In sala dal 12 Giugno 2009 Genere Horror Regia Pascal Laugier Con Mylène Jampanoï, Morjana El Alaoui, Catherine Bégin, Robert Toupin Paese Francia, 2008 Durata 97' Distribuzione Videa-CDE
►Un elaborato saggio sul senso etimologico di “martirio”, come testimonianza divina delle opere e della risurrezione del Cristo.
Recensione
Esce finalmente nelle (poche) sale italiane, dopo aver fatto capolino alla Festa del Cinema di Roma, l’ultimo discusso film di Pascal Laugier, giovane talento francese autore del riuscito Saint Ange, ghost story piuttosto tradizionale, concettualmente antitetica al viscerale Martyrs. Parlare però di torture porn o new horror risulterebbe ingiusto, fuorviante e mai come in questo caso scorretto. Il regista costruisce, con spiazzante lucidità, una sua personalissima “poetica della crudeltà”, che rifiuta il semplicistico accumulo visivo dei prodotti coevi (Frontiers e Sheitan, per citare i titoli maggiori) e delinea, con sensibilità filosofica a tratti persino religiosa, un elaborato saggio sul senso etimologico di “martirio”, come testimonianza divina delle opere e della risurrezione del Cristo.
1971, una ragazzina fugge spaventata dal seminterrato di uno stabile nella periferia di un'imprecisata cittadina francese. Quindici anni dopo assistiamo a un agghiacciante massacro perpetrato da una ragazza con un fucile ai danni di una famiglia. La ragazza avverte telefonicamente la compagna Anna chiedendole di raggiungerla, perché la sua missione è compiuta ma lei è ancora tormentata da un terrificante passato. Lucie è la ragazza che ha compiuto la strage ed è la stessa ragazzina che quindici anni prima scappava da un inferno di sevizie. Lucie e Anna dopo il massacro si ritrovano all'inizio di un nuovo incubo.
Un rifiuto perentorio di orpelli e didascaliche soluzioni ad effetto - ad eccezione, giustificata, della violenta carneficina per mano di Lucie - che trova totale sintonia nella fotografia algida ed anonima di Moliavko-Visotzky e Martin, totalmente spogliata di qualsivoglia cromatismo forte, prossima ad un bianco e nero impreciso, dentro quale risalta con evidenza soltanto il rosso impuro e denso del sangue.
Lucie e Anna, interpretate rispettivamente dalle straordinarie Mylène Jampanoi e Morjana Alaoui, sono con molta probabilità le due facce, appartenenti alla medesima medaglia, di un’adolescenza e di una femminilità negate. Vittime predestinate di una realtà oscura e secolare, una sorta di neomedioevo cui vengono mutuati non solo gli strumenti e le modalità di tortura, ma del quale sembra ripresentarsi soprattutto l’approccio brutale e feroce alla vita umana. Non c’è speranza né tantomeno redenzione nell’universo orrorifico ideato, scritto e messo in scena da Laugier: chi detiene il potere (nel senso più ampio del termine) ne sarà per sempre custode. Al contrario, dall’altra parte della barricata, bisognerà solo resistere alla sofferenza, divenire “testimone” – quindi martire - di un mondo che scivola inesorabilmente verso il basso.
Il finale, geniale nonché imprevedibile come pochi all’interno del genere, la dice lunga sulle notevoli potenzialità e, perché no, sul sottile amore per il paradosso che caratterizza una delle migliori promesse del cinema horror contemporaneo. (Jacopo Coccia)
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» 1 Commento
1Commento il domenica 14 giugno 2009 15:30by Orasputin
Non puoi scrivere col sangue se non hai l'inchiostro. Non mi ha convinto più di tanto.