| Super |
| Scritto da Caterina Gangemi | |
| venerdì 14 ottobre 2011 | |
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► Dopo Thor, Lanterna Verde e Captain America, arriva sul grande schermo Saetta Purpurea, il glorioso eroe dall'infallibile chiave inglese...
Recensione
Dopo Thor, Lanterna Verde e Captain America, arriva sul grande schermo Saetta Purpurea, il glorioso eroe dall'infallibile chiave inglese sceso dall'Olimpo dei prescelti per combattere i cattivi e liberare il mondo dalle forze del male. Naturalmente scherziamo, ma neppure troppo perché in realtà basta prendere l'assunto di cui sopra, spuzzarci un po' di soda caustica, ed ecco bell'e pronta una sommaria presentazione di Super, stravagante commedia-action-horror scritta e diretta da James Gunn. Ad essere precisi, infatti, non solo l'origine comic è qui solo indiretta in quanto tra le fonti ispiratrici del soggetto, ma lo stesso protagonista - un uomo comune sprovvisto di alcun potere - ha ben poco da spartire con i celebri personaggi Marvel o DC, così come la storia rinuncia all'epos magniloquente a favore di una perturbante ordinarietà, corroborata da una messa in scena giocata più sull'ingegno che sulla pirotecnia da blockbuster. Nel raccontare le vendicative gesta di Frank - cuoco in una lurida tavola calda che, piantato dalla moglie decide di scaricare le proprie frustrazioni creandosi una sorta di identità segreta sotto la quale aggredire piccoli delinquenti e responsabili di soprusi - Gunn scava nell'iperrealismo di situazioni banali e quotidiane per coglierne l'essenza più acida, disturbante e politicamente scorretta e trasferirla in un eccentrico mélange di stili e generi. Tra il pop degli inserti grafici con tanto di onomatopee, lo humor demenziale e il surrealismo lisergico delle visioni mistico-religiose, fino alle più truculente incursioni splatter, il regista (non a caso formatosi alla Troma) si destreggia nei limiti del low-budget affidandosi soltanto al proprio estro, alla generosità interpretativa dell'assortito cast e ad effetti speciali nonostante tutto dignitosissimi ed efficaci. Detto ciò, ci divertiamo di nuovo a ribaltare la prospettiva ragionando non più per contrasto ma per affinità, osservando come, rapportata al suo ambito di riferimento, quello di un certo cinema indie, la pellicola riveli non poche magagne. A cominciare dall'inconsistenza del materiale di partenza, concepito per un corto e diluito a suon di flashback e siparietti in un insieme caotico e inconcludente, passando per l'eccentricità di maniera dei personaggi – nient'altro che sciroccati tendenti al sadico con i quali è impossibile empatizzare – l'irriverenza dalle unghie corte e la blanda satira sociale, e per finire, il fastidioso birignao da bad girl di Ellen Page. Insomma, per quanto varia e ben speziata la carne al fuoco è comunque pochissima e cotta male, e solo giunti all'osso ci si rende conto di aver a che fare con un prodotto autocompiaciuto e posticcio, che si limita ad ammiccare ad un universo nerd ormai ridotto a nuova frontiera della fighetteria "alternativa". (Caterina Gangemi)
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