| Oltre il mare |
| Scritto da Emanuele Rauco | |
| mercoledì 28 settembre 2011 | |
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►Cesare Fragnelli esordisce con un clamoroso buco nell'acqua: trascurabili storielle adolescenziali condite da brutti dialoghi e moralismo punitivo.
Recensione
Dispiace parlare di un esordio in questi termini, ma vedendo Oltre il mare, primo lungometraggio di Cesare Fragnelli, ci si chiede cosa abbia questo film per ottenere finanziamenti e distribuzione. Non solo e non tanto per la qualità, ma soprattutto perché è un film del tutto innocuo e inefficace anche di fronte a un presunto target adolescenziale. Anzi, il film si muove dalle parti di un ricercato realismo, fatto di macchina a mano (fin troppo) mobile, di dialoghi semi-improvvisati e di racconti minimi e quotidiani coi quali tracciare un ritratto più o meno completo della generazione di adolescenti degli anni '10, non così differente per interessi e debolezze a quelle passate. Fragnelli però fallisce su tutta la linea e realizza un film del tutto vacuo e futile, che restituisce allo spettatore l'idea di una gioventù da fiction televisiva, le cui storie sembrano le sotto-trame scartate da un brutto teen-movie, che tradiscono i propri obiettivi finendo ovviamente per punire i ragazzacci che fumano o si drogano, che fanno sesso, che commettono qualche bravata. E se la sceneggiatura è un pilastro fragilissimo su cui poggiarsi, fatto di dialoghi sciocchi, buchi di continuità, scene che non vanno da nessuna parte (il dramma dell'ecstasy dura 2 minuti, quello finale è del tutto pleonastico), Fragnelli dimostra un'acerbità preoccupante soprattutto dal punto di vista tecnico, dimostrando non solo mancanza d'idee filmiche, ma un uso del montaggio alternato troppo pedante e persino la difficoltà a far capire cosa dicono i personaggi (sonoro a opera di Stefano Varini). Gli attori si adeguano all'andazzo, ma se qualcuno si salva con la naturalezza o il mestiere, non mancano i casi di dilettantismo attoriale spacciati per spontaneità. Dispiace soprattutto che questo film, assieme ad altri, contribuiscano a quel malinteso critico, ma soprattutto spettatoriale, che bolla il cinema dei giovani e/o indipendente come cinema mancato: e che fa male soprattutto alla crescita dei talenti e dell'industria. (Emanuele Rauco)
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