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Professione assassino
Scritto da Emanuele Rauco   
lunedì 22 agosto 2011

In sala dal 24/08/2011 Genere Azione
Regia Simon West Con Jason Statham, Ben Foster, Donald Sutherland, Tony Goldwin, Mini Anden
Paese USA, 2011 Durata 92'
Distribuzione 01 Distribution

Remake di un thriller degli anni '70, in cui Jason Statham sostituisce Charles Bronson. E basterebbe questo a dirne i limiti...

 

Recensione

Non staremo qui a ricamare, come troppi altri, sui perché e i percome del remake, pratica per eccellenza del cinema contemporaneo. Limitiamoci ai fatti: nel '72 Michael Winner dirige il suo attore feticcio, Charles Bronson, in un thriller serrato (non proprio imperdibile, comunque) dal titolo Professione assassino. Quasi 40 anni dopo, Simon West (Con Air) sceglie lo stolido Jason Statham per girarne un omonimo rifacimento.

La trama è pressoché identica: un killer a pagamento vede nel figlio di una sua vittima le caratteristiche adatte per poterlo “sostituire”. Così lo prende sotto la sua ala e lo addestra, ma i rapporti a un certo punto finiscono per complicarsi. Quello che cambia nella sceneggiatura di Ricard Wenk e Lewis John Carlino (anche autore del soggetto dell'originale) è il passaggio da thriller violento a film d'azione, sfruttando l'inclinazione del suo protagonista.

E proprio da lui si può partire per capire il film: una pellicola che dopo un'ottima apertura si presenta come uno spericolato racconto di formazione, un rapporto padre-figlio che s'incammina sul pericoloso limite tra vita e morte, oltre che un secco thriller, che diventa coi minuti una raccolta di sequenze d'azione, forzature coreografiche a cui non abbocca più nessuno, e spacconate inutili a giustificare la nomea e il “carisma” del divo principale: come dimostra l'ottuso finale che rende ridondante e poco credibile una conclusione che invece poteva convincere.

La sceneggiatura fatica a trovare il registro giusto, barcamenandosi tra cliché soliti (l'assassino che ascolta musica classica e via poetando), mentre West dimostra un certo polso nell'azione – ottimo l'assassinio del santone – anche per merito del montaggio di Todd E. Miller e T. G. Harringon, meno nella gestione del racconto. Statham non delude chi lo acclama come il Bruce Willis del terzo millennio, ma gli manca lo sguardo sornione, oltre l'ironia; meglio allora Ben Foster, ma questa non è una sorpresa. (Emanuele Rauco)

 

Trailer:

 

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