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Nauta
Scritto da Caterina Gangemi   
Wednesday 01 June 2011

In sala dal 03/06/11 Genere Drammatico
Regia Guido Pappadà Con David Coco, Luca Ward, Massimo Andrei, Elena Di Cioccio, Paolo Mazzarelli
Paese Italia, 2010
Distribuzione Iris Film Distribution

Un film affascinante e originale nelle premesse quanto incerto e arrancante nel perseguimento di un'identità autoriale minata da compromessi e facili scorciatoie...

 

Recensione

"Nauta è principalmente un film sul sogno. Da un lato la necessità di godersi il viaggio verso un progetto futuro più che il raggiungimento della meta, dall'altro l'importanza di continuare a sognare, quel che sembra essere un difetto delle nuove generazioni."

Così Guido Pappadà - napoletano classe 1964 e un ricco curriculum che affianca all'attività di regista per il piccolo schermo quella di ricercatore informatico e responsabile degli effetti visivi di molte pellicole nostrane - pone le premesse di questo suo debutto cinematografico. Ispirato alle riflessioni proposte da James Redfield nel suo best-seller e caposaldo della letteratura new-age La profezia di Celestino, e ambientato proprio nello stesso periodo di uscita del libro (il 1993), Nauta si propone di declinarne la teoria che vede l'Uomo quale fulcro di un sistema armonico di energie ancestrali, in un coté di suggestioni antropologiche e spirituali riposte entro i meccanismi della commedia introspettiva.

La storia è quella di una missione di studio, pretesto per un viaggio in mare alla volta di un'isoletta luogo di presunti, straordinari fenomeni naturali, destinato a portare il protagonista Bruno, tormentato docente universitario e il suo assortito equipaggio (una biologa raccomandata, un esperto di sport estremi e di seduzione, l'ombroso capitano della barca e il suo marinaio gay) in un percorso di conoscenza reciproca e accettazione di sé.

Il risultato è un film affascinante e originale nelle premesse quanto incerto e arrancante nel perseguimento di un'identità autoriale minata da compromessi e facili scorciatoie, che parte benissimo rivelando una regia calibrata e agile nel suo sfruttare appieno la location con intuizioni e trovate visive efficaci e di impatto, e affidandosi al mestiere degli interpreti per rivelare una certa sensibilità nel disegno dei personaggi e della loro interazione, giocata sulle dinamiche archetipiche del gruppo costretto a una convivenza coatta. Peccato che, ad un certo punto, il retroterra televisivo del regista prenda il sopravvento, riducendo il tutto semplicisticamente, ad un'iterazione di massime da bignami della controcultura, e buttandola in caciara tra sviluppi in stile soap-opera, folkloristico humor partenopeo, imbarazzanti siparietti e ammiccamenti sessuali gratuiti e pruriginosi. Il riscatto è, fortunatamente, in una fruizione tutto sommato leggera e piacevole, e nell'apprezzabile tentativo da parte di Pappadà di affermarsi con freschezza e al di là degli esiti, in un approccio originale e anticonvenzionale al genere. (Caterina Gangemi)

 

Trailer:

 

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