| Un perfetto gentiluomo |
| Scritto da Martina Calcabrini | |
| venerdì 13 maggio 2011 | |
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►Un perfetto gentiluomo è una pellicola stravagante e bizzarra, che partendo in quarta si ritrova col serbatoio vuoto prima dell’arrivo a destinazione...
Recensione
Quando venne pubblicato Io e Henry, il particolare e irriverente romanzo di Jonathan Ames, la possibilità di una sua (fortunata) trasposizione cinematografica, era subito balzata agli occhi. I documentaristi Shari Springer Berman e Robert Pulcini, inizialmente interessati all’idea, si sono potuti accostare al progetto solo in un secondo momento. Scegliendo Paul Dano e Kevin Kline come protagonisti, hanno ritenuto Kate Holmes l’unica attrice adatta a ricoprire il ruolo femminile di una donna insicura e imbranata (simile a quello che recitava in Dawson’s Creek e che le ha permesso di approdare ad Hollywood). Un perfetto gentiluomo racconta la storia di Louis Ives, un giovane professore di inglese che sogna di diventare uno scrittore famoso. Dopo essere stato scoperto ad indossare un reggiseno della collega, Louis viene cacciato e, per espiare alla vergogna, si trasferisce a Manhattan in cerca di fortuna. Qui conosce lo strampalato Henry Harrison, un anziano “cavaliere delle rose”, un gigolò, un “extra man” che indirizza il timido e impacciato Louis verso la bella vita. Affascinato dai modi eleganti e galanti del suo coinquilino, il ragazzo cerca di imparare a vivere come lui, non rinunciando, però, alle sue più segrete e perverse inclinazioni sessuali. Louis, infatti, prova una malata (?) attrazione per gli indumenti intimi femminili senza desiderare, però, diventare una donna. D’altro canto, anche Henry nasconde un segreto: se esternamente si dichiara un gentiluomo incravattato che ama l’opera, dall’altra desidera ardentemente l’amore di una donna. Niente li accomuna, eppure, dopo aver imparato a conoscersi, non potranno più fare a meno l’uno dell’altro. Non c’è che dire, Un perfetto gentiluomo è davvero un film molto particolare. Inizialmente sembra una commedia, basata sugli sketch comici di un Paul Dano incredibilmente irriverente (cosa che aveva già dimostrato ne Il Petroliere) e di un Kevin Kline dall’umorismo disarmante e la battuta sempre pronta. Ma non si tratta solo di questo: una commedia non può reggersi soltanto su battibecchi momentanei (e, spesso, fini a se stessi). Così, la pellicola sembra avvicinarsi alla satira, allo smascheramento di usi e costumi (contemporanei), allo svelamento delle nuove mode dei “cacciatori di eredità”, salvo poi allontanarsene subito. Se in alcuni momenti torna alla mente La versione di Barney, con la sua velata misoginia e la pretesa della superiorità maschile, in altre sembra che i registi smarriscano la strada. Pur disponendo di tematiche piccanti come l’omosessualità e il travestitismo, infatti, rimangono intrappolati in un vortice di autoironismo buonista. Perché, infatti, abbandonare l’interessante inclinazione del protagonista, dopo averla soltanto accennata? Perché contraddire quanto si è mostrato con un finale completamente nonsense? Insomma, una pellicola eccentrica e bizzarra, che partendo in quarta si ritrova col serbatoio vuoto prima dell’arrivo a destinazione. (Martina Calcabrini)
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