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Star System - Se non ci sei non esisti
Scritto da Emanuele Rauco   
Tuesday 05 May 2009

In sala dal 8 Maggio 2009

Regia Robert Wiede

In breve Simpatica ma flebile commedia sentimentale che vorrebbe deridere i meccanismi mediatici di Hollywood. Ma non sempre ci riesce.

 

STAR SYSTEM - SE NON CI SEI NON ESISTI

In sala dal 8 Maggio 2009 Genere Commedia
Regia Robert Wiede
Con Simon Pegg, Kirsten Dunst, Gillian Anderson, Megan Fox, Jeff Bridges
Paese Usa, 2009 Durata 110'
Distribuzione Mikado

 

 

Il grande circo del cinema e dello spettacolo, della moda e della celebrità, offre una vasta scelta per quanto riguarda follie, aneddoti, bizzarrie da raccontare in un film; e in effetti molte volte, sceneggiatori e registi hollywoodiani si sono concentrati sulle follie del loro showbiz (per citare solo il più recente Disastro a Hollywood di Barry Levinson). Robert Wiede, produttore e regista di documentari, esordisce nel lungometraggio di finzione raccontando non solo quelle eccentriche deviazioni, ma soprattutto il cotè giornalistico e mediatico che gli gira intorno: peccato che, tirando i remi in barca della satira, si accontenti di una simpatica commediola.

Tutto gira intorno a Sidney, giornalista anticonformista, che dopo aver creato un disastro a una festa di celebrità viene contattato dal direttore di Sharps, magazine di successo, per collaborare con loro: la lunga strada verso il successo e la soddisfazione sarà però costellata di fallimenti e compromessi. Una trama simpatica già di primo acchito, a metà strada (almeno nel potenziale) tra Hollywood Party e Il diavolo veste Prada, che la sceneggiatura di Peter Straughan rende una commedia sentimentale e satirica che si fa notare per qualche gag azzeccata e per un po’ di cautela di troppo.

Facendo proprie le parole della proprietaria del suo appartamento, il film indaga con fare bonario e malizioso la “Sodoma e Gomorra” di Hollywood (sebbene il film sia ambientato a New York) il binomio sesso/lusso che pare regolarla, puntando l’accento sui meccanismi giornalistici con cui gli uffici stampa manipolano le riviste e di conseguenza consensi e percezione del pubblico; ovviamente il punto di vista è quello di un giornalista integerrimo e caustico, al bivio tra etica e carriera, chiaramente goffissimo, il che dà spunto a una girandola di gag ed equivoci che però si spengono dopo mezz’ora e si afflosciano – insieme al ritmo – col passare dei minuti, quando i dilemmi morali prendono il sopravvento, risolvendosi nel modo più facile.

La sceneggiatura tira l’intreccio – raccontato a ritroso – troppo per le lunghe e non convince nello scioglimento dei nodi e delle questioni, colpendo però per la verve di tutta la prima parte, a differenza di una regia che si spegne dopo l’incipit e si macchia di alcuni errori tecnici e di linguaggio (pessimo montaggio di David Freeman). Sostanzialmente, quindi, la parziale riuscita del film di Wiede si deve al talento e alla vis comica di Simon Pegg, che informa tutto il film del suo tocco, coadiuvato da due donne non proprio memorabili ma belle come Kirsten Dunst e Megan Fox e fronteggiato da un grande Jeff Bridges. Alla fine della fiera, una commedia sentimentale come altre, con qualche frecciatina in più ma senza mai strafare: dopotutto, siamo sempre dentro il sistema. (Emanuele Rauco)

 

Trailer:

 

 

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