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Uomini che odiano le donne
Scritto da Caterina Gangemi   
Wednesday 27 May 2009

In sala dal 29 Maggio 2009 Genere Thriller
Regia Niels Arden Oplev Con Peter Haber, Noomi Rapace, Michael Nyqvist, David Dencik, Georgi Staykov
Paese Danimarca/Svezia, 2009 Durata 152'
Distribuzione Bim

Dal romanzo cult di Stieg Larsson, uno scontato thriller ad alto budget e bassa tensione.

 

Recensione

Forte dell’enorme successo ottenuto in patria, arriva anche nelle sale italiane Uomini che odiano le donne, l’attesissimo thriller svedese tratto dall’omonimo romanzo di Stieg Larsson, autore della trilogia best-seller Millennium, imperniata sulle avventure del giornalista-investigatore Mikael Blomkvist e della sua conturbante collaboratrice Lisbeth Salander.

Fresco di condanna per diffamazione, al coraggioso reporter Mikael Blomkvist non resta altra scelta che abbandonare la redazione della chiacchierata rivista Millennium per ritirarsi a vita privata in attesa di scontare la pena. I propositi di relax domestico vengono però presto interrotti dalla chiamata di Henrik Vanger, anziano industriale membro di uno dei clan più ricchi e potenti del Paese, che gli chiede di occuparsi del caso di una sua nipote, scomparsa quarant’anni prima in circostanze misteriose. Nel corso delle indagini, Blomkvist riceve un inaspettato aiuto dall’hacker Lisbeth Salander, il cui carattere agguerrito si rivelerà decisivo nel porre fine a un diabolico piano criminale dai tratti sadici e fortemente misogini.

Una trama in sé non particolarmente brillante, costretta a dipanarsi in oltre due ore e mezzo di narrazione didascalica e nella più totale assenza di ritmo e sorprese per lo spettatore, che non faticherà certo ad individuare presto il colpevole e ad anticipare la “telefonata” sorpresa finale. Dal canto suo, il danese Niels Arden Oplev, imbastisce una regia di impianto televisivo, che racchiude e prepara ai due successivi capitoli, assecondando con mestiere i clichés narrativi e visivi del genere poliziesco in cui, la connotazione tipicamente scandinava, si riduce alla propensione per il dramma familiare e un certo crudo realismo nelle notevoli scene di violenza, unici guizzi in una messa in scena complessivamente neutra e asettica. Niente di più, niente di meno, fin qui, rispetto ad un qualunque thriller hollywoodiano di media fattura, se non fosse per il sottile, strisciante maschilismo paradossalmente incarnato non nella vicenda (dove comunque ognuno ha ciò che si merita) ma nella protagonista femminile.

Difficile ripartire le colpe di ciò, tra regista e scrittore, ma certo è che, Lisbeth Salander appare come la personificazione di un concetto di emancipazione femminile fasullo e reazionario, in una caratterizzazione che estremizza gli stereotipi della donna forte e indipendente. Prematuramente bollata come nuova eroina della crime story, la nostra si presenta come una tipa trucida, acchittata da adolescente ribelle, strafottente e maleducata, dall’immancabile infanzia problematica. Wonder woman mingherlina che gira in motocicletta e sgomina bande di teppisti ubriachi a calci e pugni, Lisbeth è in realtà una donna che odia le donne, tanto da annientare la propria femminilità per trasformarsi in un maschiaccio da manuale, con tanto di fuga post amplesso degna del vero “uomo che non deve chiedere mai”. È ovviamente lesbica, ma pronta a sciogliersi al cospetto del macho di turno, per il quale arriva perfino a rispolverare minigonne e tacchi a spillo, in un finale dall’involontaria comicità grottesca degna del miglior Almodovar. Dispiace, la poco conosciuta Noomi Rapace, nella realtà donnina piuttosto graziosa, che nonostante tutto fa del suo meglio, rivelando un talento e una dedizione al personaggio non da poco, e che avrebbe meritato di emergere con qualcosa di meglio. (Caterina Gangemi)

 

 

Trailer:

 

 

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