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Super 8
Scritto da Emanuele Rauco   
giovedì 15 settembre 2011

In sala dal 9/09/2011 Genere Fantascienza
Regia J.J. Abrams Con Kyle Chandler, Elle Fanning, Joel Courtney, Gabriel Basso, Noah Emmerich
Paese USA, 2011 Durata 112'
Distribuzione Universal Pictures

Sincero e commosso omaggio a Spielberg e al cinema della Amblin con cui Abrams conferma la sua sicurezza…

 

Recensione

Quante volte da bambini, con gli amichetti al parco, si giocava a “rifare” i film amati, visti al cinema e che sarebbero rimasti per sempre? Per chi ha l'età di chi scrive erano I Goonies, Explorers, Navigator, I Gremlins, Ritorno al futuro, E.T.: in pratica il cinema diretto o prodotto da Steven Spielberg con la sua Amblin. Lo stesso che evidentemente ha amato anche J.J. Abrams, che ha deciso di omaggiarlo – sotto l'egida dello stesso Spielberg – in Super 8, suo terzo film da regista.

Come da tradizione, protagonisti della pellicola sono un gruppo di ragazzini con la passione per il cinema, che negli anni '70 girano film horror amatoriali: ma durante una sera di riprese, un treno deraglia in modo devastante, liberando un contenuto che le autorità cercano di negare. Alieni per nulla pacifici. Plot da manuale per la sceneggiatura dello stesso Abrams che racconta una metafora sull'essere registi, ma svela anche il retroterra delle sue produzioni su grande e piccolo schermo.

Fin dalle prime note della colonna sonora (di Michael Giacchino, bellissima come sempre) è evidente come il film sia un omaggio manierista – in senso buono – e maniacale al cinema del maestro, non tanto per riproporne sterilmente le suggestioni, ma per riflettere sul suo statuto di grande fiaba contemporanea e su cosa è il cinema per Abrams e per buona parte degli spettatori: un modo per sognare certo, ma anche per mostrare la propria maturità e consapevolezza con atti creativi, invenzioni, prese di responsabilità (il rapporto tra il regista Martin e Joe, curatore degli effetti speciali ma vero autore del film dei ragazzi). Abrams usa stilemi e scelte tecniche di Dante e Zemeckis – oltre allo stesso Spielberg, da cui viene il finale simil-Poltergeist –, guarda al futuro del mondo con lo stesso malcelato pessimismo di quei film, che affidavano ai bambini la salvezza del mondo e allo stesso tempo non si lascia andare al manicheismo.

E realizza un film di puro, scintillante intrattenimento, che parla agli occhi e al cuore dello spettatore capace di essere bambino: forse gli manca ancora la capacità affabulatoria ed emotiva dei suoi modelli, di certo non quella tecnica (grande fotografia di Larry Fong), né l'abilità nel rendere vividi i piccoli protagonisti. Di Elle Fanning, che pare più brava della sorella Dakota, già se ne parla molto, ma meritano considerazione anche Joel Courtney e Gabriel Basso, punte di un cast minorenne di luminoso avvenire. (Emanuele Rauco)

 

Trailer:

 

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