| Splice |
| Scritto da Caterina Gangemi | |
| mercoledì 11 agosto 2010 | |
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►Suggestivo thriller fantascientifico in grado di racchiudere, sotto una scorza da b-movie, il nucleo di una riflessione dal piglio sottilmente cronenbergiano, sui confini e le mutazioni dell’umano.
Recensione
The Cube, alta tensione e pochi mezzi racchiusi in una magistrale lezione di regia e sceneggiatura; Cypher, l’elegante Jeremy Northam incontra Lucy Liu in una raffinata spy-story dalle atmosfere inquietanti; Nothing, un film sul “nulla”, e questo già dovrebbe bastare. È sufficiente passarne in rassegna la filmografia (alla quale si aggiunge l’episodio del collettivo Paris Je T’aime) per avere un’immagine esauriente del cinema di Vincenzo Natali e del suo versatile talento, capace di estrinsecarsi con crescente originalità all’interno di idee semplici e budget ridotti. Ne è una conferma la sua ultima fatica: Splice, suggestivo thriller fantascientifico in grado di racchiudere, sotto una scorza da b-movie, il nucleo di una riflessione dal piglio sottilmente cronenbergiano, sui confini e le mutazioni dell’umano. Clive (Adrien Brody) e Elsa (Sarah Polley), sono una giovane coppia di ricercatori, tanto ambiziosi quanto idealisti, alle prese con un delicato esperimento di innesto del DNA umano in quello animale. Non tutto, però, va come previsto: dalla contaminazione nasce infatti uno strano essere, bestiolina dal volto di bimba, dotata di una forza incredibile e un ciclo di sviluppo rapidissimo. Costretti, per ovvie ragioni, a tener nascosto ai superiori il frutto delle proprie ricerche, i due si troveranno ad affrontare gli effetti destabilizzanti della “creatura”, battezzata Dren (speculare a Nerd, nome del dipartimento presso il quale lavorano), su un piano che non avevano considerato: quello della loro vita di coppia. Da un lato Elsa, che a suon di giochi e cosmetici, trova in Dren la risposta a un bisogno insoddisfatto di maternità; dall’altro Clive, destinatario designato delle prime pulsioni sessuali della creatura. Una storia dai tratti classici, tra il mélo de La Mosca e il mito di Frankenstein, che Natali conduce con un perfetto mix di sensibilità (nel porre il focus sul lato più intimista e delicato della vicenda), sobrietà (nello scansare elucubrazioni e filosofeggiamenti), spettacolarità nei momenti più orrorifici e humour, a sdrammatizzare il tutto. Efficace e non scontata, infine, la scelta degli interpreti che trova la sua carta vincente nella francese Delphine Chanéac, capace di incarnare alla perfezione l’ambigua natura di Dren, sensuale e ripugnante al tempo stesso. La affiancano la sempre ottima Sarah Polley, e un Adrien Brody che riesce a trovare la sua ottimale collocazione nel vulnerabile e impulsivo Clive. (Caterina Gangemi)
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In sala dal 13/08/2010 Genere Fantascienza



















