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Soffocare
Scritto da Emanuele Rauco   
Friday 15 May 2009

In sala: dal 15 Maggio 2009

Regia: Clark Gregg

In breve Intelligente riadattamento da uno scrittore di culto che, se si evitano i confronti con il libro (e sarebbe il caso), diverte e persino commuove.

 

SOFFOCARE
Genere: Commedia Regia: Clark Gregg
Con: Sam Rockwell, Anjelica Huston, Joel Grey, Brad William Henke,
Paese: Usa, 2008 Durata: 89 min
Distribuzione: 0th Century Fox

 

 

Quando uno scrittore è veramente bravo, quando riesce a creare un suo universo narrativo – che di solito si traduce in culto – lo si riconosce dalla sostanziale intraducibilità delle sue opere in film, nella radice ostinatamente letteraria del suo immaginario: Chuck Palahniuk è uno di questi scrittori e se David Fincher l’ha fatto conoscere al grande pubblico con Fight Club, resta il fatto che quella trasposizione era relativamente superficiale. Perciò, la notizia di una trasposizione in immagini di Choke aveva scatenato una certa attesa che qualcuno potrebbe ritenere tradita, ma che invece rivela un discreto film.

Protagonista Victor, un irriducibile cinico e sessuomane che, per arrotondare lo stipendio da figurante in un parco storico, finge di soffocare per farsi salvare nei ristoranti (e farsi sovvenzionare dai benefattori); ma il difficile rapporto con la madre e la mancanza d’amore potrebbero avere tristi risvolti. Il libro di Palahniuk adattato dallo stesso regista e reso una sghemba commedia esistenziale, dalle venature sentimentali – in senso molto ampio – che punta molto sull’humour bizzarro, come un Bukowski più spiccatamente umoristico (o un Hornby meno buonista).

Gregg parla così della necessità, se non d’amore, di affetto, del bisogno dell’uomo contemporaneo perso nell’assoluta mancanza di certezze, e dei modi in cui si può manifestare un sentimento, come per esempio attraverso la finzione, l’assunzione di altre identità, il sesso come bisogno più che primario. Dovendo cambiare il tiro e il tono – viste anche le numerose svisate oniriche del romanzo – il regista non rispetta del tutto l’opera, ma questo è un problema unicamente dei fans e simili, perché il film in sé ha ritmo, vis comica, occhio per il grottesco e anche una sottile capacità di attirare lo spettatore in un universo volutamente freddo e per questo, sinistramente coinvolgente.

La sceneggiatura in particolar modo, sebbene lavori per bozzetti ed episodi, è abile nel rileggere un tema tipico della letteratura non solo americana – la ricerca del padre – in chiave stravagante, specie attraverso i contesti e le ambientazioni, mentre la regia, limitata dall’esiguo budget e dalla velocità di realizzazione, resta senza molte armi da poter giocare. Una di queste è la coppia di protagonisti, Sam Rockwell, una garanzia in ruoli del genere, e Angelica Huston, ancora una volta capace di grande sensibilità interpretativa. A Locarno, dov’è stato presentato in anteprima, ha racimolato critiche tali da fargli spostare l’uscita italiana addirittura di sette mesi: quando impareremo che non si può né deve giudicare un film dal libro da cui è tratto, e che sarebbe meglio evitare qualunque tipo di confronto? (Emanuele Rauco)

 

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