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Midnight in Paris
Scritto da Martina Calcabrini   
Saturday 10 December 2011

In sala dal 2/12/2011 Genere Commedia
Regia Woody Allen Con Owen Wilson, Rachel McAdams, Kurt Fuller, Mimi Kennedy, Michael Sheen, Carla Bruni, Adrien Brody, Marion Cotillard, Kathy Bates, Corey Stoll, Tom Hiddleston
Paese USA, 2011 Durata 94’
Distribuzione Medusa

► Midnight in Paris è una favola moderna in cui scompaiono i confini tra realtà e finzione, passato e presente, sogno e realtà…

 

Recensione

Succede, a volte, che la realtà sia troppo dura da accettare e che si decida di fuggire in un altro mondo, immaginario o immaginato, e in un altro tempo, passato o futuro, per vivere un’altra vita, vera o presunta. In questo modo, tutte le cose assumono un aspetto differente, migliore forse, e i problemi del mondo reale sembrano lontani, appannati. Ma è solo un’illusione, un castello di sabbia destinato a sparire con il primo soffio di vento, un piacere momentaneo che perde consistenza a contatto con la realtà. Woody Allen, allontanandosi dalle frettolose riflessioni espresse nei suoi ultimi film, prende in mano le redini della propria carriera artistica, arresta il passo e torna con la mente (e la telecamera) ai tempi de La rosa purpurea del Cairo, realizzando Midnight in Paris, una favola moderna in cui scompaiono i confini tra realtà e finzione, passato e presente, sogno e realtà.

Gil e Inez sono due giovani innamorati prossimi alle nozze che si concedono un viaggio di lavoro a Parigi. Il primo è uno scrittore che vorrebbe saper scrivere come Hemingway e avere idee rivoluzionarie come Dalì; la seconda è una donna naif e viziata che ha comprato una villa a Malibu per abbandonarsi a una vita mondana piena di feste e balli. La bellezza notturna della città dell’amore, però, rapisce l’anima e il corpo di Gil trasportandolo, ogni notte allo scoccare della mezzanotte, nella Francia degli anni ’20 a contatto con Hemingway, Scott e Zelda Fitzgerald, Gertrude Stein, Picasso, Dalì, Bunuel e Man Ray. Il confine tra realtà e immaginazione, dunque, svanisce giorno dopo giorno, aiutando Gil a scoprire tutte le sue insoddisfazioni (palesi o latenti) e a trovare il coraggio di mettere tutto in discussione.

Dopo il poco riuscito Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni, Allen torna in pista e ricomincia a parlare al pubblico con il cuore. Se i sogni, infatti, sono la medicina adatta a curare l’anima di un uomo in crisi, non bisogna dimenticare che, proprio come tutti i medicinali, hanno un uso limitato. I sogni costituiscono una fuga dalla realtà, un porto sicuro, un’ancora di salvezza, ma sono anche illusioni, utopie, abbagli. Un sogno rimarrà tale solo se non si avvererà mai: per questo, quando Gil realizza il suo, si accorge che non è tutto oro quello che luccica e che, prima o poi, un altro sogno si affaccerà all’orizzonte e cancellerà il ricordo di quello precedente. Ecco dunque che il protagonista, uno strepitoso Owen Wilson - alter ego del suo regista – trova il coraggio per (tornare a) vivere nel presente e affrontare le paure. Un applauso ad Allen, dunque, capace di confezionare una pellicola romantica e malinconica in cui ogni fotogramma sembra vivere di vita propria, con l’aria e i profumi di Parigi, con le sue luci e le sue ombre, con le sue strade affollate o deserte, con i suoi rumori e i suoi silenzi, con i suoi abitanti presenti e passati, con le sue illusioni e le sue realtà. (Martina Calcabrini)

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