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Festival di Roma 2009 - Stramberie e proiezioni collaterali
Scritto da Daniele 'Danno' Silipo, Alessandra Sciamanna   
Monday 26 October 2009

A caccia di film bizzarri tra gli “extra” di Roma 2009: Bunny & the Bull, Con Artist, Simon Konianski, Corked! e tanti altri...

 

L'Altro Cinema di Roma

Ancora una volta, la sezione Altro Cinema - Extra (diretta da Mario Sesti), sempre a caccia di nuove tendenze cinematografiche e visioni “altre”, si dimostra una delle più vitali e necessarie tra tutte quelle raccolte sotto lo stendardo del Festival Internazionale del film di Roma. Tra documentari, sperimentazioni e film di nazionalità insospettabili, il miglior cinema si è rintanato lì, fuggendo via da una selezione ufficiale “grigia” e poco pulsante. Eppure, anche Extra – bisogna dirlo – quest'anno ha subito una lieve inflessione, più che altro sono mancati quei film effettivamente sorprendenti che hanno fatto la fortuna delle passate edizioni (per esempio JCVD o Louise e Michel l'anno scorso e The King of Kong due anni fa). Insomma, è stato un peccato non aver trovato un nuovo “piccolo” capolavoro come in passato. Ma non è il caso di lamentarsi troppo: senza gli “extra” di Sesti, che hanno comunque svolto egregiamente il loro ruolo trasversale, ci sarebbe stato ben poco altro da vedere. Specie per degli irriducibili sfegatati del bizzaro come noi.

 


 

I FILM

 

CORKED!

Regia Paul Hawley, Ross Clendenen Paese Usa
Genere Falso documentario

Il vino, la bevanda più fashion e osannata dei nostri tempi (diventata per molti uno status simbol, più che un semplice piacere), al centro di un falso documentario che dichiara i suoi intenti derisori fin dal titolo: Corked!, traducibile con l’espressione italiana “sa di tappo”. All’interno di questo pseudo-reportage, trovano posto esemplari di varia umanità, tutti in qualche modo legati alla produzione vinicola: due fratelli mezzi scemi che giocano a fare marketing, l’imprenditore triste arricchitosi a suon di succo d’uva, il guardiano della vigna che beve solo birra e il proprietario di una piccola azienda che fa tutto da solo fino quasi a impazzire. Non è vera e propria satira quella proposta dal film: alla ridicolizzazione della realtà, si preferisce la deformazione grottesca, pur con qualche stoccata non da poco ai meno scrupolosi produttori di vino. Corked!, infatti, più di ogni altra cosa, si diverte a mettere in scena un crescendo di tipi deliranti, giocando con loro fino a tirarne fuori il massimo in termini d’ilarità. Ed ecco che il vino, ad un certo punto, diventa solo il pretesto per mettere in piedi questa galleria di volti allucinati, dalla mente profondamente sconclusionata e dalla parlantina fuori controllo. Grazie ai suoi personaggi, Corked!, riesce ad essere frizzante e allegro come le bollicine di un buon prosecco bevuto in compagnia.

Trailer

 


 

SIMON KONIANSKI

Regia Micha Wald Paese Belgio/Francia/Canada
Genere Commedia, Grottesco

Se la scorsa edizione del Festival del Cinema di Roma ci ha 'regalato' il film rivelazione Louise & Michel, quest'anno è stata la volta dell'esilarante Simon Konianski, del giovane regista Micha Wald: un 'bis-belga' all'insegna dello humour grottesco e della trovata spiazzante. Simon Konianski è un 'bambinone' di trentacinque anni che vive in un mondo tutto suo, dove posto fisso e stabilità eocnomica sono solo un dettaglio. Simon è anche papà di un delizioso bambino, Hadrien, la sua piccola fotocopia. Cacciato di casa dalla compagna, è costretto a tornare a vivere – temporaneamente – con il padre Ernest, che non gli renderà vita e soggiorno facili. Tra spassosi battibecchi, personaggi strampalti che bazzicano nei paraggi e storie deliranti, il film avvolge sin dalle primissime battute, e non molla mai la presa, procedendo come un fiume in piena. Ironico, carismatico e graffiante, Simon Konianski è un'esplosione di gag e siparietti, magistralmente assemblati da una regia fresca e stimolante. Anche l'uso della musica, selezionata con gusto, gioca un ruolo fondamentale, smorzando i toni laddove richiesto, e accentuando la carica burlonesca nei punti salienti. Un film completo e riuscito.

Trailer

 


 

CON ARTIST

Regia Michael Sládek Paese Usa
Genere Documentario

Bisogna conoscere Mark Kostabi e la sua arte per essere sicuri che, il documentario Con Artist, non sia un falso, uno scherzo (anche se in parte lo è, trattandosi di docu-comedy). Kostabi, infatti, è un personaggio così eccentrico e “fuori”, da sembrare completamente estraneo a questo mondo, inventato a tavolino per costruirci sopra un film. Il documentario ne ripercorre la vita (non ancora conclusa), attraversando tonfi e trionfi, dagli inizi “squattrinati”, fino alla ricchezza, mettendo in luce l'intuizione che ha reso Kostabi uno dei più noti e quotati artisti del nostro tempo: l'industria e il marketing, prima dell'arte stessa. Kostabi non dipinge quasi mai i suoi quadri, li firma soltanto: decine di artisti lavorano per lui con uno stipendio fisso (3.50 $ l'ora). Ma non pensate che tutto ciò avvenga “sotto banco”, Kostabi è un truffatore senza truffa: ha sempre dichiarato la verità, scherzandoci sopra e shockando i più ortodossi. Il documentario, ritmato e coinvolgente, riesce a veicolare riflessioni serie sul concetto di arte e sulla sua mercificazione, senza per questo risultare pesante o esclusivo. Tutto ciò, grazie soprattutto alla simpatia innata e alla carica folle di un Kostabi molto “artista” ma, a tratti, anche uomo.

Trailer

 


 

BUNNY & THE BULL

Regia Paul King Paese Gran Bretagna
Genere Fantastico

Presentato come il primo road movie girato interamente in un appartamento, Bunny & the Bull, dell’esordiente Paul King, pur non avendo molto di nuovo da dire, e pur essendo parecchio derivativo nelle sue “visioni”, si rivela un film piacevole e divertente: riesce, se non a inventare qualcosa di nuovo, sicuramente a rinnovare il già visto, rinfrescandolo quanto basta. La storia è incentrata principalmente sul personaggio di Stephen Turnbull, ragazzo mentalmente disturbato che vive rintanato nel suo appartamento e non esce di casa da circa un anno. Un piccolo inconveniente domestico lo costringerà a ripercorrere mentalmente la vicenda che l’ha ridotto così. Inizierà un viaggio attraverso mondi “ricordati” che prendono le fattezze degli oggetti domestici: ristoranti di cartone, Luna Park fatti con ingranaggi d’orologio, città interamente rivestite con carta di giornale e alberghi di plastica. È sicuramente questo gioco d’ambienti una delle cose più riuscite del film, assieme a un senso dello humour non sempre politicamente corretto che dona il giusto pepe alle vicende narrate. Bunny & the Bull mescola assieme Amelié e L’arte del sogno, senza avere (per fortuna) la puffosità graziosa del primo, né (purtroppo) la profondità introspettiva del secondo. Rimane una delle cose migliori viste al festival quest’anno.

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MOJA KREW [MY FLESH MY BLOOD]

Regia Marcin Wrona Paese Polonia
Genere Drammatico

Igor è un pugile testardo e impetuoso, a cui è stata portata via la cosa più cara: la possibilità di combattere. Rimasto gravemente danneggiato durante una gara, non può più varcare la soglia del ring e cade in uno stato di disperazione totale. Preso da un senso di inutilità, inizia una vita all'insegna dell'eccesso, esagerando in ogni gesto, in ogni occasione: sesso, droga, alcool e passa la paura. Quando incontra Yien Ha, giovane e dolce vietnamita, qualcosa scatta dentro di lui: il personaggio si fa più riflessivo, pur non perdendo mai l'impeto che lo caratterizza. Di lì a breve, i due si trovano a stringere un accordo: Igor vuole un figlio, Yien Ha vuole il permesso di soggiorno. Dal loro matrimonio ognuno ricaverà il proprio utile. Non è poi così cinico, affrontare il concetto di matrimonio da questo punto di vista: in fondo, altro non è che un accordo “scritto” tra le parti. Marcin Wrona, con il suo My Flesh My Blood, traccia una strada del tutto originale: ci parla di affetto, di tenerezza e d'amore, senza mai ricorrere al 'sentimento', senza l'ausilio di superflui romanticismi. L'atteggiamento 'glaciale' dei protagonisti, in particolar modo di Igor - gigante dal cuore di pietra - quasi turba lo spettatore, abituato a rassicuranti spennellate melò, senza gusto e misura. Ed è porprio qui che l'opera fa centro: colpisce, confonde, strugge, ma non in maniera invadente, grazie anche allo stile asciutto e sicuro di una buona (e promettente) regia.

 


 

BANCS PUBLICS

Regia Bruno Podalydès Paese Francia
Genere Commedia

Esposto sul balcone di un vecchio palazzo, uno striscione nero con caratteri bianchi, riporta la scritta: “uomo solo”. Nell’edificio di fronte (che ospita gli uffici di un’azienda), si scatena la curiosità: tutti vogliono sapere chi sia 'l’uomo solo' e cosa stia cercando. Più semplice a dirsi che a farsi. Pausa pranzo: le vicende si spostano in un parco pubblico dove le vite degli impiegati curiosi, si mescolano a quelle di vari altri personaggi. Poi tutti al supermercato: tra commessi strampalati e clienti fuori di senno, si consumerà l’ultima parte del film, prima di scoprire quale sia la faccia di questo tanto chiacchierato uomo solo. Commedia dalle impennate grottesche che si regge unicamente su battute di spirito, gag visive e situazioni paradossali a getto continuo, creando una confusione surrealista con al centro il tema della solitudine. Un film non sempre smagliante, non sempre limato a dovere e, forse, un po’ troppo lungo. Ma si ride di brutto, dall’inizio alla fine, quasi senza sosta. Nel cast, tra volti più o meno noti in Italia, c’è buona parte del cinema francese.

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MAMACHAS DEL RING

Regia Betty M Park Paese Bolivia/Usa
Genere Documentario

Chi l’avrebbe mai detto che il mito del wrestling sarebbe arrivato fino alle Ande boliviane, dentro al cuore e alla mente di alcune giovani, e meno giovani, agguerrite lottatrici? Il documentario Mamachas del ring, dell’esordiente Betty M. Park, svela proprio questa bizzarra consuetudine, tutta al femminile, catapultandoci dritti sul ring, con tanto di botte, sangue, violenti atterraggi e spietate tirate di capelli. Questo assurdo sport, a metà strada tra lotta libera e acrobatiche mosse circensi, è spettacolo allo stato puro, tanto che, queste impavide lottatrici, si organizzano in gruppi e si esibiscono in veri e propri show itineranti, in un tripudio di folle paganti e impazzite. Oltre a un piacevole impatto straniante, legato alla tema portante dell’opera, il documentario riesce a suscitare anche un certo bisogno di “riflessione”, spontaneo e mai indotto, sul ruolo della donna all’interno della società e sul desiderio di riscatto non solo femminile, ma umano. Il tutto arricchito da continue e incalzanti incursioni in stop motion, che allietano la fruizione e smorzano i toni. Una storia a dir poco stravagante.

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LA FABBRICA DEI PROGETTI

Anche quest'anno il Festival di Roma è andato a caccia di talenti, gettando un'occhio sul panorama indipendente mondiale. La Fabbrica dei progetti è un'opportunità considerevole sia per i registi emergenti in cerca di sostegno, sia per tutti quei produttori, distributori e i finanziatori alla ricerca del giusto investimento: le due realtà trovano proprio in questo spazio la loro giusta dimensione. Sicuramente una sezione collaterale del festival, ma non per quanto concerne i contenuti. Ogni anno vengono selezionati numerosi “progetti” provenienti da ogni parte del mondo che, molto spesso, riescono a vedere la luce grazie proprio a questo vitale luogo d'incontro tra mercato e arte.

Dal 15 al 19 Ottobre, alla Casa del Cinema, sono state proiettate le opere dei registi selezionati (opere realizzate precedentemente, che potremmo definire piccoli saggi in attesa dei nuovi lavori che la “Fabbrica” consentirà di realizzare). Tra i tanti, Nic Baltahzar ha presentato il progetto per il suo secondo lungometraggio Team Mario. Di questo singolare regista abbiamo potuto ammirare la sua opera prima, Ben X, toccante e originale viaggio nella mente di un ragazzo autistico, alle prese con una società insulsa e priva di scrupli. Il gioco e la realtà virtuale, lo aiuteranno a costruirsi una vita parallela, in un mix di pungente denuncia e notevole profondità. Dell'italianissimo Stefano Tummolini è stato proiettato Un altro pianeta, film a basso costo e a tematica gay che ha riscosso innumerevoli consensi, riuscendo ad approdare anche al Sundance Film Festival. Il suo “progetto” è L'estate sta finendo.

 

 

 

A cura di Daniele 'Danno' Silipo, Alessandra Sciamanna

 

 

 
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