| Scontro tra Titani |
| Scritto da Emanuele Rauco | |
| giovedì 15 aprile 2010 | |
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► Remake poco interessante di un film dell’81. Deludente quanto l’originale, nonché completamente sacrificato al 3D.
Recensione
Lo Scontro di Titani originale era un pretesto per testare la straordinaria abilità di Ray Harryhausen nella creazione di effetti speciali artigianali animati in stop-motion. Anche questo remake, diretto dal Louis Leterrier (Hulk, Danny the Dog) è un pretesto per verificare i risultati raggiunti dal 3D e per valutarne la portata economica. Da questa verifica escono fuori risultati contrastanti: se il 3D può essere la gallina dalle uova d’ora, le sue possibilità dipendono da chi lo usa. E Leterrier lo usa poco e male. L’Olimpo non se la passa granché bene: gli uomini stanno smettendo di pregare gli dei e i loro re si ribellano al divino volere. Così, Zeus e soci dichiarano guerra agli umani: l’unico che può risolvere la situazione è Perseo, semidio arrabbiato con gli dei. Fantasy mitologico e avventuroso, scritto da Travis Beacham, Phil Hay e Matt Manfredi ispirandosi al film originale di Desmond Davis, che sostituisce la creatività in plastilina degli effetti del 1981 a un piatto effetto di profondità da godersi – si fa per dire – con gli occhialini. La trama e i contenuti profondi della storia ovviamente passano in secondo piano, e nessuno a dire il vero gli pone troppa attenzione: la sfiducia religiosa di fondo e il rapporto degli uomini con le forze superiore sono semplicemente carta da parati rispetto allo sfoggio di computer grafica, alla sontuosità del blue screen alla presunte meraviglie del 3D. Tutte cose che però non riescono mai a coinvolgere lo spettatore, sostanzialmente rapito più dalla “forma” anni ’80 con cui è rappresentato l’Olimpo che dai rari momenti di emozione digitale (si salva appena il prologo). La sceneggiatura si compone di momenti episodici legati da un canovaccio e questo non sarebbe un male, ma Leterrier sembra poco pratico di azione a ritmo vivace e indugia in monumentali combattimenti dove il grosso si sostituisce al veloce. Inoltre il gruppo di attori coinvolti non (da Liam Neeson a Ralph Fiennes fino al funzionale Sam Worthington) dimostra a più riprese il proprio disinteresse verso il film. E se lo dimostrano loro, perché dovrebbe esimersi lo spettatore? (Emanuele Rauco)
Trailer:
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