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Romanzo di una strage
Scritto da Emanuele Rauco   
Tuesday 10 April 2012

In sala dal 30/03/2012 Genere Drammatico
Regia Marco Tullio Giordana Con Valerio Mastandrea, Pierfrancesco Favino, Michela Cescon, Laura Chiatti, Fabrizio Gifuni, Luigi Lo Cascio, Giorgio Colangeli
Paese Italia, 2012 Durata 129’
Distribuzione 01 Distribution

►Marco Tullio Giordana continua a raccontare la storia della nazione con un film importante più che bello, che cerca di far luce sull'oscurità del 12 dicembre 1969...

 

Recensione

Nessuno ha mai tratto un film dai fatti che il 12 dicembre '69 resero Piazza Fontana, a Milano, il luogo di una delle più recenti e oscure stragi italiane. È un record. Ma anche un sintomo della cortina di fumo che attorno alla Banca Nazionale dell'Agricoltura si è alzata negli ultimi 40 anni. Ecco perché bisogna ringraziare Marco Tullio Giordana, da sempre cantore dei fatti di cronaca del nostro paese, per aver portato quella storia nel suo Romanzo di una strage.

Centro del film sono il commissario Calabresi, il poliziotto incaricato di indagare sull'esplosione, e l'anarchico Pinelli (se non il principale indiziato, di sicuro il più vicino agli ambienti che si sospettano essere responsabili). Attorno a loro, gli intrighi, i sotterfugi, le scorciatoie del potere e delle fronde eversive dello stato. Dramma venato di noir scritto da Giordana con Sandro Petraglia e Stefano Rulli dal libro I segreti di piazza Fontana di Pietro Cucchiarelli (mentre il titolo viene dal celebre articolo pasoliniano in cui afferma “Io so. Ma non ho le prove”) in cui si cerca di ricostruire e fare il punto su uno dei misteri insanguinati del nostro paese.

La parola 'romanzo' nel titolo è fondamentale per capire la strategia del film: attraverso la divisione in capitoli, il caleidoscopio di informazioni, la stratificazione narrativa che tramite i due fuochi di Calabresi e Pinelli non fa mai mancare linearità all'ellissi della struttura, il film cerca di replicare la ricchezza di eventi e la carenza (assenza?) di certezze attorno a una vicenda che col passare dei minuti si configura come la descrizione di uno di quei gorghi neri in cui la democrazia si è inabissata più volte e continua a farlo (non si dimentichi che solo un anno dopo si tentò il golpe del fascista Borghese).

E ci riesce in virtù di una solidità filmica invidiabile e di un umanità degna che erompe dai personaggi principali e contagia un film chiaro, che dice ciò che sa e ciò che non sa suggerisce, come mostrano i fuori campo delle morti dei protagonisti. Non a caso, i più umani dei misteri di una nazione piena di sotterfugi, di silenzi di Stato e di para-stato, gestiti dai servizi segreti e dagli eserciti stranieri: Giordana ha un'idea precisa di cosa vuole, di un cinema chiaro, lucido, onesto e informativo. Pedagogico, forse, a discapito di una messinscena che pare un po' piatta, poco raffinata (esclusa l'ultima scena, con la signora Calabresi che lava i piatti mentre il marito viene ucciso), ma capace di sostenere un film importante e utile, che fa venire voglia di conoscere meglio l'argomento, anche grazie alla misura della maggior parte degli attori tra cui, evidentemente, emergono Valerio Mastandrea e Pierfrancesco Favino. Lo sguardo perbene in una storia funerea. (Emanuele Rauco)

 

 

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