Home

La banda del Brasiliano
Scritto da Alessandra Sciamanna   
Tuesday 28 September 2010

Un film di John Snellinberg

Genere Poliziesco

In breve Precariato e poliziesco si fondono assieme senza falsi moralismi in un film ironico e malinconico al tempo stesso.

 

Genere Poliziesco Regia Patrizio Gioffredi
Cast Carlo Monni, Alberto Innocenti, Luke Tahiti, Massimo Blaco
Paese Italia, 2009 Web: www.labandadelbrasiliano.com

 

Recensione

Autoprodotto con un budget esiguo dal collettivo toscano John Snellinberg, La Banda del Brasiliano è l’eccezione che conferma la regola. Nel giro di pochi mesi è diventato un vero e proprio “caso cinematografico”: grazie alla carica ironica e dirompente dei suoi autori, al potere del passaparola e alle proiezioni off effettuate in giro per l’Italia, il film si è spalmato velocemente sulla bocca dei cinefili più attenti (e non solo), fino ad ottenere un’edizione dvd di tutto rispetto targata Cecchi Gori Home Video. Risultato: tanta visibilità, tanto riscontro, ma soprattutto il giusto e meritato riconoscimento che non si ferma al bar sottocasa. Un traguardo importantissimo per un’opera che nasce indipendente nelle ossa e nello spirito, libera da tutto e da tutti, anche dai limiti. La povertà di mezzi viene letteralmente sommersa, e superata, da un’ottima preparazione tecnica e da un forte e coinvolgente bisogno espressivo: restituire a chi di dovere un po’ della merda lasciata in eredità alle nuove generazioni. La carne al fuoco è tanta, ma non c’è pericolo d’indigestione, il collettivo pratese sa bene quali sono le carni migliori da grigliare. Il tema del precariato, il no future delle nuove generazioni (che nel frattempo si sono invecchiate aspettando il miracolo, tra una lamentala e l’altra), la rabbia verso i responsabili dello sfacelo economico e morale italiano (vecchi rincoglioniti che a loro tempo hanno avuto il cinema migliore, il cibo migliore e i lavori migliori), sono tutte questioni portate avanti senza falsi moralismi, piagnistei o metodi furbetti. Ma anzi, con la giuste dose di ironia a rendere il tutto ancora più incisivo. Le vittime (i trentenni precari) non sono pupazzi nella mani del burattinaio, ma emergono nel film in maniera netta e paradossale, con tutto il loro carico di colpe, poiché incapaci di reagire in maniera costruttiva, di collocarsi in un tempo definito (si guarda al passato perché il futuro è tutto da scrivere) e di trovare la propria strada, soprattutto se questo significa ripartire da zero e riorganizzarsi. Una riflessione profonda e acuta, racchiusa in un’opera intelligente e graffiante, che fa centro proprio nel prendere coscienza del contesto sociale, culturale e politico nel quale si muove e agisce. Vi è poi un ‘grande assente’: ci sono le pistole, c’è la banda di criminali, c’è un rapimento, c’è l’investigatore di turno (magistralmente interpretato da Carlo Monni), ma non c’è il poliziottesco propriamente detto. Il genere, assoluta fonte di ispirazione per il collettivo, è come un colore sbiadito sullo sfondo, quasi fosse un ricordo sfilacciato, impossibile da ricreare oggi, in questa società.

Un bel ceffone in pieno volto a tutti i benpensanti che ancora storcono il naso di fronte al cinema autoprodotto italiano, affiancandolo senza giusta causa a un giochetto tra amici, al filmetto delle vacanze, o peggio ancora a un cinema che “non è proprio cinema”. Certo, anche facendo di tutta l’erba un fascio si commette il medesimo errore - i John Snellinberg non spuntano come funghi nel bosco, e nel marasma dell’autoproduzione si può rintracciare anche tanto materiale discutibile - ma ancor più grave e deleterio è il circolo vizioso dal quale queste opere vengono inghiottite, un luogo astratto dove l’ottusaggine regna sovrana e la poca curiosità uccide ogni sacrosanto stimolo. Ma in tutto questo c’è qualcosa che non torna: perché un’opera autoprodotta come La Banda del Brasiliano riesce a creare forte fermento intorno a sè soltanto se e quando ottiene un’edizione dvd? (Alessandra Sciamanna)

 

 

PAROLA AL COLLETTIVO JOHN SNELLINBERG

 

Che ci risulti mancava all’appello, nella storia del poliziesco italiano, un poliziesco toscano.

La Banda del Brasiliano è un poliziesco toscano. Luke Tahiti, il più devoto al genere poliziottesco tra i membri del collettivo Snellinberg, l’avrebbe voluto molto più violento, ma non c’erano i soldi per il sangue né per pagare un maestro d’armi. C’è rimasto un po’ male Luke…

Quando mancano i soldi, il sangue e i maestri d’armi c’è solo una cosa che può salvare un collettivo squattrinato alle prese con un film indipendente: l’ironia. E allora il film è diventato una commedia poliziesca toscana. I toscani poi sono condannati alla commedia dal loro stesso accento: un attore può dire le cose più serie e pesanti del mondo, ma appena il pubblico sente la “C” aspirata ride e tira fuori la storia della “Coca Cola con la cannuccia”. È un incubo.

Il personaggio del Brasiliano è nato per dare sfogo alle frustrazioni da cinefilo di Luke. Ci sarebbe piaciuto fargli rapire Nanni Moretti. Chissà, magari nel sequel…

L’ironia è dissacrazione - quindi non ci siamo fatti problemi a scimmiottare o ridicolizzare certi cliché di un cinema che amiamo - ma è anche una forma di pudore. Il precariato è un problema sul quale, un certo cinema italiano, ha speculato; ci piaceva l’idea di mostrare per una volta dei precari realmente incazzati (molti membri del collettivo sono precari realmente incazzati).

Non c’è un solo personaggio serio all’interno della banda. Del resto come si potrebbe prendere sul serio una banda che invece di rapire un politico o un imprenditore rapisce il più innocuo dei dipendenti comunali? Ancor più che la "meglio gioventù" dei cinquanta-sessantenni, che storicamente ha le sue colpe nella crisi politica e morale italiana, il nostro bersaglio sono gli stessi trentenni. Incapaci di dare una forma alla propria rabbia confusa se non emulando, nel nostro caso, modi e linguaggi dei loro eroi cinematografici (il meno ridicolo è il Mutolo, che ha scelto il silenzio) e imprigionati in un immobilismo che potremmo eufemisticamente definire "bizzarro". Perdonate l'autocitazionismo, ma che è vita questa? (Collettivo John Snellinberg)

 

 

 

Edizioni home video disponibili
ShoppyDoo Confronta prezzi e modelli per il tuo shopping online

 

Trailer

 

» 5 Commenti
1Commento
il Tuesday 28 September 2010 17:27by ross
Ho visto e apprezzato questo film "fatto in casa" che mi ha rammentato, più che il genere "poliziesco", i cineforum degli anni Settanta, stile "Ecce Bombo" tanto per citarne uno divenuto famoso insieme al suo autore, Nanni Moretti appunto. 
Al di là della bravura e dell'impegno di attori, regista, comparse, ecc., quel che mi ha lasciato perplesso è proprio il soggetto, o contenuto che dir si voglia...e che, mi perdonino costoro - anche se so bene che non lo faranno - non mi è apparso poi così originale.  
Da cinquantenne, e "innocuo impiegato", mi son chiesto infatti perchè mai la generazione dei nostri fratelli minori - figli mi parrebbe un po' eccessivo, tranne rare eccezioni - debba prendersela proprio con la nostra.  
In realtà abbiamo vissuto anche noi il precariato, in qualche caso anzi anche la fame, che dubito loro abbiano conosci
2Commento
il Tuesday 28 September 2010 17:31by ross
allo studio negato, insomma lacrime e sangue. 
Non tutti, è ovvio, così come non tutti i trentenni d'oggi sono precari e sono incazzati. 
Da giovane, senza un futuro sicuro davanti, lo ero anch'io. E in buona parte lo sono ancora, guardando a questa Italia. 
Che non andrà da nessuna parte finchè continuerà a prendersela con il vicino di casa...pensando a garantirsi solo il proprio orticello. 
Comunque bravi, ripeto. Ma spero anche di vedere qualcosa di più e di meglio, perchè, chissà, forse ne sono davvero capaci.
3Commento
il Tuesday 28 September 2010 18:36by Alessandra S.
Le rispondo da semplice spettatrice, poiché la sensazione che ho provato di fronte al film è praticamente opposta alla sua. Ho apprezzato tantissimo il fatto che, per la prima volta, in un film italiano incetrato su questa abusatissima temaica, non ci sia in primo piano un trentenne incazzato col prossimo, ma un trentenne "inetto", incapace di ripartire da zero e guardare avanti. E' il trentenne il bersaglio del film non il cinquantenne. Il fatto che la Banda, buffamente, rapisca un piccolo dipendente comunale, anziché un politico ne è un po' la prova.
4Commento
il Wednesday 29 September 2010 19:55by Staff di Snellinberg
Nessun problema sulle critiche, figuriamoci. Anche se preferiamo quelle non contenutistiche (il dibattito no!i). Nessuna pretesa di originalità a tutti i costi (se mai il come è più originale del cosa visto che crediamo che l’approccio diciamo non ortodosso alla materia sia stata la cosa che ha contribuito maggiormente a dare visibilità al progetto). Tantomeno il nostro film vuole essere un saggio sociologico o un’ottusa invettiva unidirezionale, ma questo l’abbiamo detto in tutte le salse. Ribadiamo che la nostra posizione non coincide con quella dei membri della banda (i discorsi del Randagio spesso sono volutamente “imbarazzanti” come certe sfuriate massimaliste del cinema poliziesco che fu). Condividiamo semmai col Brasiliano l’esigenza di un cinema diverso (Il tono è “Ve lo meritate Alberto Sordi!” per ri-citare Moretti) ma ovviamente NON certe nostalgie brigatiste.
5Commento
il Wednesday 29 September 2010 20:00by Team di Snellinberg
Meglio di noi parlano di problema “generazionale”, che sussiste, Alessandro Rosina e Elisabetta Ambrosi nell’intervista che abbiamo inserito nel dvd del film. Quella la condividiamo in toto. Ancora più dei cinquantenni in senso lato (50-60 anni, l’età di quasi tutti i nostri genitori tra l’altro e di gran parte dei leader politici di oggi) che hanno certo vissuto difficoltà storiche nei Settanta (anche se non paragonabili statisticamente, in termini lavorativi e di potere sociale, rispetto ai trentenni di oggi) ad onor del vero hanno colpe maggiori i Babyboomers ultrasessantenni. Di quelli ci occuperemo nel sequel... In ogni caso con questi trentenni non c’è possibilità di contribuire all’accentuarsi di un conflitto generazionale che in Italia è di fatto inesistente, quindi state tranquilli. Il film non ha alcun potere sovversivo! Gli unici a prendere il film sul serio sono stati 50enni
» Invia commento
Email (non verrà pubblicata)
Nome
Titolo
Commento
 caratteri rimanenti
 
< Prec.   Pros. >

Recensioni

Rubriche

 

cineforum

 

 

Non cinema

 

 

Non cinema

 

TRADUTTORE

 

 

 

PARTNER

 

 

 

 

 

 

CI TROVI ANCHE SU