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Nine
Scritto da Emanuele Rauco   
giovedì 21 gennaio 2010

In sala dal 22/01/2010 Genere Musical
Regia Rob Marshall Con Daniel Day-Lewis, Marion Cotillard, Penelope Cruz, Nicole Kidman, Judi Dench
Nazione Usa, 2009 Durata 110'
Distribuzione 01 distribution

Discreto musical onirico, vagamente imperfetto, in cui Marshall riesce a strutturare i suoi temi, ma non sa come far sognare lo spettatore.

 

Recensione

L’alibi, Rob Marshall, ce l’ha sempre avuto e non esita a sfoggiarlo: il suo ultimo film non è un remake di Otto e mezzo, anche se, il racconto e il mondo evocato dal capolavoro di Fellini, è indubbiamente alla base di Nine. Però, pur rischiando di bruciarsi, Marshall riesce a realizzare un prodotto con qualche corposo motivo d’interesse.

La storia ricalca pedissequamente quella del film di Fellini: Guido Contini è un grande regista, ma è in crisi non solo con il suo pubblico, ma anche con le sue molte donne – dalla moglie all’amante, dalla musa alla madre – e soprattutto con se stesso. Dare vita ai suoi sogni e incubi pare l’unica strada praticabile per realizzare il suo non film. Dramma esistenziale e commedia maliziosa sottoforma di musical, scritta da Michael Tolkin e Anthony Minghella dal testo teatrale di Artur Kopit e Maury Yeston (adattato in italiano da Mario Fratti), che non riesce a compensare del tutto il suo lato strutturale e letterario con quello spettacolare.

Strutturato infatti come un continuo dormiveglia, in cui i numeri musicali sono il lato onirico/teatrale dei tormenti artistici e umani di Guido, il film è l’interrogazione di un’artista sui propri sogni, in cui si racconta non dell’effetto che il sogno ha sul sognatore, ma l’esatto contrario, cioè il modo in cui le figure oniriche subiscono i dolori del proprio creatore. E poco importa se queste figure sono anche persone vere, perché per l’artista sono elementi di un immaginario utile all’esigenza assoluta della creazione. Non è un caso che il film si apra nell’harem di Guido (lo studio 5 di Cinecittà), che farà fisicamente da sfondo “teatrale” a ogni sua fantasia e numero musicale, fino al finale in cui si rende chiaro che l’unico film possibile è il sogno (o che Guido si confessi e dica la verità solo alla costumista, la figura che più gioca con le apparenze e i travestimenti). Peccato solo che, a fronte di questa compattezza concettuale e tematica, il film non riesca a dare il massimo nel suo strato primario, quello cioè dello spettacolo: l’operazione di remaking toglie al film quel narcisismo che dava l’urgenza e la vitalità al progetto rendendolo vagamente informe (non tutti i numeri sono all’altezza per concezione, esecuzione o qualità musicale, il migliore è “Be Italian”, eseguito dalla Saraghina, con petali, sabbia e tamburelli).

Marshall non riesce a togliersi dalle spalle il peso del suo sfolgorante esordio, nell’impatto visivo dei numeri musicali soprattutto e nella frammentazione strutturale tipica del musical moderno, ma è divertente l’ironia con cui racconta il cinema americano (l’ossessione del copione) attraverso gli stereotipi del cinema e della cultura italiana, che però non gli garantisce un ritmo travolgente. Ha dalla sua un cast notevole, dominato (in un rimando interessante con i personaggi) più che da un Daniel Day Lewis a disagio con le canzoni, da un’intensa Marion Cotillard, straordinaria quando dichiara il proprio amore dolente a Guido. Niente da fare per Sofia Loren, corpo estraneo dell’intera pellicola. In definitiva, Nine, non resterà nella storia del musical, ma non merita di sicuro gli strali inaciditi di una critica che, forse inconsciamente, ha paura di riflettere e toccare i mostri sacri. (Emanuele Rauco)

 

Trailer:

 

 

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