| The Hole in 3D |
| Scritto da Emanuele Rauco | |
| sabato 12 giugno 2010 | |
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►Teen horror un po’ troppo edulcorato per Joe Dante che però, nell’ultima mezz’ora, dimostra ancora la sua classe.
Recensione
Presentato – chissà perché – allo scorso Festival di Venezia, esce in sala a fine stagione The Hole, il nuovo film di Joe Dante distribuito da Medusa probabilmente per riempire le sale tridimensionali che durante la bella stagione rischiano di rimanere vuote. Detto questo però The Hole è il film di un ottimo regista e acuto intrattenitore e come tale va visto e giudicato. L’impianto è quello classico di molto horror per teenager: una famiglia senza padre si trasferisce nella nuova casa di provincia. Nuovi amici e nuovi vicini: ma anche un inquietante botola nel garage, che si apre su un condotto senza fondo. Cosa nasconderà? Horror per ragazzini più intelligente della media, scritto da Mark L. Smith mescolando storie in stile “Piccoli brividi” e alcuni tipici elementi dantiani. Infatti oltre ai ragazzini, spesso al centro della poetica del regista, il film affronta il tema psicoanalitico delle paure recondite che prendono vita attraverso i mezzi dell’horror contemporaneo e del 3D, che qui a dire il vero pare quasi del tutto superfluo, fatto di fantasmi, suggestioni e pochissimo – o nullo – sangue; cosa che può infastidire qualche appassionato, ma che pare coerente al film in cui i momenti migliori sono l’uso di elementi simbolici propri del cinema di Dante, come la lotta con il pagliaccio, il luna-park o l’architettura espressionista del finale. Certo, c’è anche qualche caduta di stile, come la bambina dai capelli lunghi che si muove a scatti, e il tono generale è fin troppo sul target adolescenziale, ma Dante sa fare il suo mestiere con ritmo, bravura e intelligenza, e non annoia, operazione non facile visto il soggetto. Gli attori, come in molti altri film di Dante (escluso Matinée) non contano, sono funzioni e figure di un immaginario che vive di visioni e ipotesi, di mostri e distorsioni del desiderio; che poi siano anonimi, carini e cinegenici è un di più. (Emanuele Rauco)
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