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Vigasiosexploitation - Vol. 1
Scritto da Luna Saracino   
Tuesday 29 March 2011

Un film di Sebastiano Montresor

Genere Grottesco, Sperimentale

In breve Un uovo venuto dallo spazio ha contagiato la cittadina di Vigasio. Un bizzarro detective – che sembra appena uscito da un fumetto anni 50 – dovrà risolvere, forse, uno dei casi più difficili della sua vita. Un film pulp, grottesco, agricolo.

 

Genere Grottesco, Sperimentale Regia Sebastiano Montresor
Cast Marco Bruschi, Emma Nitti, Chiara Pavoni, Massimo Roncari, Stefania Visconti, Alice Seghetti, Diana Gasparini, Matteo Lucchi, Anna Pagani
Paese Italia, 2010 Durata 52'
Web www.vigasiosexploitation.com

 

Recensione

«Il cinema come lo intendo io - forse perchè non è la mia professione e forse perchè lo vedo in modo romantico, da pionerie - è ancora una cosa che si fa tra amici, appassionati, invasati, fuori di testa, disposti a rinunciare alle ferie pur di passare pochi giorni in un limbo che non esiste, fittizio, irreale, utopico, che trasforma la realtà e la fa diventare più bella, la esprime al meglio, senza tempi morti».
(Sebastiano Montresor)

 

La rete, spesso, è un interessante contenitore di tutto ciò che è insolito, bizzarro, grottesco. Può capitare di imbattersi, infatti, in film come Vigasiosexploitation e venirne catturati – se non addirittura inghiottiti – perdendo, quasi, la concezione del tempo e dello spazio.

Interessante opera seconda di Sebastiano Montresor, poliedrico artista dalle molteplici incursioni, Vigasiosexploitation è un mediometraggio di circa 50 minuti (la prima parte indivisibile di un progetto che ne prevede una seconda di prossima uscita) che racconta di una storia d'amore minata dall'arrivo, nella cittadina di Vigasio, di un potentissimo virus veicolato dalla Macchina Morbida. Una macchina venuta dallo spazio.

La citazione del compianto Wallace nel cartello di apertura del film prepara lo spettatore alla sensazione di smarrimento che lo pervaderà di lì a pochi istanti e fino alla fine della pellicola. Grazie, infatti, ad una fotografia sporca (curata da Daniele Trani), un bianco e nero con sfumature verdi atte a evocare un'atmosfera tanto cupa quanto fredda e misteriosa, e una macchina a mano che segue i movimenti dei personaggi quasi fosse un occhio voyeuristico che osserva morboso ma in disparte, Vigasiosexploitation disorienta lo spettatore, catapultandolo in un'altra dimensione, in un turbine di immagini ben calibrate e coordinate con il crescendo musicale della colonna sonora realizzata da Airbag Killex.

A tratti grottesco, vistosamente pulp, intimamente “agricolo” (questo il nome del manifesto scritto, diretto e prodotto da Sebastiano Montresor), Vigasiosexploitation ha il preciso intento di porsi come film di rottura: da qui la decisione, dapprima artistica, poi stilistica, dunque critica, di realizzare un mediometraggio in bianco e nero, muto e in cui sono le didascalie a raccontare la storia. Lo scopo è molto semplice: cercare, con tutti i mezzi, di disabituare lo spettatore alla saturazione sonora e visiva che ha invaso letteralmente la nostra società, caratterizzata, ormai, da una fortissima crisi dei valori e una violentissima mercificazione dei corpi. (Luna Saracino)

 

CONVERSAZIONE CON IL REGISTA SEBASTIANO MONTRESOR
(a cura di Luna Saracino)

 

Sul tuo sito ufficiale troneggia, nella sezione Mitologia, un'interessante cronistoria della tua vita, in cui citi la carrozzina di Ejzenštejn, la slitta di Welles, la Natacha Von Braun di Godard. Viene da pensare che, così come un jazzista per poter improvvisare deve conoscere alla perfezione come si struttura una partitura musicale, anche un regista "insolito" come Sebastiano Montresor attinga in qualche modo dal passato classico del cinema.
Per me il cinema è soprattutto quello dei grandi maestri. Io guardo sempre a loro, a Ejzenstejn, Welles, Godard e naturalmente Kubrick. Ma potrei aggiungere anche Bergman, Ford, Melies, Fassbinder, Kurosawa e tutti gli altri. Quando scrivo qualcosa penso a come avrebbero potuto risolvere loro quel dato problema, e di conseguenza - anche in base ai miei poveri mezzi - risolvo la scena. Molte volte Daniele (Trani, direttore della fotografia ndr.) mi fa sorridere perchè mi ricorda che magari come risolvo la scena io la risolverebbe Jess Franco o Antonio Margheriti. È ugualmente un complimento. Non faccio distinzioni tra cinema d'autore o di genere. Dei grandissimi mi piace la semplicità e la fluidità della narrazione - che ancora non riesco ad ottenere quanto vorrei; dei cineasti di genere stimo il grande amore per il cinema, come mezzo espressivo, che pulsa nelle loro opere. Ho imparato che non c'è un cinema di serie A e uno di serie B; piuttosto che c'è il cinema e c'è la realtà filmata. E io voglio fare il cinema.

 

Come nasce il Cinema Agricolo? Qual è il suo manifesto e qual è il suo tipo di urgenza?
Il cinema agricolo è una formula che permette di sfruttare tutte le miserie e trasformarle in vantaggi. Non esiste un vero e proprio manifesto (non c'è alcun dogma, e a questo proposito ricordo il buon vecchio Roberto Perpignani: una volta ci ha detto che chi si fa i dogmi ha qualche problema...), ma tutto è finalizzato a raccontare per immagini. VSXPL ha secondo me una specie di necessità, che ancora fa sì che sia innamorato di lui. Tutto quello che appare nelle immagini ha una chiave di lettura che mi appartiene e che rimanendo così ambigua e sospesa mi pare possa appartenere in qualche modo anche a chi lo guarda. Alla fine cerco di portare un'esperienza personale da un piano soggettivo ad uno oggettivo. Cerco di raccontare una storia d'amore che abbia il pudore di non parlare d'amore, di non essere esplicita. Mi pare che dicendo troppo si rovinino le cose. Sottraendo e tacendo i pochi elementi assumono maggior significato, magari anche diventando ambigui. Chiedo allo spettatore di lavorare con me per vedere le immagini insieme, decostruirle, rifletterci sopra, farle diventare altre.

 

Guardando Vigasiosexploitation si ha come l'impressione che la sua unica pretesa sia proprio quella di non aver pretesa alcuna! Cosa spinge Sebastiano Montresor a dirigere un'opera complessa ed intricata come questa?
Forse non è vero che VSXPL non ha pretese. Mi piacerebbe venisse fuori che è un film d'amore. Volevo raccontare questa storia senza costrizioni di tipo formale e con molta leggerezza. Di qui un sacco di licenze, dalla partita a carte al gioco della mummia, ma anche queste sequenze grottesche mi pare che funzionino molto bene nell'economia del tutto. Sono efficaci. Faccio tv durante tutto il tempo dell'anno e mi piace ritagliarmi un paio di settimane durante l'estate per girare le mie cosine. L'urgenza principale è questa. Ricordarmi del perché ho scelto di lavorare con la telecamera. Non solo per i redazionali delle televisioni private di provincia. Voglio esprimermi con le immagini. Mi serve per ricordarmelo, perchè delle volte me lo dimentico. Fare cinema è una specie di seduta terapeutica, il mio strizzacervelli comincia a lavorare quando viene battuto il ciak.

 

Il vostro lavoro rimanda un po' alla videoart, alle videoinstallazioni, alle estemporanee di pittura, con cui condivide una certa urgenza nel voler raccontare "immediatamente" qualcosa, senza doverne dare necessariamente un senso universalmente comprensibile. Anche la scelta di un registro così miscellaneo (una trama che richiama gli horror anni Cinquanta; i caratteri dei personaggi, e la loro messinscena, che prendono spunto da quelli del cinema anni Ottanta; un sottotesto noir che ricorda da vicino il noir all'italiana degli anni Settanta), forse, contribuisce in qualche modo ad accentuare questo bisogno di raccontare "ad ogni costo". C'è, nel vostro film, anche una sorta di critica intrinseca?
Non voglio parlare di critica militante... Nel momento in cui scrivo e giro però, mi sembra escano delle indicazioni di gusto ben precise che forse alimento in modo contraddittorio durante l'anno. Prestandomi al commercio per molto tempo si acuisce in me una forte avversione per determinate logiche audiovisive-pubblicitarie. Per la legge del contrappasso cerco quindi tutto ciò che non sarebbe mai possibile in un commercial. Poi naturalmente ci sono delle altre cose: c'è la mia incomprensione per la fiction, fatta male e recitata peggio; la riflessione sulla parola nell'immagine filmata, standardizzata e ripetitiva come quella del telegiornale, dei talk show o dei reality; la noia per certi polpettoni cinematografici che scimmiottano se stessi solo al fine di incassare. Ma questa è solo la pars destruens; propongo anche una nuova generazione di pubblico (che esiste, che è attenta, sveglia, colta, intelligente). Vorrei lavorare per loro, vorrei dare loro dei film alla fine dei quali non si sentano presi in giro, vorrei poterli immaginare tutti in una multisala il 24 Dicembre con la terza scelta tra il film di Hollywood e il cinepanettone. Insomma vorrei che ci fosse meno nazismo audiovisivo... Al momento mi sembra che questo sia possibile e verificabile solo su internet, quindi è giusto che il cinema viaggi col web e in maniera gratuita; ringrazio tutti coloro che hanno scaricato e continueranno a scaricare VSXPL dai torrent. Lo tengono vivo e fanno in modo che se ne parli.

 

Vigasiosexploitation in qualche modo fa pensare al cinema di David Cronenberg (penso, ad esempio, ad opere come Crash e Videodrome), da sempre devoto alla messinscena di corpi esposti, mutilati, violati, mercificati... e ad un lavoro sulle immagini fortemente d'impatto. Quali sono le influenze di Sebastiano Montresor?
VSXPL nasce da Burroughs - da tutta la sua opera, in particolare Nova Express e The Soft Machine - quindi il contatto con Cronenberg è inevitabile. Poi sicuramente sento un debito di riconoscenza anche verso la nuova generazione nipponica, ma anche per Lynch, Von Trier, il Gaspar Noè di Irreversible e tutti i movimenti artistici contemporanei che hanno a che fare con il corpo e i modi di espressione non convenzionali, mi piace l'utilizzo del video al di fuori della sala cinematografica, mi pare possa diventare una specie di microcosmo della nostra vita. Non credo di avere un solo autore di culto, prendo quello che mi piace e lo combino.

 

 

PAROLA AD AIRBAG KILLEX (COMPOSITORE DI VSXP)

La realizzazione delle musiche è avvenuta quasi interamente a posteriori, a montaggio ultimato lavorando sul final-cut del Film; non c'è stata quindi una collaborazione attiva durante la fase di produzione anche se le primissime idee musicali sono nate già sui provini antecedenti le riprese vere e proprie. Queste prime bozze di colonna sonora sono servite a me per entrare meglio nell'atmosfera e stile delle immagini ma anche a Sebastiano per capire se il mio apporto musicale andava nella direzione voluta. L'idea per l'accompagnamento sonoro era quella di un ambiente acido e sintetico, quasi inospitale ed irreale ma etereo; in ogni caso la grande libertà di movimento affidatami ci ha portato a sperimentare cose decisamente diverse dalla mia usuale produzione. Vigasiosexploitation è stata un'esperienza - sotto molti aspetti - unica per il mio ruolo. La completa ricostruzione dell'ambiente audio in post-produzione è di per se una cosa inusuale; aggiunta alla peculiare atmosfera del Film ed alla libertà affidatami in campo musicale, il risultato non può che essere un lavoro pieno di stimoli. La mancanza di dialoghi crea - ovviamente - più spazio alla musica, che non si deve "nascondere" sotto i dialoghi ma può ritrovarsi quasi sempre in primo piano d'ascolto. Questo può portare ad esagerare l'apporto della colonna sonora rischiando di stravolgere le parti e ritrovarsi con dei visual su brani musicali; l'importante in questo caso è - secondo me - la storia narrata sullo schermo, che deve essere sempre al centro dell'attenzione sia per lo spettatore che per me come compositore. Quindi la scelta di ricreare temi musicali ben precisi e ripetuti per i vari personaggi aiuta lo spettatore a seguirne le vicende, permettendo di identificare più facilmente i ruoli in riferimento all'accompagnamento sonoro. È anche un modo un po' all'antica di interpretare la musica per film: così come la mancanza di dialoghi rimanda al film muto anche l'uso dei temi musicali ben definiti è riconducibile più al noir/giallo/horror anni 60/70 che non al cinema contemporaneo. (Airbag Killex)

 

PAROLA A DANIELE TRANI (DIRETTORE DELLA FOGRAFIA DI VSXP)

Le difficoltà sono state molte, dovute nella maggior parte dei casi al budget ridotto e, soprattutto, alla mancanza di persone nella troupe; quindi capitava spesso e volentieri che, mentre posizionavo la telecamera e la preparavo attaccandola al monitor e cambiando le ottiche, dovessi contemporaneamente pensare all'inquadratura, a come sistemare le luci, a che presa della corrente usare per non sovraccaricare tutto, a dove era finita la bandiera di panno che mi serviva assolutamente, eccetera. Dal punto di vista tecnico le difficoltà causate dal fatto di girare in digitale con poche luci ed esclusivamente di notte sono state portate a nostro favore e trasformate in scelta stilistica: un monocromatico verde con molto rumore video dato da un settaggio del guadagno molto alto (12db) che consentiva di poter girare anche in condizioni di scarsissima luminosità. Chiaramente c'è una lunga riflessione che faccio con Sebastiano e che parte ben prima delle riprese del film; la fase di produzione vera e propria dura due settimane e per ragioni di costi non potrebbe durare di più, quindi bisogna riuscire a ricavare tanto materiale e della miglior qualità possibile; il tutto è in ogni caso migliorabile dopo, col montaggio, con la color correction e la sonorizzazione, fasi che possono contare su tempistiche più dilatate, però è importante che il materiale di partenza sia di prima scelta. Dal punto di vista più strettamente “artistico” ci si aiuta prendendo come esempio film di altri registi ma non solo; per Vigasiosexploitation - volume 1 ad esempio, è stata molto importante anche tanta letteratura, innanzitutto William Burroughs, partendo dal presupposto che Cronenberg ha avuto ragione nel vedere Il pasto nudo come un noir, ma assolutamente ha avuto torto a vederlo a colori! Prendere parte a un film “agricolo” è innanzitutto un'esperienza molto divertente perché s'incontrano persone veramente speciali; l'atmosfera è esattamente l'opposto di quella che ci si potrebbe aspettare da un set cinematografico; è incredibile più che altro vedere come, dopo qualche ora di riprese, diventino tutti ultradeterminati a portare avanti il progetto come se fosse a tutti gli effetti un film collettivo. Il che è esattamente l'opposto del concetto di cinema “autoriale” che è ancora tanto di moda nel cinema italiano odierno. (Daniele Trani)

 

 

Trailer

 

Trailer VSXP Vol. 2

 

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