| Un'estate ai Caraibi |
| Scritto da Emanuele Rauco | |||
| sabato 13 giugno 2009 | |||
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►Solita stantia sequela di barzellette e siparietti che non fa ridere, ma che almeno non raggiunge il livello di fastidio del precedente cine-cocomero.
Recensione
La genesi del titolo dovrebbe già dare un’idea di come vedono l’Italia e gli spettatori i fratelli Vanzina, o i loro produttori: dall’iniziale Last minute Caraibi, abbandonato sia per il timore che il pubblico non capisse o identificasse subito sia per l’assonanza con il fallimentare Last minute Marocco, si è passati al più conforme Un’estate ai Caraibi, cosicché il pubblico abbia già l’idea di vedere un prodotto seriale che s’instrada sulla scia dei vecchi film estivi e del rinato cine-cocomero, seguendo di un anno il fortunato, ma non troppo, e orribile Un’estate al mare. Fatta salva l’ormai appurata incapacità di far ridere e guardare un’Italia da fiction, il film è appena migliore del suo precedente. Varie storie pretestuosamente intrecciate: un ragazzo va in vacanza per dimenticare la ragazza e la trova col suo migliore amico; un imprenditore si trascina l’autista trattandolo come uno schiavetto; un uomo, convinto di star per morire, vola ai tropici per godersi gli ultimi lampi di vita; un dentista si porta l’amante in vacanza cercando di nasconderla ai parenti e infine un poveraccio e un bambino che vivono di espedienti e che potrebbero trovare l’occasione della vita. La scelta della cornice (Antigua), dei personaggi e degli intrecci scritti dai soliti Enrico e Carlo è quanto di più banale e corrivo esista, ma la scelta di una commedia “di costume” che provi a confrontarsi con la sua tradizione diventa un prodotto innocuo e blando, senza le vette atroci del precedente. Innanzitutto sembra che la realtà sia più presente nel film, fosse solo per la crisi economica globale e per la berluscomania che, come nel resto della nazione, pare aver afflitto il duo di fratelli, provando a mettere in scena un’umanità che forse non esiste (la grande maggioranza dei personaggi ha soldi e benessere che la metà bastano), ma di cui s’intravedono lampi, come nel personaggio dell’onorevole maneggione e fascistello. Peccato che il film resti comunque sessuofobico, nonostante l’esibizione femminile, e moralista, con tanti intrighi di sesso mai concretizzati, relegato agli anni ’80, perfino patetico nei toni di alcuni episodi. Come e peggio di alcuni epigoni della commedia nostrana, la sceneggiatura non bacchetta mai i personaggi, si fa complice dei loro difetti e offende l’intelligenza dello spettatore non allineato, che non si può accontentare di qualche scena meglio scritta e di una regia appena meno sciatta del solito. E anche gli attori restano sottotono, se non imbarazzanti come il trittico livornese Martina Stella-Paolo Conticini-Paolo Ruffini, e qualche sorriso possono strapparlo solo due mattatori come Maurizio Mattioli e Carlo Buccirosso. Chi s’accontenta godrà, gli altri si spera non entreranno nemmeno in sala. (Emanuele Rauco)
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In sala dal 12 Giugno 2009 Genere Commedia




















