| World Invasion |
| Scritto da Emanuele Rauco | |
| giovedì 21 aprile 2011 | |
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►Fantascienza bellica di vecchissimo stampo, anche ideologico, che non sa sfruttare il suo potenziale...
Recensione
Era dai tempi di Independance Day di Emmerich che la fantascienza non era una questione di fronte, di trincee, di bandiere e valori bellico-patriottici: ci pensa Jonathan Liebesman (Non aprite quella porta - L'inizio) a realizzare una sorta di Berretti verdi della fantascienza che ha il difetto capitale di deludere anche sul piano spettacolare. La città di Los Angeles è rapidamente invasa da squadroni di extraterrestri armati e bellicosi: a cercare di arginarli, la compagnia del sergente Nantz che però viene incastrata nelle case e nei quartieri della città. Sorta di Black Hawk Down di Scott ma con grossi alieni, il film (scritto da Christopher Bertolini) vuole rispolverare l'etica conservatrice e patriottica del rapporto con l'extraterrestre e della difesa della frontiera interna. Il film infatti, fin dall'inizio, è tutto dentro la logica e gli ambienti militari e racconta della guerra in casa, dell'invasione dello straniero e della necessità (culturale?) di difendere le proprie barriere con il sangue e l'onore, spettacolarizzando la morte e la distruzione con immagini paradossali, che ricordano l'Iraq e i bombardamenti a Bagdad (fuori luogo, come la disquisizione sulla colonizzazione dei mostri che dimentica le colonizzazioni americane): nulla di diverso da Alba rossa di Milius, il problema però è che Liebesman cerca di riciclare il verismo da reportage di District 9 di Blomkamp senza saper usare la macchina a mano, senza tensione, senza azione. La sceneggiatura saccheggia L'eternauta di Oesterheld e Lopez, lancia qualche proclama più o meno convinto, dichiara presto l'ideologia di fondo che equipara gli animali agli alieni; Liebesman va col pilota automatico, tanto ci pensano il montaggio di Christian Wagner e gli effetti visivi. Ma nulla può contro un cast che ha come unica espressione il mento volitivo, bambino messicano futuro marine compreso. Con buona pace di Aaron Eckhart, suo malgrado. (Emanuele Rauco)
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