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Tomboy
Scritto da Emanuele Rauco   
venerdì 07 ottobre 2011

In sala dal 7/10/2011 Genere Drammatico
Regia Céline Sciamma Con Zoé Héran, Malonn Lévana, Jeanne Disson, Sophie Cattani, Mathieu Demy
Paese Francia, 2011 Durata 82'
Distribuzione Teodora Film

Al secondo film, Céline Sciamma realizza una storia piccola e delicata sull'identità sessuale e le sue implicazioni sociali...

 

Recensione

Se esiste un tema delicato, impalpabile, rischioso da trattare al cinema è quello dell'identità sessuale, soprattutto se declinata all'adolescenza e alla prepubertà. Eppure Céline Sciamma, regista francese al secondo film, è riuscita nel piccolo miracolo di trattare argomenti del genere con pudore non edulcorato, con delicatezza e intelligenza.

Il film racconta di Mickael, ragazzino che si trasferisce con la famiglia in un nuovo quartiere: non ci metterà molto a trovare nuovi amici. In realtà Mickael non è un ragazzo, ma una bambina di nome Laure che non accetta la propria sessualità. Lieve dramma scritto dalla regista sulla scia di XXY di Puenzo, che più che raccontare il turbamento “erotico” della situazione si concentra sullo scontro tra buonsenso comune e l'insondabilità della psiche.

Vera chiave del film e indizio della sensibilità del tocco è nel ruolo importante che ha il dato sociale all'interno della vicenda: oltre (o forse prima) che per un'esigenza personale e intima, Laure decide di essere Mickael, di vestirne i panni e incarnarne gli atteggiamenti per la facilità con cui questo gli rende possibile fare amicizia, perché nel “lato maschile del cielo” Laure può riconoscersi anche attraverso lo sguardo altrui. L'abilità della regista nel rendere questo argomento non solo difficile ma anche complicato da raccontare, è tutta nell'uso visivo dell'elemento sessuale: basti pensare a come lo spettatore viene a conoscenza della vera sessualità di Laure (esce dal bagno, nuda, tradendo le aspettative dello spettatore) o alla scena in cui Laure è costretta a indossare goffamente i suoi abiti femminili.

Sciamma sa condurre la sceneggiatura nel limbo ostico tra sorriso e lacrima, ha una precisa idea di come dirigere un film e di quale distanza assumere nei confronti dei temi e dei suoi personaggi, non sbaglia un'inquadratura o un tono. Gli si può rimproverare, specie nel finale, di non rischiare troppo, ma sarebbe ingeneroso non riconoscerne i meriti anche nella direzione di un gruppo di attori, soprattutto bambini, davvero perfetti e naturalmente in parte: i duetti tra Zoé Héran e Malonn Lévana sono imperdibili, piccole gocce di vita. (Emanuele Rauco)

 

Trailer:

 

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