| Promettilo! |
| Scritto da Emanuele Rauco | ||
| sabato 20 febbraio 2010 | ||
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►Emir Kusturica, con la scusa del viaggio picaresco, realizza una versione da caserma del suo cinema, quasi fosse una parodia di se stesso.
Recensione
Emir Kusturica è tra i pochi registi a poter vantare due palme d’oro a Cannes e ad aver creato, tra gli anni ’80 e i ’90, un vero e proprio immaginario iconografico e stilistico; ma quando non si cimenta col documentario non riesce più ad avere la forza e l’ispirazione del decennio passato, come dimostra il suo nuovo film, in realtà vecchio di tre anni e proposto solo ora da One Movie. E se l’hanno tenuto in magazzino per tre anni un motivo c’è. Tsane è un ragazzo sveglio che vive col nonno in campagna, quando però l’anziano parente pensa di avere i giorni contati manda il nipote in città a trovare la donna della sua vita e a vendere la mucca: comincerà un’inarrestabile catena di guai. Commedia surreale, noir delirante e saga picaresca e gitana, in pratica i soliti elementi di sempre che Kusturica, con Ranko Bozic, rimescola in modo pedante e piatto, respingendo qualunque apertura al nuovo. Aperto da una sequenza che pare da subito la parodia dell’autore serbo, il film sarebbe – almeno nelle intenzioni narrative – una riflessione sul rapporto tra città e campagne, tra vecchio e nuovo nella nazione, attuata attraverso una ridefinizione dei meccanismi stilistici e narrativi del regista, che però, fin dalla seconda sequenza rifiuta ogni approccio alla novità e ripiega sulla maniera, costeggiando un risaputo noir gitano che si macchia di assurdi stralci reazionari (l’evirazione del cattivo): sembra una parodia del cinema di Kusturica, dove i mille marchingegni messi in scena evidenziano la meccanicità del racconto, il cartoon astratto, surreale e grottesco, diventa vuoto e goffo, senza tecnica e con uno humour da caserma incomprensibile (la pisciata in camera), che azzera il ruolo dell’immaginazione sotteso agli eccessi surreali. La sceneggiatura ovviamente accumula tutto l’accumulabile, scambiando frenesia per ritmo e alternando simbolismi (il santo che piange o l’uomo che vola) e grettezze da serie B nostrana, mentre la regia pensa che bastino un paio di gru e carrellate per fare poesia, ma sbaglia, non essendoci più la forza delle cose da dire. E anche se ci fossero, sarebbero dette male: gli attori, dal giovane Uros Milovanovic al veterano Miki Manojlovic, recitano come fossero pagliacci invasati, facendo emergere la bellezza sobria di Marija Petronijevic, unico appiglio di un film il cui caos del mondo non trova mai, nemmeno per un istante, un principio etico, estetico o stilistico che possa renderlo cinema. (Emanuele Rauco)
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In sala dal 19/02/2010 Genere Commedia



















