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Quella casa nel bosco
Scritto da Emanuele Rauco   
Tuesday 22 May 2012

In sala dal 18/05/12 Genere Horror
Regia Drew Goddard Con Kristen Connolly, Chris Hemsworth, Richard Jenkins, Bradley Whitford
Paese Usa, 2011 Durata 95'
Distribuzione M2 Pictures

►Geniale e strepitoso horror teorico e meta-linguistico che rilegge e seppellisce molto cinema recente. Più opera dello sceneggiatore Whedon che del regista Goddard...

 

Recensione

Da quasi vent'anni a questa parte, il cinema horror ha cominciato a rileggersi in chiave esplicitamente meta-linguistica, riflettendo su ciò che è e su ciò che significa per lo spettacolo contemporaneo. Ma anche questa tendenza, presto o tardi, si è sgonfiata, non lasciando tangibili segni di rinascita. Per questo Quella casa nel bosco, il nuovo film di Drew Goddard (sceneggiatore tv di vecchia data che al cinema ha solo scritto Cloverfield) arriva puntuale a mettere una pietra tombale sull'horror che parla di sé stesso.

La trama vede protagonista la solita combriccola di giovani che va a passare una tranquilla vacanza nel bosco, in una baita isolata. Ovviamente ad attenderli c'è la morte, ma non nel modo che ci si aspetta. Dire di più sarebbe tradire una sceneggiatura – scritta da Goddard con Joss Whedon – in cui si cambia passo e registro praticamente ad ogni scena, in un crescendo delirante che ricorda, anche per finalità, il Peter Jackson di Splatters mescolato all'onirismo gore di Lucio Fulci.

Da uno spunto che può ricordare My Little Eye di Evans, Quella casa nel bosco prende tutti gli stereotipi della storia dell'orrore cinematografico e li ibrida per lavorarci teoricamente, li fa confluire con andamento imprevedibile e bizzarro fino a farli esplodere in un finale visionario, libero, del tutto travolgente. Nel mezzo, il regista Goddard, ma anche e soprattutto il suo sceneggiatore Whedon (regista di The Avengers) che come autore televisivo ha da sempre cercato la rivoluzione dei generi: mette in scena qualcosa che va oltre la parodia à la True Blood e distrugge in modo teorico tutti gli spunti filmici del genere nella sua versione contemporanea, arrivando quasi a comporre un atto d'accusa contro i produttori e gli spettatori.

Il tutto con un senso della progressione, del ritmo e della fantasia notevoli, con un uso dell'umorismo che non è alleggerimento ma è funzionale alla strategia, cinico e spudorato quando serve (la straordinaria battuta “Ci accontentiamo di ciò che abbiamo” riferita alla mancanza di vergini nel cinema horror) e molto ben realizzato. Non è la rinascita di un genere, ne è semmai la tabula rasa da cui ripartire per rinnovare davvero il cinema di paura. Joss Whedon ci prova, ma il pessimismo finale fa capire (anche) le sue intenzioni. (Emanuele Rauco)

 

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