolge in un ambiente quasi casalingo: all'inizio vediamo un vestito maschile poggiato sul divano, poi a ogni canzone, il protagonista sveste un indumento femminile e ne indossa uno maschile. Finisce con lui che si mette la parrucca, i baffetti e canta My Way di Frank Sinatra: “I did it on my way”!.
SULMONA



CINEMA PACIFICO



Speciale a cura di Daniele 'Danno' Silipo, Alessandra Sciamanna
il giovedì 12 novembre 2009 08:27by Giacomo
il giovedì 12 novembre 2009 15:22by Roberto Silvestri
il giovedì 12 novembre 2009 16:40by Daniele e Alessandra
il giovedì 12 novembre 2009 17:39by patrizio iavarone
il giovedì 12 novembre 2009 21:52by fabio morichini
il sabato 14 novembre 2009 13:02by rocco lorusso
Non credo sia generoso, e non credo di possa usare il termine "squilibrata" e "puzza" e sopratutto cosi accostati perchè deviano chi legge.
L'odore è solo della calura estiva.
L'odore è la lotta di tutti gli elementi che in questo lungo frammento di vita il Cappai ci rivela.
Non v'è marcio neanche oltre l'abiso, perchè la vertigine che ci coglie non consente sensazione alcuna.
Si resta impietriti e si guarda.
comunque grazie per l'attenzione.
Cari saluti,
Rocco
il sabato 14 novembre 2009 13:24by Danno
Un saluto, Danno.
il sabato 14 novembre 2009 14:17by rocco lorusso
La mia impressione e forse data dall'aver rivisto il film più volte.
Ho capito che il film ti è piaciuto e sono contento di ciò
Criticavo l'uso (a parer mio improprio) dei termini .
Poi volevo con il commento farti capire quanto abbia apprezzato il lavoro che svolgi.
Ti ringrazio di cuore
Rocco
il sabato 14 novembre 2009 19:13by Danno
Grazie a te dei commenti e dello scambio.
Un saluto!
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Un’esperienza culturale quasi trentennale non può fermarsi davanti a nulla, neanche davanti alla devastazione del terremoto dello scorso 6 aprile: il ‘dovere’ viene prima dello sconforto. Perché, come afferma la sigla del festival, “nulla abbiamo noi che non sia mortale ad eccezione dei beni del cuore e del talento”. Il dovere di assecondare quell’immortalità dello spirito, inteso come spugna che assorbe gli stimoli dell’arte e dalla cultura, è stato fortemente avvertito dal presidente Patrizio Iavarone, dal direttore artistico Roberto Silvestri, e da tutto lo staff del Sulmona Cinema, espostosi in prima persona (senza la sicurezza di un ritorno) per far si che tutto andasse a buon fine.





























