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Buttafuori
Scritto da Angelo Santini   
giovedì 24 novembre 2011

Di Vendruscolo, Ciarrapico, Torre

In breve Dal trio Vendruscolo-Ciarrapico-Torre (gli stessi di Boris), una serie flop, diventata cult nel tempo. Buttafuori con Valerio Mastandrea e Marco Giallini mescola assieme filosofia spiccia, minimalismo, dialoghi surreali e tante risate.

 

Genere Sit-com
Creato da
Giacomo Ciarrapico, Luca Vendruscolo, Mattia Torre
Regia Giacomo Ciarrapico Sceneggiatura Giacomo Ciarrapico, Luca Vendruscolo, Mattia Torre Cast Marco Giallini, Valerio Mastandrea
Serialità Stagione unica (8 episodi da 30 minuti) Paese/anno Italia, 2006

 

Recensione

Trasmessa per la prima volta su Raitre nell’estate 2006 si rivelò un flop, tanto da spingere la rete a non produrne mai una seconda stagione. Il suo insuccesso fu tale che non venne mai trasmessa neanche in replica su Rai Premium, sputacchiera delle fiction Rai. Buttafuori finì così, per alcuni anni, nel dimenticatoio degli insuccessi televisivi (lo stesso di Via Zanardi 33 con Elio Germano), per essere riscoperta solo ultimamente sul web, diventando una sorta di cult.

A scrivere e dirigere è il trio Vendruscolo-Ciarrapico-Torre, gli stessi di Boris. La serie è interamente ambientata all’entrata dell’UFO, discoteca romana, e segue le vicende e le turbe esistenziali dei due buttafuori, Cianca (Valerio Mastandrea) e Sergio “Sergej” (Marco Giallini).

Statica, quasi schematica (ma ciò non è necessariamente un difetto), minimalista e, a suo modo, filosofica. Caratterizzata da dialoghi surreali e una comicità semplicistica, Buttafuori ha il pregio di non volersi prendere troppo sul serio. Una serie anarchica, dove l’iconografia quasi archetipale dei due Buttafuori viene sovvertita, con esiti esilaranti. I lunghi piani sequenza, che si estendono per la quasi intera durata di ogni episodio, sottolineano la bravura dei due protagonisti (coppia già ben avviata con L’odore della notte e Basette) e la loro scioltezza davanti alla macchina da presa. Una serie “per pochi”, ma assolutamente da rivalutare. (Angelo Santini)

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