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The Museum of Wonders
Scritto da Luna Saracino   
Tuesday 25 January 2011

Un film di Domiziano Cristopharo

Genere Horror, grottesco

In breve Freaks si mescolano a bellezze statuarie in un film scomodo e magnetico, dove l'apparenza fa meno paura dell'essenza...

 

Genere Horror, grottesco Regia Domiziano Cristopharo
Cast Maria Rosaria Omaggio, Venantino Venantini, Maria Grazia Cucinotta, Giampiero Ingrassia, Francesco Venditti
Paese Italia, 2010 Durata 115'
Web www.themuseumofwonders.com

 

Recensione

Benvenuti nel museo delle meraviglie. Un posto dove il grottesco si incontra col burlesque per diventare mistico ed inquietante. Un posto dove le apparenze non contano e dove l'essenza è molto più inquietante, a volte, se accompagnata da un bel contenitore...

Nato dalla mente geniale e poliedrica di Domiziano Cristopharo, regista e creativo del panorama indipendente romano e italiano, The Museum of Wonders è un film magnetico, inquietante e scomodo, proprio come il suo autore, tanto apprezzato (e pluripremiato) all'estero, ma ancora, forse, troppo poco apprezzato dal pubblico italiano. Perché Cristopharo è un regista sincero e libero da ogni convenzione, lontano dagli stereotipi del consumismo e sicuramente senza peli sulla lingua o timori di espressione. I suoi film sono violenti, estremi, colti, tanto nelle immagini quanto, forse anche più, nei contenuti. Le sue storie, i suoi racconti sono finestre (e a volte portoni!) spalancate sulla società contemporanea, ormai sempre più simile ad una tragedia greca.

Complesso o bistrattato che sia, Domiziano Cristopharo può comunque contare sui suoi attori feticcio, che quasi ogni anni decidono di prendere parte ai suoi insoliti progetti, sperimentandosi in ruoli singolari e talvolta spaventosi: attori come Maria Rosaria Omaggio, Venantino Venantini, Maria Grazia Cucinotta, Giampiero Ingrassia e Francesco Venditti, che del "museo delle meraviglie" sono le bizzarre attrazioni.

Già con House of flesh mannequins il giovane regista romano ha rappresentato con estrema lucidità e crudeltà l'esposizione dei corpi della nostra società: con The Museum of Wonders, la cui sceneggiatura è stata curata da Elio Mancuso, Domiziano racconta la paura della diversità e di ciò che non conosciamo, mostrando il corpo umano assolutamente spoglio dalle sue convenzioni, un corpo deforme, ma anche perfetto, a indicare che spesso la cattiveria è insita lì dove non si palesa. Grazie a citazioni e rimandi aulici a film del passato come Freaks di Tod Browning e Il cuoco, il ladro, sua moglie e l'amante di Peter Greenway, The Museum of Wonders riesce a raccontare la realtà con un occhio attento ma cinico, intenso ma disincantato, immergendo lo spettatore in un sogno/incubo ad occhi aperti, dal quale, forse, sarà difficile risvegliarsi. (Luna Saracino)

 

CONVERSAZIONE CON DOMIZIANO CRISTOPHARO
a cura di Luna Saracino

 

Chi è Domiziano Cristopharo? E cosa lo ha portato, durante la sua vita, a scegliere la strada del cinema?
Ho iniziato a girare a 13 anni, grazie alla Super-8 che mi regalò mio padre. Feci delle riprese in un bosco, aspettai trepidante i 45 giorni che allora erano necessari per lo sviluppo, montai il girato e rimasi affascinato da quel che la luce faceva tra le foglie... decisi allora di riprovare raccontando una storia. La girai sempre nel bosco per usare le luci naturali e coinvolsi altri bambini del vicinato: ne rimasi molto soddisfatto. Così, decisi che un film doveva essere un film! A 14 anni girai un mediometraggio, utilizzando gli attori con un senso più compiuto (mia madre a fare la madre, io a fare un ragazzino...) e ambientandolo in una casa. Curai luci, costumi ed effetti... e devo dire che i risultati mi sorprendono ancora! Tutto il resto è stato gavetta. Sui set di Umberto Lenzi a 16 anni e poi il teatro a 17...

 

House of Flesh Mannequins e The Museum of Wonders sembrano legati da un filo conduttore all'apparenza impercettibile: Museum sembra quasi il sequel naturale di House, recuperando il concetto di corpo mutilato/corpo straziato. Come in Cronenberg, dunque, c'è una speciale attenzione all'esposizione dei corpi. È evidente, anche nei tuoi lavori, che ciò non è riconducibile ad un puro e semplice feticismo, bensì a qualcosa di più profondo.
Viviamo in una società di apparenze e giudichiamo tutto dalla copertina (film, libri, cibo inscatolato...) senza badare a cosa c'è davvero dentro, e così facciamo anche con le persone. Io vengo dal teatro: il corpo è il mezzo di comunicazione più grande e diretto, così come il sesso, e troppo spesso lo sovraccarichiamo. Io invece lo spoglio, anche della sua essenza di corpo, proprio per mostrarne il contenuto, sia esso bello o brutto.

 

Il tuo prossimo lavoro sarà Medea's Syndrome, un film ad altissima tensione, mentale, psicologico, profondo che forse si distanzia, almeno all'apparenza, dai tuoi primi lavori. Diverso, si, ma sempre frutto e figlio di un occhio critico e attento a ciò che lo circonda. Come è nata quest'idea di trasporre la figura di Medea (il mito tragico forse più moderno in assoluto) in chiave contemporanea e assolutamente moderna?
La sindrome di Medea si compie molto spesso sotto i nostri occhi in tante città d'Italia e del mondo. È proprio questa alta casistica che mi ha portato a pensare al film. Qui il concetto di carne è l'assenza della carne: questa bambola di bachelite che proprio non riesce a divenire il surrogato di una figlia perduta; questo luogo simbolico che è un faro, che è specchio totale di un'anima messa a nudo trascendendo il corpo.

 

Ad Aprile, invece, girerai un altro film, Hyde's Secret Nightmare, che sarà una sorta di versione erotica del romanzo cult di Stevenson. Il film promuove apertamente l'utilizzo del preservativo: l'allitterazione Hyde's/Aids è voluta oppure frutto di un caso fortuito?
No, è voluta, sebbene funzionerà solo per l'Italia, laddove, comunque, l'ignoranza sulle malattie sessualmente trasmesse e l'utilizzo del preservativo dilaga, supportata da politici depressi e una chiesa senza dignità umana.

 

In Hyde's ci sarà anche una grande sorpresa: il ritorno sulle scene di Rocco Siffredi, che dal 2004 ormai aveva deciso di non prender più parte a nessun film che non fosse prodotto da lui. Com'è nato questo connubio e come hai conosciuto Rocco Siffredi?
Grazie al co-produttore di Hyde's, lo storico Claudio Mattei, che di Rocco è molto amico. Claudio, avendo anche collaborato con Joe D'amato, non poteva che entusiasmarsi come un bimbo di fronte ad un progetto così folle, mi ha sostenuto e aiutato da subito. Rocco Siffredi è un uomo colto, elegante, umile e che si lascia sorprendere. In questo film mi divertirò molto a sorprendere. Specie nella mescolanza tra cast “hard” e cast “serio”. Menziono il protagonista Claudio Zanelli e il ritorno all'hard di Andy Spider (noto per esser lo “stallone” dei vecchi film di Schicchi) che ci presenterà una scena di necrofilia ai limiti del disagio!

 

 

Trailer

 

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