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The Informant!
Scritto da Emanuele Rauco   
martedě 15 settembre 2009

In sala dal 18/09/2009 Genere Commedia, Spionaggio
Regia Steven Soderbergh Con Matt Damon, Scott Bakula, Joel McHale, Melanie Lynskey
Paese Usa, 2009
Distribuzione Warner Bros

Ritmo sinuoso, ottima costruzione in crescendo e un sorprendente Matt Damon.

 

Recensione

Come atmosfera stilistica e immaginario visivo, Steven Soderbergh non ha mai negato di ispirarsi agli anni ’70, ai suoi colori caldi ma allo stesso tempo austeri, all’appeal riflessivo del cinema seventees. Così, anche quando deve spostarsi 20 anni più in là, Soderbergh resta fedele a quell’ispirazione. Stavolta è alle prese con un genere al tempo stesso lontano e vicino alle sue corde, la commedia spionistica, in un tentativo di avvicinarsi al cinema popolare con un tono d’autore. In scena, il meglio e il peggio del suo cinema, che stavolta però si rivela vincente.

Mark Whitacre è un assolutamente mediocre funzionario di un’industria chimico-alimentare coinvolto, suo malgrado, in un giro di truffe globali da parte della sua società. Per salvarsi la faccia e coprire qualche “marachella”, Mark decide di collaborare con l’FBI, ma tutto si complicherà fino all’inverosimile. Un intreccio (scritto da Scott Z.Burns, da un romanzo di Kurt Eichenwald) che fino all’ultimo non dà tregua allo spettatore, per un film in cui Breach – L’infiltrato si sposa con Prova a prendermi sotto l’egida dei fratelli Coen.

Raccontato dalla spassosissima voce off di Mark, che spesso si perde nei suoi pensieri e in stupide curiosità, il film – come il suo protagonista – cambia spesso centro, passando dalla denuncia del potere economico e politico delle multinazionali, stile Erin Brockovich, alla riflessione sul bisogno di successo e fama nella società capitalistica americana, per giungere a un curioso apologo sull’impossibilità, anche e soprattutto del cinema, di raccontare e capire la verità. Soderbergh, per la prima volta in forma da tempo – esclusi i suoi film di rapina – si diverte e finalmente diverte il pubblico, con una pellicola dal ritmo sinuoso che porta placidamente lo spettatore a un crescendo ottimamente costruito. Lo spaesamento prodotto riesce a far dimenticare quel solito vizio che affligge molte pellicole del regista, intento troppo spesso a girare a vuoto nel racconto e nella connotazione del tono. Meno male che a soccorrerlo ci pensa la sceneggiatura e la sua ben celata complessità, mentre la musica anni ’70 di Marvin Hamlisch o la fotografia patinata dello stesso Soderbergh, non solo costruiscono perfettamente il gioco di rimandi, ma aiutano anche la riflessione sul senso della pellicola. Matt Damon, imbolsito e sciattamente truccato, regge perfettamente sulle sue spalle (sebbene il doppiaggio di Nanni Baldini lo rovini) il senso di tragico sorriso che la parabola di Whitacre porta con sé. Vera o falsa che sia. (Emanuele Rauco)

 

Trailer:

 

 

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