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The Housemaid
Scritto da Emanuele Rauco   
Monday 23 May 2011

In sala dal 27/05/2011 Genere Thriller
Regia Im Sang-soo Con Jeon Do-youn, Lee Jung-jae, Youn Yuh-jung, Seo Woo, Ahn Seo-hyun
Paese Corea del Sud, 2010
Distribuzione Fandango

Remake di un classico degli anni '60, il film di Im Sang-soo è un intrigante mélo nero ed erotico dalle ambizioni sociologiche...

 

Recensione

Il solito anno di ritardo per la distribuzione del nuovo film di Im Sang-soo (La moglie dell'avvocato) rispetto a quando, l'anno scorso a Cannes, vinse il premio per la migliore attrice. Ormai i cinefili ci hanno fatto l'abitudine e tanto vale godersi l'uscita in sala di questo dramma torbido e oscuro, rifacimento di un classico degli anni '60 diretto all'epoca da Kim Ki-young.

Euny è la cameriera di un chiosco che decide di cambiare lavoro e diventare governante in una famiglia alto-borghese; ma qui il padrone di casa seduce la donna e mette a repentaglio la serenità dell'intera famiglia. Scritto dallo stesso regista ispirandosi anche al romanzo di Hwang, il film sembra un incrocio tra Malizia di Samperi e Teorema di Pasolini che vira perversamente, ma in modo un po' sbandato, verso una soap opera erotica e tragica.

Il film, girando intorno alla figura simbolica del suicidio, riflette esplicitamente sul divario tra “la gente normale, la gente comune e le persone importanti”, mettendo in scena una società nella quale i rapporti umani sono sostituiti dai rapporti di lavoro, i contatti (anche carnali) da favori. Poi, vira - in modo anche affascinante - verso il melodramma nero, funereo, erotico, quasi folle: e potrebbe diventare un grande film se la svolta tragica del finale non fosse così repentina, programmatica e sensazionalistica.

La sceneggiatura è abile nel mescolare i registri, la sociologia alla letteratura d'appendice, il nero al rosa del softcore e gioca perfettamente con la suspense, nel senso di sospensione, di attesa; e l'eleganza di Im regge perfettamente il gioco, fino a un certo punto. Per questo non si capisce il sottofinale onirico fatto di steadycam e grandangoli in opposizione al già poco riuscito finale. Un lavoro di ridondanza forse tipicamente coreano, ma più pleonastico del solito; e che comunque non inficia lo sguardo su corpi e società e la prova di un cast preciso e sensuale, su cui ovviamente spicca la premiata Jeon Do-youn, ma alla quale non è da meno Seo Woo. (Emanuele Rauco)

 

Trailer:

 

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