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Young Adult
Scritto da Emanuele Rauco   
Saturday 10 March 2012

In sala dal 9/03/2012 Genere Commedia
Regia Jason Reitman Con Charlize Theron, Patton Oswalt, Patrick Wilson, Elizabeth Reaser, Jill Eiekenberry
Paese USA, 2011 Durata 94’
Distribuzione Universal Pictures

►Jason Reitman realizza un percorso di formazione al contrario che, per quanto ben scritto, non ha il giusto tono registico...

 

Recensione

Non ci sono giovani adulti nel nuovo film di Jason Reitman, ma adulti che non riescono, non sanno, non vogliono smettere di essere giovani. Niente di nuovo quindi nell'assunto, ma il regista di Tra le nuvole e Juno tratta la materia col tocco anomalo, atipico e sgradevole che vorrebbe opporsi alla convenzionalità del racconto hollywoodiano, correndo più di un rischio che non riesce a gestire.

Protagonista è Mavis, scrittrice di romanzi rosa post-adolescenziali (gli young adult del titolo), che dopo la ricezione di una cartolina in cui si comunica la nascita del figlio di un suo ex torna nel paesino d'origine per cercare di riconquistarlo. Scritto da Diablo Cody, questa sorta di miscuglio tra Il matrimonio del mio migliore amico e Bad Teacher è una commedia di “rimatrimonio” – filone tipico del cinema hollywoodiano – coniugato però come una satira dell'american way of life.

Al centro di tutto e primario motivo di visione del film, c'è il personaggio di Mavis, più che una donna con la sindrome di Peter Pan, una persona che si è fermata nel tempo, che ascolta musica di 20 anni prima su vecchie cassette, che vorrebbe diventare adulta e mettere su famiglia ma solo col fidanzatino del liceo; e non perché ha ritrovato l'amore, ma perché non riesce a sopportare l'idea che anziché nei '90 siamo nei '10 del 21° secolo. Reitman narra questa storia in cui passato e presente sono una cosa sola, come Peggy Sue si è sposata virata in grigio, con un tono di sbilenca commedia brillante nel quale incrinare i personaggi e i sentimentalismi con la sgradevolezza di una donna anaffettiva, drogata di adolescenti in tv.

I limiti del film risiedono proprio nella concezione dello stesso: il personaggio centrale è debole, descritto più per scorciatoie che per psicologie, e nonostante gli sforzi della sceneggiatura, finisce per girare a vuoto, pagando più del dovuto il distacco tra il tono leggero della regia e il suo contenuto invece più serio, quasi cupo, che nega il desiderio di normalità insito nelle convenzioni del cinema USA. Tanto che quando si va a fondo nel rapporto tra Mavis e il suo amico freak, il tocco cambia: è più preciso, più deciso. Peccato che il film sia praticamente finito, tornando al punto di partenza, più come un nulla di fatto che come una consapevolezza da parte degli autori. Resterà perlomeno come il primo figlio diretto della Retromania descritta dal saggista Simon Reynolds, e come l'ennesima prova del talento di Charlize Theron, che riesce a essere tanto più bella quanto più maschera la sua bellezza. (Emanuele Rauco)

 

Trailer:

 

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