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Visions
Scritto da Emanuele Rauco   
Tuesday 09 June 2009

In sala dal 5 Giugno 2009 Genere Thriller
Regia: Luigi Cecinelli Con: Henry Garrett, Jakob Von Nichel, Caroline Kessler, Steven Matthews
Paese Italia, 2008 Durata 108'
Distribuzione Luce

Mediocre e stantio thriller-horror a metà tra influenze anni ’70 e patemi coreani, che però fallisce proprio nel clou dei suoi modelli: la messinscena.

 

Recensione

Recentemente Umberto Lenzi, alfiere del thriller e dei generi italiani negli anni ’70, ha dichiarato di essere soddisfatto del ritorno di un certo cinema nostrano – magari di nicchia, magari underground – al genere, alle sperimentazioni narrative (peccato che stesse parlando del pessimo Sbirri); di sicuro, di questo rinnovato filone di cui si aspetta sempre il definitivo rilancio, fa parte anche il primo lungometraggio di Luigi Cecinelli, regista molto attivo nei corti, che grazie a finanziamenti e produzione estera riesce ad arrivare anche nelle nostre sale. Il risultato però è altamente deludente.

La storia in sé già non promette nulla: Mat, dopo il coma che gli ha lasciato un’amnesia permanente, è ricoverato in un istituto psichiatrico, dove ha spesso strane visioni macabre. Assieme a una giornalista e al direttore dell’istituto, un tempo consulente dell’FBI nella cattura di un serial killer, proverà a fare luci su queste visioni. I rimandi, i saccheggi e i plagi si sprecano nella sceneggiatura di Andrea Dal Monte che vorrebbe dare una risposta più riflessiva e “raffinata” ai meccanismi di Saw, ma che in realtà si perde in una marea di sponde investigative senza interesse. Rispetto ai film a cui s’ispirerebbe, questo di Cecinelli – che ha aperto la prima edizione dell’Ostia Film Fest – sembra molto meno specifico, molto più “generalista” nel senso che pare realizzato per un pubblico di mezzo tra gli amanti del giallo truculento e gli appassionati dei fantasmi orientali, ovviamente non riuscendo a prendere nessuna delle due strade e sporcando tutto con accenni comici e americani (il personaggio di Nick) del tutto fuori luogo. A rovinare ulteriormente l’impasto di Cecinelli ci pensa una confezione da film di serie C, in cui la tenuta narrativa e quella filmica sono lasciate allo sbaraglio e la logica della narrazione sacrificata al banale colpo di scena finale.

Solo una delle colpe della sceneggiatura che vorrebbe ingarbugliare tutto ma non riesce nemmeno a raccontare l’ovvio e cade nelle facili banalizzazioni dei film straight to video, così come la regia non riesce a dare nemmeno l’ombra dello spettacolo, a causa di una fotografia e di effetti speciali piuttosto scipiti. Esattamente come lo sono gli attori, tra cui l’imbarazzante protagonista Henry Garrett, uno dei molti illustri sconosciuti che completano il quadro di una produzione davvero poco allettante, che non crediamo possa accontentare nemmeno il più accanito tra i fans del genere.(Emanuele Rauco)

 

 

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