| Pirati dei Caraibi - Oltre i confini del mare |
| Scritto da Emanuele Rauco | |
| martedì 17 maggio 2011 | |
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►La serie cambia regista (Rob Marshall) e torna all'avventura ludica: migliora il ritmo, il divertimento, le invenzioni...
Recensione
Dopo le ingarbugliate e difficilmente digeribili strategie belliche del terzo episodio, la serie piratesca ispirata da un'attrazione di Disneyland passa da Gore Verbinski al musicofilo Rob Marshall, e abbandona (saggiamente) Orlando Bloom e Keira Knightley per rilanciare le avventure di Jack Sparrow e compagnia viaggiante. Riuscendoci. Qualcuno spacciandosi per Sparrow sta reclutando uomini per un viaggio in nave: è Angelica, ex-fiamma del capitano-pirata che sta salpando per raggiungere la fonte dell'eterna giovinezza e rendere il padre Barbanera immortale; ma sulle tracce della fonte ci sono anche la corona inglese, capitanata da Barbossa, e quella spagnola. Il quarto episodio della miliardaria serie è sempre scritto da Ted Elliott e Terry Rossio, ma stavolta ispirandosi a un romanzo di Tim Powers tornano all'atmosfera ludica, picaresca e sanamente avventurosa dei primi due capitoli. Il film, che ricorda una versione marinara di Indiana Jones e l'ultima crociata di Spielberg, è una classica caccia al tesoro che vaga per i proverbiali sette mari alla ricerca di oggetti, manufatti magici, pozioni incantate, mostri e suggestioni fantastiche, come un film di Douglas Fairbanks o Errol Flynn ma con la componente fantasy-horror (l'assalto delle sirene è efficacemente spaventoso): nulla di nuovo, ma se si guarda il film con lo spirito del ragazzino, il film funziona, diverte e inanella una bella serie di invenzioni spettacolari, come gli uomini appesi alla nave, le navi imbottigliate, le palme-catapulta. Gli sceneggiatori capiscono il problema del film precedente e lo correggono tornando a una struttura lineare che permette sorprendenti variazioni mélo, episodi rocamboleschi e uno spirito non edulcorato; funziona poco solo l'amalgama tra i personaggi, Sparrow escluso. Mentre Marshall, reduce dal controverso Nine, dona all'azione una qualità coreografica che può fare a meno del montaggio iper-cinetico di moda (la fuga dal palazzo del re): è chiaro però che il peso – anche commerciale – del film è sulle spalle di Johnny Depp, magari un po' invecchiato, ma sempre spassoso, a cui faticano a tenere testa tutti (Penelope Cruz compresa) tranne il grandissimo Ian McShane. Attore titanico che, come gli spettatori, si diverte come un bambino. (Emanuele Rauco)
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