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La Grata
Scritto da Alessandra Sciamanna   
Tuesday 20 April 2010

Regia Fabio Morichini, Matteo Sapio

Genere Grottesco

In breve Un film anomalo e inclassificabile, empirico e irrequieto: impossibile rintracciare uno ‘sguardo’ simile all’interno dell’attuale panorama italiano.

 

Genere Grottesco Regia Fabio Morichini, Matteo Sapio
Cast Federico Scribani, Pepita Cianfoni, Lara Martelli, Sylvia de Fanti, Francesco Cabras
Paese Italia, 2009 Durata: 82'

 

Recensione

Dopo l’esperienza no budget di Bios, i registi Fabio Morichini e Matteo Sapio tornano all’attivo con La Grata, nuova e originale prova realizzata nel segno di un vero e proprio “luteranesimo del cinema”, come Morichini stesso lo definisce. Il metodo è sempre lo stesso: qualche spiccio in tasca (70 euro per l’esattezza), un plot ricercato e complesso alla base e un bisogno espressivo straziante. Come in una partita a scacchi il giocatore più abile non tarda a muovere le sue pedine migliori, anche ne La grata i registi sfoderano sin da subito una schiera impazzita di personaggi bordeline, chi dannatamente cinico, chi finanche troppo remissivo: e l’effetto è tra i più stranianti. Una soubrettina in coma, ricoverata in una stanza sudicia e misteriosa; uno strozzino unto dal signore e con le stimmati alle mani; un infermiere incastrato in una dimensione ‘altra’; un medico alle prese con tradimenti e strane persecuzioni; due registi indipendenti, impegnati nel cosiddetto cinema civile, brindano alle loro sceneggiature con un bel bicchiere di Nero d’Avola e ottimo lardo di colonnata. Il collante di tutto, una Roma in piena crisi pandemica e completamente invasa dalle mosche.

Siamo di fronte a un vero e proprio ‘circo’: una sfilata di casi umani scorre sullo schermo, lasciando in bocca un sapore ibrido, il cosiddetto sorriso amaro, tanto caro alla vecchia tradizione italiana del cinema grottesco, fatto di personaggi atipici, eppure così dannatamente concreti e familiari. Quella che ci viene sbattuta in faccia con cotanta grazia, e soprattutto senza la fastidiosa presunzione di smuovere le coscienze, è la parte peggiore della nostra povera Italietta, quella perbenista e ipocrita, qui racchiusa in uno spaccato surreale (e proprio per questo verosimile) che ben restituisce la nostra attuale condizione: le mosche, si sa, vanno sempre dove c’è la merda, e nel bel paese, evidentemente, ne siamo piuttosto circondati. Anomalo e inclassificabile, empirico e irrequieto, il mondo di Morichini e Sapio è un luogo off, tanto coinvolgente quanto refrattario al “bello”, inondato da uno stile punk e volontariamente sfuggevole. Difficile, se non impossibile, rintracciare uno ‘sguardo’ simile all’interno dell’attuale panorama italiano (indipendente e non). (Alessandra Sciamanna)

 

CONVERSAZIONE CON I REGISTI
a cura di Alessandra Sciamanna

Come nasce La Grata, da quali esigenze personali, stilistiche e concettuali?
La Grata nasce dall'esigenza di continuare a girare capitalizzando il parto di Bios. Con il nostro primo lavoro, partendo da una sceneggiatura solida, avevamo lavorato per forzare le gabbie formali del linguaggio cinematografico tradizionale: scavalcamenti di campo, appiattimento e distorsione dell'immagine, cambi di colore continui. Un lavoro ostinato contro il concetto di realismo. Con La Grata, la sperimentazione si è indirizzata verso la sceneggiatura, con il girato funzionale agli input della storia.

Le riprese e la lavorazione del film…
Avevamo soltanto qualche pagina scritta con una storia sfocata nelle nostre teste. Abbiamo cominciato a girare e in fase di montaggio abbiamo delineato le tessere mancanti del nostro puzzle. Se quindi il periodo di riprese è stato relativamente breve, più o meno 150 ore, il montaggio ci ha occupati per più di un anno: è proprio in questa fase che abbiamo costruito lo scheletro del film e le atmosfere. E dove soprattutto ci siamo ammazzati dalle risate.

Che cos'è che vi divertiva di più?
Probabilmente cantare...

Cantare?
Ebbene sì. Nelle lunghe nottate di montaggio spesso le scene venivano risolte con la sonorizzazione, e il più delle volte, mentre uno registrava con una misera tastiera midi i commenti, l'altro rubava il microfono e ci metteva del suo. Ma le nostre creazioni vocali sono ben camuffate, quello che gli spettatori sentiranno sono i “regali” che i Last Wanks e Lara Martelli hanno fatto al nostro film.

Che tipo di lavoro avete svolto con gli attori?
Il nostro approccio agli attori è stato eterogeneo. Grazie alla collaborazione di molti non-professionisti abbiamo riscoperto il doppiaggio, che ci ha permesso sul set di concentrarci sull'intensità delle espressioni del volto e sulla gestualità dei corpi, senza doverci fermare ogni minuto per una battuta mancata o un'intonazione sbagliata. Nella fase di doppiaggio invece siamo stati abbastanza rigorosi, lavorando comunque in un atmosfera “casalinga”. Casalinga non solo per i mezzi utilizzati, ma soprattutto perché i doppiaggi sono stati fatti per la maggior parte proprio dentro casa. Ma abbiamo utilizzato anche un'unità mobile costituita da un piccolo mixer con quattro canali, un microfono e un vecchio portatile. È sempre molto divertente il volto degli attori che guardano sconvolti il nostro ciarpame tecnico. Poi ci chiedono “ma funziona?” e noi rispondiamo “Che te frega, tu dì la battuta”.

Fare cinema indipendente oggi: cosa significa, quali le difficoltà maggiori e come affrontare il problema della distribuzione?
Dopo cent'anni di cinema, viviamo un'epoca entusiasmante ed eccitante, dove l'unico ostacolo alla realizzazione del tuo film è la pigrizia o la mancanza di idee. C'è la possibilità di concretizzare in un prodotto il proprio potenziale talento senza gli ostacoli che hanno sempre spaventato: i costi della pellicola e i costi della stampa delle pellicole per la distribuzione. Ora i mezzi sono accessibili a tutti. Questo, per noi, è il cinema indipendente. Poi c'è internet, un'importantissima vetrina che fino a pochi anni fa non c'era. Fai una proiezione nel locale dell'amico, pubblichi l'evento sui maggiori social network e accorrono tutti i tuoi amici e conoscenti. I giovani talenti non si devono preoccupare del loro futuro distributivo, ma del presente… Questo momento storico è uno dei più belli per il cinema, una grande rivoluzione è in atto: quella del digitale.

Qual è il cinema che più amate e che più influenza i vostri lavori?
Il nostro cinema è evidentemente influenzato da tutti i grandi maestri, che proviamo ad imitare, anche con il niente con cui lavoriamo. Nei nostri lavori non ci siamo negati lunghi piani sequenza alla Kubrick o scene oniriche di felliniana memoria. In verità, è frustrante per noi accostare chiunque alle nostre cose. E poi purtroppo non abbiamo ancora riferimenti nel cinema digitale, troppo giovane.

Progetti futuri?
Una web fiction delirante e un nuovo film, finalmente con gli zombie…

 

Trailer

 

» 1 Commento
1"bravi"
il Friday 01 October 2010 22:20by m4rv
E bravi Ragazzi... Io non vi conosco però capisco la condizione in cui avete girato e in cui attualmente vi trovate.. Ho girato anche io il mio film indipendente: "La progenie del diavolo" in digitale e con pochi mezzi. Quindi in bocca al lupo!!;-)
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