| Star Wars: Episodio I - La minaccia fantasma 3D |
| Scritto da Martina Calcabrini | |
| martedì 14 febbraio 2012 | |
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►George Lucas converte in 3D Star Wars: Episodio I – La minaccia fantasma per dare nuova linfa vitale alle creature della sua saga cinematografica più importante...
Recensione
Era inevitabile che Mr George Lucas, maestro per eccellenza dell’upgrade cinematografico, decidesse di approfittare della moda del 3D per dare nuova linfa vitale alle sue creature. Lui, che ha sempre voluto rimodellare i suoi prodotti per tenerli al passo con i tempi, ha scelto di far conoscere alle nuove generazioni Star Wars, la sua saga cinematografica più importante, riproponendo nelle sale Star Wars: Episodio I – La minaccia fantasma. I cavalieri Jedi Qui-Gon Jinn e il suo padawan Obi-Wan Kenobi vengono mandati sul pianeta Naboo per mediare una disputa tra la Repubblica Galattica e la corrotta Federazione del commercio. Non riuscendo a trovare un accordo tra le fazioni, i cavalieri, aiutati dal gungan Jar Jar Binks, portano in salvo Padmè Amidala, Regina di Naboo ma, a causa di un guasto alla navicella, sono costretti ad atterrare sul Pianeta Tatoooine. Vincendo una gara di sgusci, il piccolo schiavo Anakin Skywalker, aiuterà i due cavalieri a completare la loro missione e, in cambio, verrà liberato dalla schiavitù per diventare un vero cavaliere Jedi. Gli anni passano, la tecnologia avanza, i tempi cambiano, eppure, spesso, l’effetto rimane lo stesso. Già nel 1999 l’episodio I di Guerre Stellari aveva lasciato con l’amaro in bocca tutti i fan della saga, delusi per la mancanza di approfondimento sui background di quelli che sarebbero stati poi, a tutti gli effetti, i protagonisti dei nove capitoli dell’epopea stellare. L’abbondanza di (lunghe) scene d’azione a scapito di una narrazione scarna e schematica, infatti, sottrae alla pellicola un vero climax narrativo ed emotivo. I numerosi effetti speciali, prestanti già al tempo dell’esordio nelle sale, non riescono a sopperire alla mancanza di (necessari) dettagli narrativi, nemmeno se riconvertiti tridimensionalmente. Il 3D, in realtà, non riesce ad aggiungere profondità alle scenografie originali delle scene d’azione né spessore agli oggetti, sebbene le sequenze più statiche guadagnino nitidezza ed efficacia. Nessuna riconversione, quindi, modifica i pregi e i difetti di una delle pellicole più controverse di tutta la storia del cinema fantascientifico. Le performance del risoluto Liam Neeson e dell’impacciato Ewan McGregor cozzano prepotentemente contro quella espressiva del temibile Ray Park, mentre una giovanissima ed affascinante Natalie Portman guarda ammaliata (e noi con lei) il piccolo e coraggioso Jake Lloyd. Impossibile, infatti, rimanere indifferenti davanti al viso angelico di un bambino biondo dai capelli a caschetto che rinuncia alla mamma per seguire il suo sogno. Impossibile solo se non si è il saggio Yoda, ovviamente. E se i personaggi più riusciti, quindi, sono proprio Anakin e il perfido Darth Maul, entrambi a metà tra seduzione e inquietudine, allora, Lucas ha centrato il bersaglio: nessuno meglio di loro, infatti, può rappresentare quel difficile Lato Oscuro che ogni buon cavaliere Jedi deve combattere con tutto se stesso. (Martina Calcabrini)
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