| Una notte da leoni 2 |
| Scritto da Caterina Gangemi | |
| mercoledì 25 maggio 2011 | |
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►Spingendo al massimo la componente adrenalinica con una regia dal taglio sincopato e videoclipparo, Phillips sfrutta al massimo tanto il potenziale di humor irriverente e politicamente scorretto quanto la verve degli interpreti...
Recensione
Li abbiamo lasciati alle prese con i postumi devastanti di quell'indimenticabile notte brava a Las Vegas. E a distanza di due anni li ritroviamo in Thailandia - il placido Doug, il trascinatore Phil, l'acqua cheta Stu, e l'irresistibile bamboccione naif Alan - alle prese con un altro matrimonio da celebrare e una nuova serie di devastanti, rocambolesche ed esilaranti disavventure, tra spietati trafficanti di droga, scimmie fumatrici e l'immancabile compare smarrito da recuperare. Per la serie "formula che vince non si cambia", dopo l'exploit del primo capitolo, meritatamente affermatosi come una delle migliori commedie degli ultimi anni, Todd Phillips tenta di replicarne successo e apprezzamenti con una formula sostanzialmente identica nell'impianto, quanto, fortunatamente, negli esiti più spassosi. Più che un sequel infatti, Una notte da leoni 2 si presenta a tutti gli effetti come una sorta di remake-calco del precedente: stesso schema narrativo (compresi prologo, epilogo e intermezzo musicale) e stessa dinamica delle gag, stesso tipo di intreccio nel plot e, naturalmente, stesso affiatatissimo team di interpreti. Varia soltanto la location, che, nell'ottica lungimirante del prodotto hollywoodiano, si affida alle bellezze e alle tentazioni turistiche della Thailandia e della sua capitale - la cui sordida atmosfera è di pretesto per enfatizzare i risvolti thriller della vicenda - in un insieme invariato ma funzionalmente incrementato nelle sue trovate più riuscite. Spingendo al massimo la componente adrenalinica con una regia dal taglio sincopato e videoclipparo, qui Phillips sfrutta al massimo tanto il potenziale di humor irriverente e politicamente scorretto in una serie di situazioni ancora più estreme ed esilaranti, quanto la verve degli interpreti, ripiegando ancora una volta ai margini lo scialbo Justin Bartha a favore di un Ed Helms di inusitata generosità nel prestarsi alle derive più imbarazzanti del suo personaggio, e ripescando l'ottimo Ken Jeong nei consueti panni del viscidissimo trafficone cinese Mr. Chow. Insomma, globalmente un buon prodotto commerciale capace di divertire e intrattenere al meglio traendo la sua forza, paradossalmente, dal porsi non come aggiunta, bensì come alternativa al precedente. Da notare anche i ruoli minori di Paul Giamatti e Nick Cassavettes, nei panni rispettivamente di un misterioso affarista e un truce tatuatore, oltre all'immancabile e imperdibile sequenza dei titoli di coda. (Caterina Gangemi)
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