| Vendicami |
| Scritto da Emanuele Rauco | |
| sabato 01 maggio 2010 | |
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► Avvincente e a suo modo commovente noir contemporaneo, diretto dal maestro Johnnie To, capace di trasformare lo spettacolo in poesia.
Recensione
È un maestro Johnnie To, “che sta al cinema di oggi come Tsui Hark a quello di dieci anni fa” (Giona Nazzaro), ma nessuno in Italia lo conosce. O almeno nessuno che non sia un cinefilo amante del cinema di Hong Kong. Finalmente c'è la possibilità di farlo conoscere a un pubblico un po' più nutrito, dato che il suo ultimo film, Vendicami, arriva nelle sale italiane con una distribuzione ben maggiore rispetto alle 2-3 copie con cui nell'agosto scorso era uscito l'altrettanto ottimo Exiled. Questa nuova pellicola racconta di François, un ex-sicario ora cuoco che si avvia a perdere la memoria. Prima però di questa occorrenza fatale, deve portare a termine la vendetta contro coloro che hanno sterminato la famiglia della figlia, lasciando lei in fin di vita. Wai Ka-Fai ha scritto una ricca e al tempo stesso basilare storia di vendetta, morte e amore paterno, che To tramuta in un noir fiabesco dalle venature western. Al centro del film c'è il bellissimo personaggio di François Costello (omaggio – tra i molti – al Melville di Le samourai), un padre e un killer, ma anche un uomo spaesato con un passato che lo sta conducendo all'oblio e che si aggira, estraneo e spaesato, in un mondo che non è più il suo, cercando frammenti di immagini per riconoscere e ricordare, usando l'amicizia e la violenza come uniche armi di socializzazione (le pistolettate alla bicicletta). To – come suo solito – porta la stilizzazione a livelli estremi, ma riesce a rendere, per virtù di stile, attimi di puro spettacolo “estatico” in frange di poesia, di epica emozione (la sparatoria tra i cubi di carta straccia). E poi, caso più unico che raro, la sceneggiatura si pone a completo servizio di una visionarietà di regia quasi commovente, creando ambientazioni ad hoc e lasciando a To la capacità di trarne “numeri” che possano diventare frammenti di un mondo. Forse la pregnanza sociale e contemporanea di Election o The Mission è lontana, ma quando si vedono attimi di puro cinema plastico che sanno anche diventare colpi al cuore, quando si osservano corpi e presenze come Johnny Hallyday, che riempiono l'immagine senza bisogno di recitare, si capisce di avere a che fare con un vero maestro. Vorremmo fosse applaudito da più persone possibile. (Emanuele Rauco)
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In sala dal 30/04/2010 Genere Noir



















